NARDÒ - Il 22 marzo scorso è stata la "giornata mandiale dell'acqua", ma a Nardò hanno festeggiato, si fa per dire, il 14 Aprile. Lo ha fatto il Gruppo Speleologico Neretino con un convegno intitolato "L'acqua un bene dell'Umanità" in cui è stata lanciata una dura denuncia.
L'aria che si respira, pardon, l'acqua che si beve a Nardò e dintorni è assai cupa. Usiamo un eufemismo mititigato, anche se vorremmo usare termini adeguati alla gravità dei fatti, probabilmente connessi al fenomeno salentino dei tumori inspiegabili. Al contrario di come usano fare i nostri governanti, i quali convinti di governare dei poveri deficienti, usano toni accomodanti per evitare di generare panico fra la popolazione. Ma anche se il panico è scongiurato con successo per mezzo delle tecniche di persuasione di massa, stiamo cominciando tutti a capire che non siamo più sull'orlo del baratro. Ci stiamo cascando dentro.
Detta così spero di sorprendere gli algoritmi mentali con cui i cervelli del moderno "sapiens" è programmato a occuparsi....d'altro. Provo a strappare l'attenzione catturata dagli infernali "smartphone" (mica solo quelli) e a far capire che qui, "non è come vogliono farci credere". Questa volta provo a riportare "nuovamente" l'attenzione su di un disastro ambientale rimasto stranamente ancora dimenticato. Probabilmente di proporzioni ben maggiori del presunto inquinamento causato dalla discarica di Castellino, quello del Torrente dell'Asso ha assunto dimensioni assai sottovalutate. Come abbiamo più volte ribadito, il territorio di Nardò riceve quantitativi enormi di rifiuti umani. Abbiamo accolto e riceviamo:
1- la spazzatura di decine di Comuni salentini nelle cave di Castellino,
2- i reflui dei depuratori fognari a servizio di circa 200.000 abitanti del Salento
3- i reflui provenienti dal depuratore di Nardò ai quali andranno ad aggiungersi a breve quelli di Porto Cesareo con recapito finale nel mare di Torre Inserraglio.
Quindi, volenti o nolenti, definire Nardò, ahimè, la "cloaca del Salento" è coerente coi fatti, ancorché più o meno immeritato.
Tornando al predetto convegno, era presente, fra gli altri, la stessa Barbara Valenzano, ingegnere e Direttore del Dipartimento per ecologia e ambiente (Regione Puglia) che ad inizio 2017 presentò un "progetto di fattibilità 'Scarico zero' redatto da AQP per il riuso acque reflue depurate in agricoltura.......", che ha riparlato del fatidico "scarico zero". Ora, mi chiedo, quale credibilità possa essere accordata a questo progetto e allo scarico zero, se lo stesso Ente, da una parte vorrebbe evitare lo scarico a mare, dall'altra mi porta a Nardò, nelle mie vore carsiche (Colucce, Manieri e Della Notte) e nella mia falda acquifera centinaia di metri cubi di reflui fognari all'ora? Perchè lo stesso sontuoso e giusto progetto di cui sopra non è imposto per i reflui degli altri paesi che mi arrivano a casa?
Oltre alla puzza di fogna si sente puzza di bruciato lontano un miglio.
Le cose stanno così. Lo scarico dei reflui "nel sottosuolo e in falda" è assolutamente vietato dalla legge (Dlgs 152/2006, art. 104) e la Regione Puglia non ha avuto una deroga (non gliela darebbero mai) per quello che avviene a Nardò. Per la cronaca la Regione Puglia aveva ben 16 recapiti illegali nel sottosuolo e 5 di questi nel leccese. Stranamente fra i 5 non è compreso Nardò. Perchè? Semplice, lo scarico nel Torrente Asso è definito "recapito in corpo idrico superficiale non significativo" e non "recapito nel sottosuolo" come è. Come se tutto il refluo scomparisse per evaporazione e assorbimento nel terreno, strada facendo. Avete capito bene: sulla carta non recapita nella vora Colucce. Il Torrente Asso è definito "bacino idrico con immissione in mare", grazie alla creazione dello "scolmatore". Il gioco è fatto: una magia lessicale!
I fatti che abbiamo denunciato dimostrano che siamo in presenza di un grave reato ambientale, oltre che un possibile attentato alla salute pubblica. Di fronte a questa chiara e inconfutabile realtà nessuno, sindaco in testa, in quanto garante anche della salute pubblica, accennano a parvenze di interventi atti a impedire il grave pericolo. Sicchè lo scrivente si è rivolto alla magistratura con un esposto in Procura (luglio 2016) sottoscritto da alcune associazioni ambientaliste. Un fascicolo è stato aperto e un'indagine avviata. Noi di più non potevamo fare e chi ha colpe paghi.
Quello che ci sentiamo in dovere di fare è di tentare di informare tutti, con termini comprensibili, di quello che sta succedendo a Nardò in tema di acque reflue e/o potabili: rischio sanitario di contaminazione delle acque potabili, depurazione reflui, riuso degli stessi. Sicchè la faccenda dello scarico a mare, anche se fosse "ZERO" ( e non può esserlo), poco importa se poi sulla terraferma, attraverso il canale dell'Asso ci giungono costantemente i reflui di decine di città della provincia. Non abbiamo risolto niente! Così si tutela e protegge la famosa "Risorsa idrica strategica" (la falda acquifera salentina)? AQP dispone di circa 120 pozzi sparsi in provincia da cui si emunge acqua che finisce nei nostri rubinetti. Ci dicono che è potabile, gli esami lo attestano e sono resi pubblici sul portale di AQP. Poi scopriamo che la nostra acqua di rubinetto proviene completamente dalle falde acquifere del Salento, già trovate nel 2000 "in modo generalizzato........con caratteristiche scadenti" (Polemio M., Limoni P.P., 2000). Figuriamoci nel 2018. Se n'è accorta pure la ASL Lecce. In un incontro del 3/2/2017 fra la D.G. Silvana Melli e i sindaci si è parlato di "Quali rischi "scorrono" sotto il Salento". Si sospettano "fattori di rischio per le neoplasie nel Salento" legati alla presenza di 40 sostanze chimiche non monitorate (pesticidi, erbicidi, ecc.).
Adesso domando: qual'è il vero problema, lo scarico zero a mare o lo scarico zero a terra?
Pensate e fate pensare!
Giampiero Dantoni
















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