Nardò chiede #VeritàperGiulioRegeni
A distanza di 2 anni e mezzo dalla scomparsa, tortura e uccisione di Giulio Regeni al Cairo, anche sulla sede del Comune di Nardò sarà srotolato e sventolerà lo striscione giallo con la foto di Giulio e la richiesta di risposte che non bisogna mai smettere di chiedere.
Lo striscione sarà appeso sabato 30 giugno alle 10, durante un sit-in in memoria del giovane ricercatore, su iniziativa del Consigliere comunale Lorenzo Siciliano, accolta con entusiasmo, adesione e collaborazione delle associazioni Amnesty International - Lecce, Unione Degli Studenti Nardò, Arci Nardò Centrale, Diritti a Sud, NBC - Nardò Bene Comune, Partito Democratico Nardò, Liberi e Uguali, Sinistra Italiana, Centro Studi Salento Nuovo, ANPI sezione Nardò.
Ma cosa è accaduto a Giulio Regeni?
Giulio era un ragazzo, un giovane ricercatore italiano. Nel suo programma di studio concordato con l'Università di Cambrige, si occupava dei sindacati degli ambulanti.
Uscito di casa il 25 gennaio del 2016, è scomparso nel tragitto verso piazza Tahrir dove era atteso da alcuni amici. Il suo corpo è stato ritrovato dopo 9 giorni, torturato, quasi spogliato dei suoi vestiti, in una cunetta in mezzo al deserto, alla periferia del Cairo. “L'ho riconosciuto solo dal naso” dice Paola Deffendi, sua madre.
La sera in cui si viene a sapere che un corpo è stato ritrovato, l'ambasciatore italiano al Cairo Maurizio Massari va all'obitorio di Zeinum, un posto maledetto dove finiscono tutti gli attivisti morti, uccisi con colpi d'arma da fuoco dalla polizia, o ammazzati di botte e refertati come incidenti stradali. Ci hanno provato anche con Giulio Regeni, ma l'ambasciatore lo sa e chiede di vedere il corpo: una scena che (come i poveri genitori di Giulio che lui stesso dovrà informare) non potrà più dimenticare.
A marzo le autorità egiziane inscenano un agguato. Fanno irruzione in una casa, arrestano delle persone, le ammazzano, le mettono in un mini van in mezzo a una strada e lo crivellano di colpi. Nella casa di queste persone che avevano piccoli precedenti penali, ci mettono una borsa con il passaporto di Giulio. Il limite è superato.
Roma ritira l'ambasciatore. Massari, prima di andarsene, nella sala d'aspetto dell'ambasciata accanto alla foto di Mattarella, appende quella di Giulio Regeni.
Sono passati due anni e mezzo da quel 25 gennaio, un tempo in cui sono accadute molte cose, tra cui l'insediamento di un nuovo ambasciatore italiano al Cairo, come se nulla fosse accaduto. Le indagini sono proseguite nonostante le difficoltà, i depistaggi, la lentezza, l'ostruzionismo: le riprese video della stazione della metropolitana dove Regeni è stato visto per l'ultima volta sono state cancellate, i tabulati telefonici del quartiere dove viveva Regeni e della zona in cui fu ritrovato il corpo sono stati negati.
Ancora oggi non si sa perché Giulio è entrato nel controllo dei servizi segreti (essere controllati dai servizi segreti al Cairo non è una novità
















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