NARDÒ - Ha fatto il giro della città il suo tentativo di intervenire durante il comizio del sindaco Pippi Mellone, l'altro giorno in piazza della Repubblica. Nessuno, in quella occasione, gli ha dato un microfono perché spiegasse le sue ragioni. L'uomo, invece, è stato invitato ad allontanarsi. Allora ci abbiamo pensato noi a sentirlo, per scoprire che cosa voleva dire quel giorno.
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“Rispetto per il sindaco e per la sua attività amministrativa ma dica la verità ai cittadini riguardo i costi della gestione e lo smembramento della stessa con settori a carico della collettività e della Pubblica Amministrazione”. A parlare è Giovanni Borgia, titolare dell’omonima ditta che sino a poche settimane fa gestiva l’impianto di illuminazione votiva nel cimitero di Nardò.
L’imprenditore neritino ha assistito al comizio di Pippi Mellone e quando il primo cittadino ha affrontato la questione dei lumini nel camposanto, Borgia è entrato in scena attirando l’attenzione dei presenti. Il 72enne è stato bruscamente zittito dal sindaco Mellone.
- Signor Borgia cosa è successo tra lei e il sindaco Mellone durante il comizio pubblico di sabato 23 giugno? Dopo avete avuto modo di parlarvi e chiarirvi?
Avendo ricevuto l’invito del sindaco Mellone per il suo comizio pubblico. Sabato pomeriggio sono andato in piazza della Repubblica come altri cittadini. Dopo aver ascoltato con attenzione alcuni argomenti è arrivato il punto riguardante l’illuminazione votiva del cimitero. Ero in prima fila e mi sono avvicinato battendo le mani e chiedendo di dire la verità sul costo reale del servizio che si vorrà praticare da parte di questa Amministrazione. Il sindaco non ha gradito la mia presenza e si è visto come ha reagito. Dopo? Rientrato a casa gli ho inviato un messaggio che non contiene alcuna offesa o parole poco amichevoli”.
- Come e perché è avvenuta la revoca della concessione del servizio di illuminazione votiva nel cimitero?
“Si tratta di provvedimenti e atti pubblici. Direi che la procedura di revoca è avvenuta in maniera ben evidente a tutti. Il perché, invece, è ancora un mistero. E non basteranno nemmeno i tribunali a dare una risposta a questa domanda. In campagna elettorale, l’illuminazione votiva gestita dalla ditta Borgia è stata uno dei cavalli di battaglia dell’attuale Amministrazione.
- L’Amministrazione ha cercato di avviare una trattativa per capire come e dove intervenire per ridurre il costo del lumino cimiteriale?”
“No, nessun incontro per discutere di come migliorare ed eventualmente cercare di ridurre il costo finale per l’utente. Un costo che per la ditta Borgia comprende tutti gli aspetti amministrativi, contabili, dei rapporti con il pubblico e della questione tecnica. Con questa scelta l’Amministrazione si farà carico della maggior parte dei costi che riguardano la gestione dell’impianto”.
- Che cosa ha prodotto la revoca della concessione?
“La revoca ha prodotto una costosta battaglia legale tra la ditta e l’Amministrazione e la perdita di un lavoro per molte persone. Tra non molto, infatti, sarò costretto a inviare le lettere di licenziamento. Il Consiglio di Stato si esprimerà nel merito nel mese di gennaio del prossimo anno. Le perizie di parte, i tecnici incaricati, i giudici chiamati a esprimersi risolveranno la controversia ma indipendentemente da come andrà a finire nessuno mi restituirà l’onorabilità del mio lavoro e della mia professionalità. La revoca, infine, ha prodotto un costo per l’intera collettività, quindi anche per i cittadini che non hanno interesse per il servizio”.
- Un nuovo costo? I manifesti e le dichiarazioni del sindaco dicono che si sta risparmiando il 45 per cento.
“Il presunto risparmio pubblicizzato non tiene conto del costo del bonifico che il cittadino dovrà sopportare per ogni singola lampada votiva che attualmente ammonta a 3,5 euro. A questo si aggiunge il costo della bolletta dell’energia elettrica che adesso è a carico del comune, il maxi-canone che la mia ditta versava al Comune e altri costi in corso di quantificazione”.
- Si aspettava un accanimento mediatico e amministrativo del genere? Si poteva fare qualcosa per evitare una lunga battaglia legale, la perdita del lavoro per diverse persone e una situazione così complessa?
“No, non mi aspettavo un accanimento simile. È come se una corazzata da guerra prendesse di mira una piccola barchetta di legno. Ho ricevuto le prime comunicazioni da parte dell’Amministrazione nei primi mesi del 2017 e all’inizio non ero preoccupato non avendo motivo per esserlo. Qualsiasi problema o criticità si sarebbe potuta risolvere senza alcuna escalation giudiziaria. E invece siamo arrivati ad attendere il responso del Consiglio di Stato”.
















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