NARDO' - La lettera aperta che il Presidente dell'Ordine, Donato De Giorgi, ha inteso dirigere al direttore della U.O. Di Pronto soccorso e Medicina d’urgenza del P.O. “V. Fazzi” di Lecce, Dr. Silvano Fracella, dopo l’ultimo, ennesimo episodio di aggressione al personale in servizio.
Carissimo Silvano, ti prego di rivolgere a tutti i colleghi e gli operatori sanitari dell’Unità operativa complessa da te diretta tutta la nostra solidarietà per gli episodi di assurda violenza, subita recentemente.
Tali fatti, invero, sono solo gli ultimi di una lunga serie, che rendono sempre più difficile la nostra professione e in particolare quella del tuo gruppo, impegnato in prima linea in un cruciale e strategico ruolo che la nostra sanità deve ogni giorno con grande fatica affrontare.
Tutti si devono rendere conto che voi rappresentate il front office di un Sistema Sanitario in affanno, ma che deve essere difeso e salvaguardato come estremo baluardo di salute e civiltà.
Si deve sottolineare che la violenza – ed in particolare quella contro gli operatori della salute – non deve mai avere diritto di cittadinanza.
Senza se e senza ma!
Ci appare pertanto inopportuno riferire che una famiglia dopo la morte di un familiare abbia aggredito e danneggiato, interrompendo il pubblico servizio, arrivando a minacciare di morte chi stava semplicemente facendo il suo dovere, perché “comprensibilmente scossa”. Chi narra di medici indagati per la morte di un paziente in pronto soccorso e di comprensibili stati d’animo, causa di violenze e minacce, può creare - oltre le intenzioni - una “caccia alle streghe” fuorviante e pericolosa, istigando una conflittualità e scivolando in una sfiducia che non giova a nessuno.
Siamo poi sempre convinti che la ricerca della verità non è solo un diritto per chi ritiene di aver subito un danno o un evento inatteso, ma è anche il metodo alla base della nostra professionalità e della nostra cultura etica e scientifica. E’ per questo che benissimo hai fatto nel richiedere per primo il riscontro autoptico sul povero paziente deceduto.
La nostra solidarietà pertanto non è difesa aprioristica e corporativa di una professione assediata, ma è VICINANZA ad un disagio ingravescente, determinato dai tanti problemi che ci attanagliano: organici risicati, frustrazione delle prospettive di carriera e di ogni gratificazione, speranze professionali lacerate, lontane dai sogni che accompagnarono le nostre scelte di vita…; disagio espresso dal burnout incombente, da risorse e posti letto inadeguati, servizi e percorsi intasati anche dall’interferenza tra elezione urgenza, dal mettere paradossalmente sotto accusa sempre i medici, anche per i tempi d’attesa insopportabilmente lunghi, dalla desertificazione operata nel resto della rete ospedaliera e dei servizi, nella loro decisiva funzione di filtro.
La nostra solidarietà è però anche GRATITUDINE per quanto fate ogni giorno, per le molte decine di migliaia di pazienti cui ogni anno date delle risposte di salute ad altissimo livello, alle diagnosi puntuali che riuscite in pochissimo tempo e risorse a formulare, alle vite salvate senza retorica, alle decisioni impegnative alle quali siete chiamati nella rapidità dei tempi imposti dall’urgenza, al rapporto con un’utenza affatto particolare, rapporto sempre basato su serietà, competenza e serenità di comunicazione che hai costruito, riuscendo ad infondere le tue personali e non comuni doti professionali, gestionali e umane.
Con stima, riconoscenza e collegiale affetto.
Il Presidente
Donato DE GIORGI
















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