NARDO' - Chi ha vissuto per oltre quarant’anni al fianco di Paolo Zacchino nella sua proiezione di protagonista delle tradizioni, degli spettacoli e dell’arte in genere, non può non essere coinvolto e non può non commuoversi, allorché si presenta una qualificata e composta manifestazione dedicata alla sua memoria.
Si è svolta il 7 aprile scorso, «Ricordando te… concerto in memoria di Paolo Zacchino», presso la chiesa di San Giuseppe patriarca alla presenza di un numeroso e attento pubblico.
La sua figura è stata efficacemente ricordata da Riccardo Leuzzi; è stata coronata da schegge di profonda poesia dallo scrittore Tommaso Martino; è stata vivacizzata dalla presentazione e dall’inedita e brillante recitazione di Angelo Lupi Tarantino, pittore di spessore e di fama.
Si è snodato il concerto della «Schola Cantorum “San Gregorio Armeno” di Nardò», diretto dal maestro Anna Laterza, che per professionalità, per bravura e per capacità di coinvolgimento ha impresso sentimenti di intensa religiosità e di condivisione spirituale.
Sono sicuro che le varie fasi e la loro articolazione hanno lasciato lo stesso Paolo ampiamente soddisfatto e felice, perché, per la sua memoria, si è allestito a Nardò uno spettacolo straordinario anche nella sua semplicità ed autentico anche nei ricordi.
E forse il segreto della condivisione può ritrovarsi proprio nell’autenticità di Stefania Romano. Proprio lei, per un lungo periodo assidua e fedele collaboratrice e assegnataria di suoi prodotti artistici e fotografici, grazie anche alla disponibilità del figlio di paolo, Giuseppe, ha proposto, realizzato e vissuto l’evento.
Anche la Mostra presentata nella storica galleria d’arte «L’Osanna», che Riccardo Leuzzi, che con ampia adesione ha messo a disposizione, presenta senza fronzoli ed esclusivismi un Paolo a tutto campo, quel Paolo Zacchino che aveva fatto della sua vita una missione pioneristica di ricerca delle variegate e complesse radici della propria città in tutti i settori e uno scrigno di tante iniziative culturali e spettacolari.
E mi sembrava di vederlo ancora, anzi di vedermi ancora accanto a lui, insieme a tanti altri amici e per lunghi decenni, lunghi e spesso sofferti decenni, folgorati sempre, però, da tanti successi e tanta ammirazione e corroborati dalla sua incontenibile caparbietà.
Vedere, tra gli altri, Gerarda Gravili, presente nell’evento, che, insieme a Gregorio Caputo, ha caratterizzato sulla scena le rappresentazioni teatrali, frutto quasi sempre di Mimino Spano, mi ha ancor più mosso a tanti ricordi e a tante riflessioni, che, poi, si sono materializzate nel caldo abbraccio finale: ha sancito sia la nostra amicizia sia il nostro rispetto di ciò che Paolo ha fatto sia la nostra gratitudine nei sui riguardi.
Un uomo, prima di tutto, che, da autodidatta e, quindi, da umile operatore e da attento osservatore di chi sapeva più di lui, ha appreso la cura della ricerca, la professionalità di rappresentare la realtà tradizionale e l’amore critico dell’esprimersi nell’arte; un uomo che, formatosi alla scuola della vita, ha testimoniato il rispetto delle competenze riconoscendo, prima di tutto, i suoi limiti; un uomo, che ha impegnato tutte le sue energie per costituire e per rinsaldare il gruppo; un uomo, che, chiuso in un aspetto severo e, a volte, burbero, ha fatto della sua scorza un punto di riferimento di crescita e di maturazione per gli intelligenti, i rispettosi e i coraggiosi.
Un uomo, che mi è stato tanto amico, anzi da fratello maggiore ed oltre anche della mia famiglia, ha lasciato un’impronta indelebile per le lunghe ore trascorse ad elaborare eventi, revisionare testi, scrivere lettere di proposte e di sollecitazioni, or seduti nella sua «segreteria» or nel mio studio.
E ne sono fiero, come sono fiero che il suo Museo delle Tradizioni sia diventato comunale, in cui dovrà pur un giorno campeggiare il suo nome, perché a lui dedicato.
Ho collaborato - e lo ringrazio per avermelo permesso - e, pur non sempre in sintonia, non mi sarei mai stancato né avrei desistito di stargli accanto… Anche l’altra sera, insieme a Chiara, mentre Riccardo tracciava il suo profilo; Tommaso declamava versi; Angelo presentava e recitava; il maestro Anna dirigeva; il coro elevava il cuore al Signore e ci immergeva nella bellezza della musica e del canto… Anche quando la coriacea Stefania ha ringraziato; quando il figlio Giuseppe con la famiglia e con parenti ascoltava; quando Gerarda rincorreva il passato; quando Luigi Nanni e altri amici riflettevano; quando il pubblico applaudiva.
Accanto a Paolo per gioire come in tante vittorie conseguite: la costituzione di Associazioni (Il Piccolo Teatro della Città di Nardò; Amici del Museo di Porta Falsa; le Pro Loco); il restauro del Teatro Comunale e il suo uso con rappresentazioni coinvolgenti, ripetute più volte sempre con grandi successi anche in teatri nazionali; le Serate sull’aia; gli Incontri culturali e culinari presso la Masseria Boncuri; il Presepe vivente a Santa Caterina; i tanti eventi, come quello a favore della chiesa ipogea di S. Antonio abate; il Museo delle Tradizioni; Li Lune, calendario delle tradizioni; gli elogi agli Ulivi; la Cavalcata storica e Fiera dell’Incoronata; le diverse pubblicazioni, una più originale dell’altra; la Mostra della Nardò sparita.
Instancabile promotore culturale e turistico della nostra Nardò!
La storia, sovrana e severa, filtrerà e selezionerà: un’eredità così significativa, lasciata da Paolo Zacchino, morto il 9 aprile 2013, all’età di circa 84 anni, non può né deve essere gestita sull’improvvisazione, sull’orgoglio saccente e sulla indifferenza comportamentale della sua storia umana e culturale.
Quest’ultimo pensiero mi è balenato nella mente successivamente, quando ormai sulla sublimità canora e musicale e sulla convivialità della serata era calato il sipario. In quei momenti ero stato trasportato in altra atmosfera, laddove scompaiono piccolezze e presunzioni, esclusivismi ed invidie.
Mario Mennonna
















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