NARDO' - Comizio del 15 giugno 1984 in piazza Salandra tenuto da Pantaleone Pagliula in occasione della chiusura della campagna elettorale per le Europee del 17 giugno 1984 e per la commemorazione di Enrico Berlinguer morto a Padova l’11 giugno di quell'anno. Aveva solo 62 anni. Le foto sono del grande comizio dell'esponente del Pci in largo Osanna, pochi anni prima.

Care compagne, cari compagni, cittadini non posso non iniziare sforzandomi di trasmettere le trepidazioni, gli stati d’animo, i ricordi, che hanno attanagliato il nostro cuore e la nostra mente in tutti questi giorni e su tutti il ricordo di un compagno caro, gentile, umile, profondamente buono, onesto, un compagno affettuoso con tutti, il compagno Enrico Berlinguer.
Egli non è più con noi, con la sua moglie e i suoi figli, con i suoi cari, non è più con i compagni di ogni città, di ogni contrada, con i compagni con i quali ha diviso successi e sconfitte, gioie e amarezze, delusioni, speranze per una società migliore e più giusta, per un socialismo con il volto degli uomini di qualunque fede che vogliono essere liberi ed uguali.
Non è più con i suoi compagni, con i cittadini di Nardò; con quei cittadini con i quali aveva trascorso due anni fa un’ ora insieme in Piazza Osanna: quella sera abbiamo diviso con lui una entusiasmante e gioiosa chiusura di campagna elettorale per le comunali.
Quanta gente per Enrico Berlinguer quella sera.
E ce lo ricordiamo tutti questo compagno che stanchissimo si sforzava di fare sentire la sua voce ferma e discreta in una piazza molto grande. Ci ricordiamo tutti il suo sorriso di soddisfazione, il suo viso pieno di gioia quando gli facemmo gli auguri per il suo compleanno.
Quella sera lasciò in tutti noi profonde emozioni, un grande senso di serenità, una grande forza morale. Lasciò in noi compagni un irrobustirsi dei nostri ideali: i valori veri della battaglia politica.
Ci lasciò la vera bellezza di un uomo che si ritrova con altri uomini per ricercare e conquistare la pace, la giustizia, la libertà, la felicità di tutti.
Con questo ricordo, ricordando quella bellissima serata, voglio chiedere a tutti voi di osservare un minuto di raccoglimento per il compagno Enrico Berlinguer.
Pensando a quest’uomo, gli stessi sentimenti, le stesse emozioni di quella sera a Nardò, li abbiamo vissuti partecipando al suo funerale a Roma e sentendo le sue ultime parole nel comizio di Padova.
I momenti sono diversi: ma in entrambi è venuto fuori con la stessa dirompenza, a Nardò l’ansia per le sorti della nostra città, a Padova e nel corso di questi ultimi mesi, la passione e l’ansia propria di chi è profondamente convinto della portata della posta in gioco in questo difficile momento politico per l’Italia.
Berlinguer ha avvertito che in questo periodo ci troviamo di fronte a fatti che sono destinati a segnare per lungo tempo non solo un grande partito come il nostro ma il presente e l’avvenire di milioni di lavoratori e soprattutto il pericolo che sta correndo la democrazia italiana.
C’era tensione, preoccupazione nel compagno Enrico Berlinguer e la leggiamo chiaramente se passiamo in rassegna in questi ultimi mesi e in queste ultime settimane, le giornate, le ore del suo lavoro.
Le vicende dei missili, il decreto contro la scala mobile, la questione morale, il pericolo per la nostra Repubblica, il pericolo per la stessa democrazia, le preoccupazioni per questa campagna elettorale che si sta conducendo in un periodo di crisi politica, che ha rotto vecchi equilibri ma che sta in un tunnel e non si intravede ancora uno sbocco positivo.
Il compagno Enrico Berlinguer ha vissuto, noi tutti comunisti stiamo vivendo un travaglio profondo, intimo, intenso per il rapporto che vi è a sinistra, soprattutto il difficile rapporto con il PSI: siamo seriamente preoccupati per questa brutta avventura che sta facendo pesare all’Italia l’avventurismo e lo “pseudo decisionismo” del governo Craxi.
Abbiamo sotto gli occhi una maggioranza, un governo pentapartito sfasciato, un governo avvelenato da una guerra di tutti contro tutti, combattuta con i ricatti nella P2.
Un governo che ha imposto, ha deciso all’ultimo momento il decreto di taglio dei salari e degli stipendi dei lavoratori, dei pensionati.
Un decreto iniquo che interviene con prepotenza soltanto sulla parte della popolazione che lavora e paga le tasse, in una Italia dove c’è una evasione fiscale di 150.000 miliardi di lire.
Un decreto inefficace perché taglia i 4 punti di scala mobile già tagliati, non incide minimamente sulle cause strutturali dell’inflazione, anzi intervenendo d’autorità proprio sul lavoro continua a spostare le risorse a danno del sistema produttivo.
Per queste ragioni noi comunisti abbiamo combattuto, con il segretario generale del nostro partito in testa, una forte battaglia nel parlamento, nel Paese, contro il governo in difesa di tutti i lavoratori e e del mondo della produzione.
Noi comunisti ci impegniamo a non abbandonare la battaglia e a lottare contro il decreto che adesso è passato al Senato .
E se nel frattempo non interverranno fatti nuovi, lavoreremo per un referendum abrogativo dell’art.3 del decreto.
Ma per tutto questo è indispensabile, essenziale che il 17 Giugno ci sia un forte risultato per il P.C.I..
Il voto di domenica è importante per l’Italia e per l’Europa.
Ci sono in ballo due questioni fondamentali e decisive:
la prima è l’esistenza di una crisi economica e occupazionale in Italia e in Europa.
La posta in gioco è chi pagherà questa crisi, il governo italiano è stato molto chiaro: ha già risposto con un decreto che farà pagare questa crisi interamente ai lavoratori e non agli evasori fiscali, ai piduisti, ai nemici della democrazia e dello Stato.
La seconda posta in gioco è come difendere la pace e come fermare la folle corsa al riarmo e alla costruzione di micidiali strumenti di morte come le armi nucleari.
Anche qui il governo italiano ha risposto decidendo di installare questi missili in Italia colpendo la volontà di pace della maggioranza del Paese.
Noi comunisti porteremo sempre avanti la nostra battaglia perché all’Europa, sentita lontana e non autorevole, se ne contrapponga un’altra, una nuova Europa che ha bisogno di prendere la parola e di essere rappresentata.
Questa ultima è la nostra Europa, Europa dei lavoratori, che si batte in Germania, in Italia, in tutte le nazioni europee, che vuole governare la tecnologia, la scienza, le ristrutturazioni in corso.
E’ la nuova Europa, quella a cui credeva Enrico Berlinguer, l’Europa dei pacifisti, di tanti giovani che dicono no ai missili sia di Est che di Ovest, di tanti giovani che portano in campo nuovi valori, che non si vogliono rassegnare e sentono il bisogno di costruirsi e non delegare a nessuno il proprio futuro e la propria vita.
E’ l’Europa delle donne che non sono più disposte ad essere ricacciate dentro le secolari catene della subalternità del lavoro, nella famiglia e nella vita.
A questa Europa, a questi lavoratori, a questi giovani, a queste donne si rivolgeva il compagno Berlinguer: a tutti questi continueremo a rivolgerci noi, il P.C.I., unica forza della sinistra italiana che è sicuramente dalla parte dei lavoratori, difende la pace e il ruolo autonomo dell’Europa e dell’Italia nella scena internazionale.
E’ il partito che fa propri, anche in un momento in cui sembrano passati di moda, i bisogni di liberazione e di aspirazione alla parità delle donne.
Permettetemi prima di terminare, di dire qualcosa a livello locale: e mi voglio rivolgere ai contadini, agli edili, agli artigiani, ai commercianti, ai cittadini che vogliono le strade non allagate e praticabili, che vogliono i servizi, una casa, le scuole, un assistenza sanitaria migliore, ai cittadini che aspettano da quattro anni le case popolari.
Qualcuno nella nostra città sta dicendo che le battaglie politiche, le manifestazioni civili e democratiche non servono più a niente, che è inutile seguire il Partito Comunista perché le cose vengono solo se devono venire e non perché un cittadino possa acquistare coscienza, unirsi agli altri e lottare per risolvere i propri problemi.
Non date retta a tutto questo, coloro che dicono questo sono i nostri nemici, quelli che ci vogliono togliere la nostra vera forza, sono i nemici dei lavoratori; sono quelle persone che hanno sempre disprezzato la partecipazione, che hanno sempre disprezzato il ruolo fondamentale nella storia che hanno le masse lavoratrici; sono quelli che vogliono difendere i loro soli interessi e sono gli amici del qualunquismo e dell’opportunismo.
Noi continueremo a lottare sempre contro di questi e sempre al fianco dei lavoratori e vi invitiamo ad avere fiducia al nostro partito, al partito di Enrico Berlinguer che non ha mai ingannato i lavoratori, non ha mai abbandonato una battaglia, ha sempre mantenuto i propri impegni.
Noi crediamo alla gente, stiamo sempre in mezzo ai lavoratori e ai cittadini, quei cittadini sinceri che in segno di riconoscenza si sono stretti intorno alla salma di Enrico Berlinguer, che hanno aspettato ore sotto il sole per salutarlo.
Non si sono potuti contare quanti erano; una massa che andava al di la dei confini del popolo comunista, una massa che abbracciava per l’ultima volta il nostro segretario.
Una foto eccezionale di una grande fetta di popolo italiano.
Mercoledì è stato qualcosa di nuovo anche rispetto alle grandi manifestazioni di lavoratori o di comunisti, qualcosa di nuovo anche rispetto ai mitici funerali di Togliatti, di Longo.
Ha detto bene il presidente delle ACLI Rosati: “Berlinguer non manca ora solo al suo partito, ma a tutta la democrazia italiana”.
Mercoledì in piazza S.Giovanni, un filo invisibile collegava il palco delle autorità e la folla:
c’era il rammarico, il rimpianto della perdita di quest’uomo non solo da parte dei comunisti ma anche dalla parte dei nostri avversari.
Proprio nel suo discorso di Genova, il giorno prima di morire, Enrico Berlinguer, aveva espresso questo concetto giudicandolo il più prezioso e che noi comunisti dobbiamo conservare come patrimonio del partito.
Disse Berlinguer: “I comunisti quando si battono in difesa della democrazia, intendono porsi come garanti anche rispetto a chi non è comunista, anche rispetto a chi dei comunisti è avversario”.
Mercoledì quel funerale da estremo, fiero saluto dei comunisti al loro segretario ha assunto sempre con più forza i caratteri di un funerale fatto dall’Italia a un grande italiano, quasi un funerale di Stato, ed è stato il presidente Pertini e il popolo italiano stretto intorno ad Enrico Berlinguer che ha definitivamente, solennemente legittimato il nostro grande partito di popolo voluto da tutto il popolo, anche quello non comunista, cosa che va al di la di ogni divisione e contrapposizione di schieramento.
A nome dei cittadini e dei comunisti di Nardò voglio dire : “Grazie Enrico”.
















NARDO' - La presenza di piccioni che penetrano nelle abitazioni costituisce un grave rischio per la salute e richiede un'ordinanza contingibile e urgente del Sindaco.
Torre Squillace, domenica 14 giugno 2026, altro che festa del mare sulla costa di Nardò.
BARI – Il palcoscenico era dei più prestigiosi, la concorrenza la più agguerrita d'Italia, ma Vittoria Falangone non ha tremato. Sulla pedana del Palazzetto del CUS Bari, la giovane atleta neretina...
NARDO' - Resta lo splendido percorso stagionale di un gruppo bellissimo.
NARDO' - I protagonisti sono stati gli studenti che, guidati dall’idea dell’empatia come strumento di relazione e cura, hanno progettato e realizzato tre oggetti simbolici ispirati ai principi...
Una dieta basata in maggioranza da fauna selvatica e da animali rinselvatichiti ma con rilevante presenza di fauna domestica, e l’esistenza di 9 nuclei riproduttivi sul territorio provinciale.
NARDÒ – Tradizione, gusto e musica si incontrano ancora una volta in occasione della XXXI edizione della “Sagra della Frisa”, uno degli appuntamenti più attesi dell’estate neretina. L’evento si...
NARDO' - Un intervento con foto.
NARDO' - Rendiconto approvato dalla maggioranza di Mellone. Ma quanti problemi nel Bilancio del Comune. Parola di commercialista.