NARDO' - Un balzello preteso dall’Asi vale più del reddito di una azienda? E' possibile. Ecco che cosa succederà oggi.
(La presidente di assoimprese, Angela Simone, durante un vertice in Regione)
Industriali di Nardò e Galatone sul piede di guerra e conflitto ormai aperto con il consorzio Asi di Lecce. In seguito all’invito di Assoimprese, presieduto da Angela Simone, è stato convocato con urgenza il tavolo tecnico alla presenza dei vertici: il direttore Antonio Fitto, l’avvocato Lea Cosentino, il commissario Pierantonio Cicirillo e il geometra Vittorio Carluccio. Oggetto della discussione avvenuta lo scorso 28 maggio un controverso contributo “una tantum” ritenuto estremamente esoso dagli imprenditori. Salvatore Durante, uno dei decani della zona industriale, ha evidenziato che la pretesa rischia addirittura di creare problemi al tessuto imprenditoriale locale. “Assurdo – commenta insieme alla presidente Simone – che la richiesta dell’Asi sia addirittura superiore alla redditività di un’azienda.
Praticamente il guadagno dell’imprenditore di un intero anno dovrebbe andare al consorzio che, da quello che abbiamo ascoltato, fa fatica a pagare gli stipendi dei dipendenti”. Un discorso che ha stonato molto alle orecchie di chi già si accolla il rischio di impresa e dall’Asi riceve ben pochi servizi.
Ma di che numeri stiamo parlando? Il contributo di infrastrutturazione si paga per ogni genere di modifica – societaria o strutturale – intervenga a carico dell’azienda. Un ampliamento di cubatura, la realizzazione di una tettoia, persino una variazione anagrafica o societaria: tutto passa al vaglio dell’Asi e viene quantificato. Mediamente 20/25mila euro per una azienda media, fino a oltre 40mila euro per un intervento più complesso. Ma nemmeno i titolari di piccole attività artigianali a conduzione familiare sono esenti dalla batosta: 10, 12mila euro vengono richiesti dall’Asi. Somme a cui, per altro, va aggiunta l’Iva come se si trattasse di servizi offerti dall’Area di sviluppo industriale. Assoimprese si è fatta portavoce del disagio perché pagare questo balzello significa privarsi della redditività in un periodo di grave crisi generale.
Nel corso della fatidica riunione del 28 maggio il commissario si è detto disponibile a rivedere il contributo istituito ed approvato nel 2007. La situazione è stata congelata fino all’undici giugno, oggi, con la contestuale sospensione delle procedure di recupero del denaro. Fino ad allora il contributo resta “congelato”. Ma quel giorno gli enti soci che sono i sindaci dei Comuni che ospitano gli agglomerati industriali, più la Camera di commercio, decideranno il da farsi. Di mezzo c’è il fatturato annuale delle aziende.
















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