In riferimento alla non più prevista partecipazione dei capigruppo e dei presidenti delle commissioni consiliari alle altre sedute dello stesso tipo, con contestuale venir meno del gettone di presenza, ritengo opportuno esprimere pubblicamente la mia opinione.
Preciso che non ricopro alcuno dei due ruoli e non so se in futuro verrò chiamato a svolgere una delle due funzioni.
Ma procediamo con ordine: La misura. Si tratta di 32,00 euro lordi circa, 25 euro netti, questo è l’ammontare del gettone di cui si parla, non uno stipendio ma una sorta di rimborso spese (benzina, parcheggio ecc.). Non vi era alcun doppio gettone di presenza, ma uno ed uno solo.
Con il nuovo regolamento, in sostanza, si vuole che i capigruppo ed i presidenti di commissione svolgano attività politica, tra il pubblico, per seguire i lavori delle commissioni a cui non appartengono, sostenendone i costi e le spese tutti i giorni per cinque anni.
Pare solo il caso di precisare che i costi non sono solo quelli relativi alla funzione ma anche quelli procurati dall’assenza, per i dipendenti non consentita, dal posto di lavoro. Appare così evidente come ciò possa andar bene per chi può permetterselo -magari perché percepisce un vitalizio da ex parlamentare, come nel caso di chi l’avrebbe proposta- ma è gravemente lesivo per chi non può sostenere una spesa quotidiana e mensile di questo tipo.
In questo modo la politica sarebbe riservata solo a coloro che percepiscono vitalizi o che fanno i consiglieri regionali oppure che vivono nell’agiatezza economica, probabilmente gli unici a potersi consentire di partecipare alle sedute senza alcun rimborso spese e, quindi, gli unici a poter fare politica. Per tutti gli altri, naturalmente, la politica chiude le proprie porte, valutando in base al censo di ognuno ovvero consentendone la partecipazione agli uomini di partito che negli anni sono riusciti a collocarsi tra parlamento e regione.
Viene da pensare allora, che questa misura sia diretta proprio ad evitare che nuove facce, magari giovani, magari non di apparato, si presentino sul panorama politico cittadino, magari prendendo più voti di qualcuno con il “pedigree”.
Il capogruppo, poi, che deve svolgere una funzione di raccordo tra tutte le attività consiliari, non parteciperebbe più alle commissioni senza possibilità di incidere sull’azione politica, salvo non pretendere che sia in Comune tutta la mattinata ed alcuni pomeriggi, rinunciando al proprio lavoro, ipotesi consentita solo alle categorie richiamate.
Nella precedente consiliatura, la mia unica esperienza durata 18 mesi, ricordo che per tre mesi tutti i consiglieri hanno rinunciato volontariamente al gettone di presenza, facoltà sempre in vigore a chi volesse esercitarla.
Non mi convince l’idea del risparmio, in quanto seppur è vero che si eliminano i gettoni ai capigruppo ed ai presidenti di commissione, è anche vero che in passato non tutti i gruppi consiliari avevano spazio nella composizione delle articolazioni del consiglio.
Ad oggi, invece, si dovrà dare spazio a tutti, perché questo prevede lo Statuto, riproducendo la composizione del consiglio comunale, il che lascia presagire che le commissioni consiliari saranno costituite non più da otto membri ma probabilmente dal doppio, con perdita di efficacia e di dinamicità dei lavori.
Sulla partecipazione per il 75% del tempo, invece, sono pienamente d’accordo, sebbene trovo che ciò debba essere dovere di ognuno di noi, senza alcun regolamento che lo imponga.
Al di là delle opinioni di ognuno, tuttavia, auspico che il dibattito sia affrontato pubblicamente, in aula, con la trasparenza che dobbiamo ai cittadini.
Pierpaolo Patti
















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