NARDO' - Carola Rackete, la comandante della Sea Watch, oggi parte per Agrigento e alle 15.30 in tribunale si svolgerà l'interrogatorio nel corso dell'udienza di convalida del suo arresto.
I reati contestati sono rifiuto di obbedienza a nave da guerra, resistenza o violenza contro nave da guerra e navigazione in zone vietate. I pm chiedono il divieto di dimora in provincia di Agrigento.
Carola Rackete ha 31 anni, è originaria della bassa Sassonia, parla cinque lingue e ha già una vita passata in mare: nel 2015 è salita a bordo della nave Arctic Sunrise di Greenpeace, l’imbarcazione rompighiaccio utilizzata dall’organizzazione ambientalista nelle sue iniziative a tutela dei mari e dei poli.
Nel 2011 si è laureata in scienze nautiche e dopo ha fatto un master in conservazione ambientale in Inghilterra alla Edge Hill. Dal 2011 al 2013 è stata al timone di una nave rompighiaccio nel Polo Nord per l’Alfred Wegener, a 25 anni, è diventata secondo ufficiale dello yatch da spedizione "Ocean Diamond”.
Nel 2014 ha preso parte ai servizi di volontariato nelle zone vulcaniche di Kamchatka in Russia, dove si è occupata di educazione ambientale per bambini, ricerca botanica e turismo locale, poco prima del master in Inghilterra.
Carola inizia a collaborare con la Sea Watch nel 2016, per diventare poi la comandante della Sea Watch 3.
Non amo mitizzare la gente e trovo che troppo spesso si utilizzi la parola “eroe”.
Carola è una ragazza normale, che avrà avuto una famiglia che le ha insegnato il rispetto, la democrazia e soprattutto l’umanità e l’integrità personale.
La madre di Carola ha risposto così a tutti i giornalisti che questi giorni stanno tartassando la sua famiglia, sconosciuta fino ad oggi e da pochi giorni nell’occhio del ciclone:
“Se sono orgoglioso di mia figlia? Certo che sì. Preoccupato per lei? Ma no, se la sa cavare. Quello che sta facendo esprime pienamente il suo carattere, Carola fa sempre quello che ritiene giusto. Ha 31 anni e sa quello che fa. Carola parla cinque lingue e conosce anche un po’ di italiano, speriamo solo che non abbia il modo di perfezionarlo in qualche vostro carcere.”
Durante i miei viaggi ho conosciuto tante persone e tutte le volte la parte più bella e più difficile era raccontarsi. Sono sicura che se avessi conosciuto Carola, ci saremmo sicuramente piaciute e magari, come è successo per il 90% delle persone che ho conosciuto in tutto il mondo, l’avrei invitata a casa mia e avrebbe conosciuto il nostro bel Salento.
Prima di esprimere il mio pensiero, ho voluto documentarmi su questa mia coetanea, per non fermarmi solo alle notizie di questi giorni.
Carola ha fatto quello che si doveva fare, ha pensato alla vita e alla salvezza e ha trovato una soluzione. Come in qualsiasi libro, lei ha fatto il capitano della sua nave e non si è fermata fino a quando non l’ha portata in salvo.
“O Capitano! Mio Capitano! Il nostro viaggio tremendo è terminato,
la nave ha superato ogni ostacolo, l'ambìto premio è conquistato,
vicino è il porto, odo le campane, tutto il popolo esulta (…)”
Nella mia testa, Carola pensava a Walt Whitman quando ha deciso di seguire il suo istinto.
La parte che purtroppo mi rattrista in questa storia è proprio il popolo, che invece di esultare per l’arrivo di una nave e per il salvataggio di vite umane, rimane nella sua condizione di mediocrità e cattiveria e risponde ad un arresto di una salvatrice con insulti e violenza.
Ecco che sempre la nella mia testa, Whitman è sostituito da Luca, che nel vangelo scrive “…Pilato parlò loro di nuovo, volendo rilasciare Gesù. Ma essi urlavano: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò». Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita”.
Vorrei parlare con quei ragazzi che hanno augurato a Carola di essere ripetutamente violentata, chiedergli se hanno letto qualcosa su di lei e quanto per loro conti la vita.
Spero che la parte di popolo indignata come me ci sia sempre e voglia fare la differenza. L’Italia è un paese di accoglienza, pieno di storia e di filosofia. Queste persone, mi spiace dirlo, ma sono italiane quanto me e come me votano.
Io voglio fare la mia parte e da oggi ho deciso di parlare di più.
Grazie Carola, spero di conoscerti un giorno e di condividere con te momenti di vita, belli e brutti.
Sei una forte.
Ti abbraccio,
Alessandra Pagliula, una tua sostenitrice.
















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