NARDO' - Proposta una soluzione. Ma serve la buona volontà delle istituzioni. Immediatamente.
Dall'avvocato Giuseppe Cozza, difensore degli imprenditori agricoli nel processo Sabr durato sette anni e che ha portato all'assoluzione degli imputati.
Ci risiamo: puntuale come la morte, ogni anno si ripresenta il solito problema a Nardò.
Il ritornello è sempre uguale: indagini delle Forze dell’Ordine, scoperta dell’imprenditore che sfrutta i braccianti agricoli, arresti, titoloni giornalistici sensazionali, dichiarazioni di politici, sindacalisti, ecc., che non si fanno pregare per pontificare, anche su realtà che non conoscono.
Non voglio parlare nello specifico del caso appena verificatosi: non conosco le “carte processuali”.
Ma di quello che succede voglio parlare, il “metodo” è sempre uguale!
Io posso e voglio parlare perché “so”!
Io l’ho vista la disperazione degli imprenditori coinvolti nel processo Sabr, ho letto le centinaia e centinaia di articoli di tutti i tipi di giornali, tutti pronti a condannare all’indomani degli arresti: non ce ne fu uno che si pose il problema dell’innocenza degli arrestati.
Io l’ho visto il dolore di quegli imprenditori: sono uomini come tutti, ma il circo mediatico li aveva già condannati ed etichettati come “schiavisti” al momento dell’arresto!
Ma poi, dopo il processo mediatico, è venuto quello “vero”, quello che si celebra nelle aule di Giustizia, in Corte d’Assise.
E anche lì ho visto prima la disperazione e poi le lacrime di gioia: la disperazione alla sentenza di primo grado, che riteneva gli imprenditori colpevoli, condannandoli molto duramente; le lacrime di gioia dopo la pronuncia della sentenza d’appello, quando gli imprenditori sono stati assolti “perché il fatto non sussiste”. Al di là delle tante parole è tempo di riflettere: occorre che vengano alla luce i punti che in molti fanno finta di non vedere o non conoscono affatto!
Il problema vero è che gli imprenditori non hanno il coraggio di unirsi per chiedere le misure che porrebbero fine al problema: preferiscono essere divisi e soffrire singolarmente.
Ci sono dei punti “tecnici” che vanno affrontati e risolti e devono coinvolgere tutti, Prefetto, Magistratura, Sindacati, Imprenditori, ecc.. Ve ne indico due.
- Se gli imprenditori fossero uniti chiederebbero una cosa molto semplice ai sindacati e all’ufficio del lavoro: censite tutti i migranti che vogliono lavorare nei campi, ospitateli a Boncuri ma, SOPRATTUTTO, organizzateli in squadre (perché le angurie si raccolgono in squadre, formate da un certo numero di persone specializzate che lavorano con certe modalità) e garantite che sanno fare il lavoro a regola d’arte.
A quel punto agli imprenditori non resterebbe che richiedere il numero di squadre che gli servono, pagando il prezzo dei contratti provinciali e impiegandoli per il numero di ore previsto.
Una condizione, però, gli uffici dovranno garantire la specializzazione dei componenti delle squadre: se non sapranno fare il lavoro correttamente, gli uffici risarciranno gli imprenditori delle perdite!
Secondo voi ufficio del lavoro, sindacati, politici, ecc. risponderebbero positivamente a una tale proposta? O, con mille scuse, la respingerebbero? - Qualcuno ha chiesto quanto percepiscono i lavoratori per una giornata di lavoro?
Secondo i contratti devono percepire, per sei ore e quaranta di lavoro, la somma complessiva di circa euro 52.00. In più possono lavorare lo straordinario, con una maggiorazione del 25% su quanto percepito in ragione di ogni ora (circa 11.20 euro all’ora).
Sui giornali è venuto fuori che invece sarebbero sfruttati, percependo 1.40 euro a quintale e quindi si tratterebbe di una paga da fame.
Ebbene fatevi i conti.
Un camion normalmente trasporta dai 350 ai 400 quintali: moltiplicate per 1.40 euro euro e guardate il risultato. Poi dividete la somma in sei parti (perché la squadra è composta da sei unità) e vedete cosa percepiscono individualmente.
Se poi aggiungete che una squadra tranquillamente può caricare tre automezzi al giorno, moltiplicate e vedete quanto può percepire ogni operaio.
Avete provato a chiedere agli operai se intendono essere pagati a giornata o a 1.40 a quintale?
Se non lo avete fatto, fatelo! Mi sono limitato, per esigenze di spazio, a soli due punti: chi è interessato a risolvere il problema concretamente sappia che io sono disponibile in qualsiasi momento a discutere su ogni aspetto del problema, compresi visite mediche, formazione, tenuta da lavoro, ecc.
Nei fatti, però, non a parole!
Il ritornello è sempre uguale: indagini delle Forze dell’Ordine, scoperta dell’imprenditore che sfrutta i braccianti agricoli, arresti, titoloni giornalistici sensazionali, dichiarazioni di politici, sindacalisti, ecc., che non si fanno pregare per pontificare, anche su realtà che non conoscono.
Non voglio parlare nello specifico del caso appena verificatosi: non conosco le “carte processuali”.
Ma di quello che succede voglio parlare, il “metodo” è sempre uguale!
Io posso e voglio parlare perché “so”!
Io l’ho vista la disperazione degli imprenditori coinvolti nel processo Sabr, ho letto le centinaia e centinaia di articoli di tutti i tipi di giornali, tutti pronti a condannare all’indomani degli arresti: non ce ne fu uno che si pose il problema dell’innocenza degli arrestati.
Io l’ho visto il dolore di quegli imprenditori: sono uomini come tutti, ma il circo mediatico li aveva già condannati ed etichettati come “schiavisti” al momento dell’arresto!
Ma poi, dopo il processo mediatico, è venuto quello “vero”, quello che si celebra nelle aule di Giustizia, in Corte d’Assise.
E anche lì ho visto prima la disperazione e poi le lacrime di gioia: la disperazione alla sentenza di primo grado, che riteneva gli imprenditori colpevoli, condannandoli molto duramente; le lacrime di gioia dopo la pronuncia della sentenza d’appello, quando gli imprenditori sono stati assolti “perché il fatto non sussiste”. Al di là delle tante parole è tempo di riflettere: occorre che vengano alla luce i punti che in molti fanno finta di non vedere o non conoscono affatto!
Il problema vero è che gli imprenditori non hanno il coraggio di unirsi per chiedere le misure che porrebbero fine al problema: preferiscono essere divisi e soffrire singolarmente.
Ci sono dei punti “tecnici” che vanno affrontati e risolti e devono coinvolgere tutti, Prefetto, Magistratura, Sindacati, Imprenditori, ecc.. Ve ne indico due.
- Se gli imprenditori fossero uniti chiederebbero una cosa molto semplice ai sindacati e all’ufficio del lavoro: censite tutti i migranti che vogliono lavorare nei campi, ospitateli a Boncuri ma, SOPRATTUTTO, organizzateli in squadre (perché le angurie si raccolgono in squadre, formate da un certo numero di persone specializzate che lavorano con certe modalità) e garantite che sanno fare il lavoro a regola d’arte.
A quel punto agli imprenditori non resterebbe che richiedere il numero di squadre che gli servono, pagando il prezzo dei contratti provinciali e impiegandoli per il numero di ore previsto.
Una condizione, però, gli uffici dovranno garantire la specializzazione dei componenti delle squadre: se non sapranno fare il lavoro correttamente, gli uffici risarciranno gli imprenditori delle perdite!
Secondo voi ufficio del lavoro, sindacati, politici, ecc. risponderebbero positivamente a una tale proposta? O, con mille scuse, la respingerebbero? - Qualcuno ha chiesto quanto percepiscono i lavoratori per una giornata di lavoro?
Secondo i contratti devono percepire, per sei ore e quaranta di lavoro, la somma complessiva di circa euro 52.00. In più possono lavorare lo straordinario, con una maggiorazione del 25% su quanto percepito in ragione di ogni ora (circa 11.20 euro all’ora).
Sui giornali è venuto fuori che invece sarebbero sfruttati, percependo 1.40 euro a quintale e quindi si tratterebbe di una paga da fame.
Ebbene fatevi i conti.
Un camion normalmente trasporta dai 350 ai 400 quintali: moltiplicate per 1.40 euro euro e guardate il risultato. Poi dividete la somma in sei parti (perché la squadra è composta da sei unità) e vedete cosa percepiscono individualmente.
Se poi aggiungete che una squadra tranquillamente può caricare tre automezzi al giorno, moltiplicate e vedete quanto può percepire ogni operaio.
Avete provato a chiedere agli operai se intendono essere pagati a giornata o a 1.40 a quintale?
Se non lo avete fatto, fatelo! Mi sono limitato, per esigenze di spazio, a soli due punti: chi è interessato a risolvere il problema concretamente sappia che io sono disponibile in qualsiasi momento a discutere su ogni aspetto del problema, compresi visite mediche, formazione, tenuta da lavoro, ecc.
Nei fatti, però, non a parole!
















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