NARDO' - La salma di una professoressa di Lettere, deceduta dopo un lungo ricovero, riesumata per effettuare l’autopsia.
Il corpo, su disposizione del magistrato, trasportato presso la cella frigorifera del “Vito Fazzi” di Lecce per i successivi adempimenti.
E’ il risultato di una dettagliata denuncia sporta dal figliolo della donna, morta nell’ospedale di Gallipoli alcuni giorni fa. Era il tre ottobre scorso, infatti, quando il cuore della professoressa, 78 anni da poco compiuti, ha cessato di battere. L’insegnante era molto conosciuta per aver a lungo insegnato materie umanistiche nella locale scuola media.
Nel suo esposto di lunedì scorso, ad esequie avvenute, il figlio 43enne si avvale dell’assistenza legale del proprio avvocato, David Dell’Atti, chiede che venga fatta chiarezza su questo decesso e si riserva la costituzione di parte civile indicando sin d’ora il difensore di fiducia. L’uomo ha agito pur non avendo ancora alcun referto sulle effettive cause della morte e questo particolare è evidenziato nella narrazione dei fatti. Come detto in premessa, tutto inizia in estate, esattamente il 31 agosto quando l’anziana docente viene ricoverata d’urgenza nel nosocomio gallipolino per problemi al fegato, uno stato generale di astenia e forti dolori.
Già il mercoledì precedente, però, il figlio aveva accompagnato la donna in ospedale. In quell’occasione non è stata ricoverata né le sono state fatte analisi. A dire della famiglia, la situazione non era stata rappresentata dai medici come grave. Fatto sta che dopo poche ore è necessario un secondo accesso, il 31 agosto. Da quel giorno la donna non avrebbe più fatto ritorno a casa, aggravandosi sempre di più fino a spirare il tre ottobre scorso.
Nel corpo della denuncia appare chiaro come il figlio abbia perplessità sul percorso terapeutico adottato. In particolare recrimina sul mancato ricorso al reparto di terapia intensiva che, secondo i familiari, avrebbe consentito alla donna di salvarsi. Secondo il figlio, insomma, solo nel reparto di pneumologia o rianimazione, e con macchinari adeguati, la signora avrebbe potuto superare l’insufficienza respiratoria e renale. Dubbio atroci che solo esami ed indagini medico - legali da effettuare a breve potranno provare a sciogliere.
















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