NARDO' - Tu non lasciare me ospedale, io non dare te masseria. La maggioranza di Palazzo Personé torna alla logica del baratto e reagisce con metodi primitivi alla brutalità della giunta regionale che salva o butta giù gli ospedali come se fossero birilli.
E' l'insorgere di un braccio di ferro che, per alcuni aspetti, è considerato da molti politici neritini l'unico modo per far capire a Vendola che alle prove di forza si deve reagire con una forza uguale e contraria.
Buona parte dei gruppi a sostegno dell'amministrazione di Marcello Risi, oggi, è pronta a sposare la tesi della Prefettura di Lecce e cioè di scongiurare l'apertura stagionale della masseria Boncuri e non ospitare più i migranti delle angurie.
Due le motivazioni: una serpeggia da molti giorni e vede l'ala più conservatrice contraria all'utilizzo della masseria come struttura di accoglienza per immigrati extracomunitari richiedenti o titolari di protezione internazionale e progetti umanitari. Ne ha parlato a lungo, di questa contrarietà, la Lista Partecipa a cui si sono accodate alcune frange dell'Udc, anche per voce del consigliere provinciale Giovanni Siciliano che ha avuto uno scontro a distanza con l'assessore regionale Nicola Fratoianni, tra i principali sponsor del progetto che vede, pronti per Nardò, 350mila euro per il risanamento dell'immobile.
Se questa – di non volere in città gli extracomunitari che chiedono asilo politico – è la motivazione “ideologica” poi c'è quella più speculativa che, ormai, raccoglie buona parte della maggioranza compreso quasi tutto l'Udc, IoSud/Nardò Insieme ed altri consiglieri: Vendola cancella con un colpo di spugna l'ospedale? Noi gli rimandiamo indietro l'onere, più che l'onore, di ristrutturare Boncuri.
In aggiunta a questo fatto c'è una certa ostilità, ormai palpabile, nei confronti delle componenti di sinistra in Consiglio e nell'esecutivo. Tanto che il Sel regionale e provinciale si sente di dover rompere lo stato d'assedio: “Apprendiamo con preoccupazione e rammarico che il gruppo consiliare di Sel di Nardò è oggetto di vessazioni e insolenze perché non sarebbe stato in grado di evitare la riconversione dell’ospedale Sambiasi di Nardò. Come se la logica sottesa al Piano di riordino fosse quella di una contesa tra partiti e non invece l’interesse generale, quindi una ratio e dei criteri oggettivi”. Anche se c'è da dire che il Pd ha fatto valere i suoi “interessi particolari” salvando l'ospedale di Fasano in zona Cesarini. A margine di ciò va detto che da settimane circolava la voce, a Palazzo, che Nardò sarebbe stato salvato proprio insieme a Fasano. Invece, all'uscita dal conclave regionale, è stato il nosocomio di Trani a spuntarla insieme a quello brindisino.
“Il nosocomio di Nardò non sarà chiuso ma verrà riconvertito in struttura territoriale che ospiterà dalla sede del Ppi e 118 – continuano i coordinamenti regionale e provinciale di Sel - ai poliambulatori territoriali al consultorio, al day-service chirurgico, ortopedico e oculistico. Sono speciose le critiche di chi, dopo aver contribuito massicciamente alla crisi economico finanziaria, quindi ai tagli alla sanità si erge a cavaliere dei diritti in un’ottica tutta di opportunismo elettorale e non invece di effettiva tutela del diritto alla salute dei cittadini salentini.
















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