NARDO' (CHE E' LONTANA) - La domanda che mi sono sentita porre più spesso, da quando vivo in UK è: “ma cosa mangi?”.
Partiamo dal presupposto che mi piace, assai, mangiare.
Sono curiosa, non sono schizzinosa, mi piace assaggiare piatti nuovi e vivendo in Inghilterra ho la fortuna di avere a disposizione cucine un po’ di tutto il mondo. La cucina inglese vera e propria non è granché. Fatta eccezione per alcuni piatti veramente molto buoni, si oscilla tra l’insapore e il troppo condito, con spezie mischiate un po’ a caso e aglio a volontà. Però, tranne che per quando si è costretti a stare a stretto contatto con qualche ammazza vampiri, se in cucina ci si sa arrangiare si può tranquillamente vivere e mangiare bene anche qui.
I prodotti (o gli ingredienti) italiani si trovano e non hanno un costo esorbitante, e dove non arrivano le grandi catene di supermercati ci pensano i minimarket polacchi (o dell’Est Europa in generale). Vendono ovviamente prodotti polacchi, ma anche rumeni e bulgari e la cosa più interessante è stata scoprire quanto, alla fine, le nazioni europee siano vicine quando si parla di cibo e in generale della cultura di un popolo. Per fare un esempio banale, in nessun grande supermercato sono mai riuscita a trovare il lievito di birra in panetti (che i polacchi hanno), solo quello in polvere rapido, che per me rappresenta un po’ la metafora della praticità britannica, che predilige la velocità, la semplicità di utilizzo alla lentezza che richiede pazienza, attesa e tempo. Per quanto preferiscano comunque sapori più forti e tendano a mangiare più speziato, di fatto noi italiani abbiamo più in comune con i bulgari o i romeni che con gli inglesi. Questo a tavola. Nella vita, avremmo molto da imparare. I polacchi e i romeni, in particolare, sono invidiabili. Si organizzano in comunità, si aiutano e si sostengono a vicenda e sono lavoratori e svegli. Hanno persino un servizio di corrieri che consegna pacchi su e giù dalle nazioni di origine a prezzi super convenienti e in tempi rapidi. Pure i testimoni di Geova distribuiscono gli opuscoli in polacco, per facilitare la comunicazione con i loro connazionali.
Gli italiani, invece, tendono a non fare comunità e alcuni non abbandonano mai l’italico istinto da furbetti (o proprio da mariuoli), come un ex collega che è partito a luglio per fare dieci giorni di ferie in Italia e ci è rimasto invece fino a settembre, millantando un improvviso mal di schiena che lo ha costretto, ahilui, a tre mesi di ferie con mammà che cucinava.
Ad unire gli italiani all’estero c’è un solo nemico: la pizza con l’ananas. Non so chi per primo abbia avuto questa idea balorda, ma agli inglesi, che sono amanti dei mischioni, l’idea è invece sembrata brillante. Quindi mentre sei a fare la spesa, mentre ordini al ristorante, puoi star certo che a un certo punto apparirà pure miss pineapple pizza.
Io, che come dicevo all’inizio sono curiosa, ci ho provato ad assaggiarla. L’ho trovata terribile. Un mix salato e acido di ananas, pomodoro e prosciutto. Ogni volta che qualcuno la mangia, un pizzaiolo a Napoli sente la murticeddha e un italiano all’estero giura sulle polpette della nonna che un giorno si vendicherà di questi barbari e gli servirà la maionese sull’arrosto.
Fino a quel giorno, noi emigranti, più che pronti alla morte, dovremo essere pronti all’indigestione. O imparare a impastarci la pizza da noi, per poterla condire come ci pare, soprattutto senza frutta esotica.
















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