NARDO' - Si fa impervia la strada del mantenimento del tribunale di Nardò. E anche il lumicino ancora vivido dell'ospedale "San Giuseppe - Sambiasi" rischia di essere spento da questo nuovo, mirabolante provvedimento del Governo Monti. E' la distruzione complessiva del Sistema Pubblico così come lo abbiamo conosciuto. Parliamo tanto di vivibilità, di rispetto ambientale, di qualità della vita, di servizi di prossimità e poi obblighiamo le persone a salire sui mezzi di trasporto per andare a congestionare i capoluoghi. Perché questo sarà: come formiche tutti dovranno andare, in questo caso, a Lecce. E se, di converso, potrà esserci una diminuzione delle liti futili (per evitare i disagi di affrontare un processo) non si può preventivare una diminuzione delle malattie.
Lunga riunione oggi a Palazzo Chigi sul tema della spending review. L'incontro, a cui ha partecipato anche il premier Mario Monti, ha affrontato l'entità dei tagli valutando l'opzione tra un decreto pesante da 7-8 miliardi (ma la cifra potrebbe arrivare a 10) e un provvedimento più leggero, da 5 miliardi, rinviando il resto del pacchetto all'autunno. Quest'ultima sembra essere l'ipotesi più probabile al momento.
Le misure: la giustizia. Intanto, dalla bozza messa a punto dai tecnici del ministero della Giustizia per il decreto di attuazione della delega sulla revisione della geografia giudiziaria, emergerebbe la volontà dell'esecutivo di procedere a un sostanzioso taglio nel sistema. Si tratta dell'effetto della revisione delle circoscrizioni giudiziarie, che porterebbe alla chiusura di oltre 280 uffici giudiziari, tra tribunali, procure, e sezioni distaccate. In particolare, cancellazioni o accorpamenti che riguarderebbero tutte le 220 sezioni distaccate e tra i 32 (ipotesi più probabile) e i 36 tribunali e altrettanti uffici requirenti. Ma su questi numeri ancora non c'è intesa tra governo e maggioranza.
Il progetto fa seguito al taglio dei 674 uffici dei giudici di pace, già deciso a gennaio dal Consiglio dei ministri. Oggi il Guardasigilli Paola Severino ne ha discusso in un incontro con i responsabili Giustizia dei partiti della maggioranza e sembrava che il provvedimento dovesse finire già nel pomeriggio all'esame del Consiglio dei ministri, ma un accordo non si è raggiunto e alla fine si è deciso per uno slittamento alla riunione in cui il governo si occuperà della spending review. Il timore è che i tagli non superino l'esame del Parlamento.
Le misure: la sanità. Dopo giorni di incontri, colloqui e trattative, il governo avrebbe trovato la quadra anche sull'ingente contributo che la sanità pubblica dovrà dare alla spending review. Un risparmio, secondo quanto si apprende, che alla fine dovrebbe aggirarsi attorno agli 8,5 miliardi di euro in tre anni: un miliardo quest'anno, circa 3 miliardi nel 2013 e oltre quattro miliardi nel 2014. Il ministro della Salute Renato Balduzzi, sempre a quanto si apprende, presenterà già nell'incontro interministeriale di stasera un cospicuo dossier sui punti su cui intervenire per raggiungere l'obiettivo, evitando tagli lineari.
Il piano prevederebbe la chiusura di alcuni enti, la riduzione del tetto della spesa farmaceutica e della spesa per beni e servizi, meno sprechi nel consumo di farmaci con la possibilità per le farmacie ospedaliere di preparare dosi "personalizzate" per i pazienti. Risparmi insospettabili anche dai farmaci a cui scade il brevetto (250 milioni di euro l'anno), e persino dall'utilizzo "off label", ossia fuori dalla prescrizione prevista in Italia, dei farmaci innovativi: è di oggi lo studio uscito sulla Voce.info, secondo cui utilizzando uno specifico farmaco biologico (bevacizumab), autorizzato in Italia per il tumore al colon, contro la maculopatia porterebbe a 200 milioni di euro l'anno di risparmio rispetto alla terapia standard. La partita sanità potrebbe essere chiusa stasera, per presentare un documento organico alle parti sociali nell'incontro di domani.
















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