NARDO' - La pratica dei fedeli di intrecciare le foglie di palma e di tagliare rami di ulivo è strettamente legata alle celebrazioni ufficiali e memoriali della Chiesa cristiana legate alla domenica precedente la Pasqua (Domenica delle Palme). I rituali cerimoniali traggono spunto da un passo del Vangelo di Giovanni (Gv.12, 12-16), nel quale si narra dell’entrata di Gesù a Gerusalemme, accolto dalla grande folla che, in segno di festa, agitava tra le mani rami di palma. Da qui la tradizione di intrecciare foglie di palma e di tagliare rametti di ulivo, pianta sacra e simbolo di pace.
Nel passato a Nardò, nei giorni precedenti la Domenica delle Palme, i contadini tornavano dalla campagna con i rami di ulivo. Nel giorno della suddetta festività, dopo la messa, i fedeli, portando in mano i ramoscelli di ulivo, partecipavano alla processione, che partiva dalla Chiesa Madre e si dirigeva verso “Lu Sannà“( Tempietto Osanna) dove si svolgeva il rito della benedizione. Poi portavano i rami benedetti nelle loro case e li collocavano alla cornice del quadro di un Santo o della Madonna, alla porta d’ingresso, al capezzale del letto, sulla sommità del camino o fra la biancheria, auspicando l’aiuto divino e chiedendo una particolare benedizione per sé e per la propria famiglia. I rametti benedetti in eccesso erano poi bruciati e le ceneri erano utilizzate nelle celebrazioni del Mercoledì delle Ceneri dell’anno successivo. Anche i ramoscelli tenuti in casa per un anno intero, non si buttavano, ma venivano bruciati. I rametti tornavano nei campi, negli orti, nelle vigne, tra i prati, dove i contadini, fissandoli su una canna, li sistemavano al centro del podere. Questo rito aveva la funzione di rendere fertile il terreno e di propiziare un buon raccolto. I contadini, in segno devozionale, recitavano tanti Pater Noster quante erano le foglioline dei rametti benedetti e condivano la pasta, in segno penitenziale, esclusivamente con briciole di pane fritto.
A Nardò, in Piazza Salandra, la Domenica delle Palme era anche giorno di mercato di croci e di “campanari”. Gli intrecciatori di palme stazionavano sotto la “Culonna ti mienzu la chiazza” (la Guglia dell’Immacolata) e sotto la ex Pretura. Essi realizzavano i “campanari” e le croci con foglie di palma legate in un fascio una decina di giorni prima e sepolte nel tufo o nella terra umida per renderle bianche e flessibili. Dalle loro abili mani uscivano “campanari” di forme e grandezze diverse. Le figure rappresentate erano: la Croce, il pesce simbolo di Gesù, Salvatore dell’uomo, la pigna segno di abbondanza che simboleggia la tunica di Gesù che i soldati tirarono a sorte ai piedi della croce e la spiga che rappresenta il pane spezzato dell’ultima cena. Le croci erano addobbate con nastri i rossi (colore della Pasqua) e i “campanari “erano abbelliti con caramelle, cioccolatini e ovetti.
I giovani fidanzati usavano scambiarsi i “campanari” come dono di pace. Le nuore portavano la palma alle suocere e ricevevano in cambio un piccolo dono. Le palme fungevano anche da “paciere” tra coloro che, durante l’anno, avevano litigato e non si erano ancora riconciliati.
Le tradizioni della Domenica delle Palme continuano ad essere tramandate di generazione in generazione, anche se con il passare del tempo hanno subito dei lievi cambiamenti.
Un vecchio adagio neretino recita: CI HA CCAMBARATU SCAMBARA, CA NARDÓ PARMISCIA. (Se hai mangiato carne, interrompendo il digiuno quaresimale, riprendilo perché a Nardó si festeggia la Domenica delle Palme).
Si racconta che nel passato, il giorno delle Palme, un abitante di Galatone era venuto a Nardò mentre i galatonesi festeggiavano erroneamente la Santa Pasqua. Il galatonese vedendo la processione, il Vescovo ,le palme ed i rami di olivo ovunque ritornò di corsa a Galatone esclamando :“ Ci ha ncambaratu scambara ca Nardò parmiscia!!-. Notato l’errore i galatonesi diedero l’incarico a un banditore di passare per le vie del paese per invitare gli abitanti a riprendere il digiuno.
Da questo adagio emerge uno spaccato di vita che mette in evidenza un sano campanilismo.
BUONA DOMENICA DELLE PALME!
Mariella Adamo
















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