NARDO' - Ricordo e memoria per don Emanuele Pasanisi.
Un sorriso, un amico, un prete
E, oggi, 5 settembre, don Emanuele Pasanisi è tornato nella casa del Padre.
Si apre la pagina dei ricordi e subito emerge la sua personalità che si svolge dall’amicizia all’autorevolezza; dalla comprensione all’accorta attenzione; dall’affabilità al rigore religioso; dalla gioia alla severità morale; dal sorriso e dall’abbraccio alla determinazione del rimprovero; dall’umiltà alla ieraticità; dall’entusiasmo alla pausa di riflessione; dall’accoglienza al silenzio; dalla predica al dialogo; dalla timidezza umana alla forza sacerdotale; dalla disponibilità piena a sofferte incomprensioni.
Tale complessa personalità può apparire contraddittoria e, nell’esasperazione degli atteggiamenti descritti, dovuta alle vicende più disparate della vita, in alcuni, distratti e pervenuti, può suscitare perplessità.
Nel rispetto del sacerdote, da cui deve essere bandita la pretesa della perfezione, si dimentica spesso il rispetto dell’uomo, di cui non si deve sottovalutare il groviglio del cuore.
Il cammino deve essere intriso di buona volontà, di disponibilità e di umiltà: e don Emanuele ne aveva da elargire.
Infatti la sua poliedricità ha sempre trovato unitarietà nelle sue ferme convinzioni di fede e di apostolato; nel suo zelo spirituale; nel suo calarsi con attenzione e sensibilità nella quotidianità del proprio ministero; nella sua ampia disponibilità umana tinta di tenerezza; nel suo sorriso di ottimismo cristiano; nella sua parola di speranza; nel suo abbraccio confortevole; nel suo entusiasmo; nel suo coinvolgimento dei giovani; nel suo fare con obiettivi umani e religiosi sempre nuovi; nella sua volontà di indirizzare il suo cammino in relazione a Dio e agli altri; in obbedienza alla Chiesa nell’alleanza fissata con la sua scelta di sacerdote; nel riscatto sociale e culturale del territorio e della gente della sua periferica parrocchia; nel rispetto di ogni persona.
Questo è quanto ha rappresentato a Nardò nei suoi lunghissimi anni dal 1967, suo primo anno di sacerdozio e, soprattutto come parroco della parrocchia di San Gerardo Maiella in Nardò dal 1970 al 1998, anno in cui, durante l’episcopato di Vittorio Fusco, per suo volere, scelse di tornare quale parroco della chiesa di Maria SS. Assunta nella sua Tuglie, dove era nato il 1 febbraio 1942, rimanendo parroco fino al 2017. Successivamente è stato collaboratore presso la parrocchia San Giovanni Battista in Parabita.
Don Emanuele lasciò Nardò e lasciò nella gente, e non solo nella sua parrocchia, un ricordo profondo, intensamente nostalgico, che ancora perdura soprattutto in quanti, allora giovani, ora sono adulti.
Fu, quella di San Gerardo Maiella, una parrocchia in fieri, che il vescovo Mennonna, conoscendo i suoi talenti affidò il 16 ottobre 1970 ma con apertura al culto il 3 aprile 1971, appena ultimato il luogo di culto: rientrava appieno nella strategia del vescovo di far sorgere nelle periferie -e così avvenne-, che non solo fossero luoghi di culto e di crescita religiosa, bensì luoghi di aggregazione sociale e culturale.
La zona Due Aie e Canale Asso era in espansione e presentava diverse sfaccettature, che abbisognavano di un indirizzo e di un coinvolgimento comunitario: don Emanuele ne fu l’artefice infaticabile, edificando una comunità coesa, una chiesa polarizzante e coscienze forti ed entusiaste.
Ma don Emanuele non è stato soltanto questo.
Si pensi alla sua passione per la musica sia come compositore che come esecutore, diffusa quale sublime arte e delicato mezzo di avvicinamento a Dio e alla Madre Celeste; alla sua opera sin da seminarista nel Seminario La Quecia a Viterbo, dove studiava, ma anche nella comunità civile della stessa città; al suo servizio da sacerdote, ordinato dal vescovo Antonio Rosario Mennonna il 9 luglio 1967, come vice rettore presso il nostro Seminario vescovile; alla sua collaborazione diretta come segretario con il vescovo Mennonna dal 1968 al 1971; al suo insegnamento dal 1970 al 1998 presso il Liceo Scientifico «G. Galilei» di Nardò, che diventava seconda evangelizzazione del mondo giovanile, ad ampio raggio, poi, coinvolto anche nelle attività parrocchiali; all’esercizio di consigliere presso l’Ospedale civile «S. Giuseppe-Sambiasi» di Nardò dal 1979 al 1980.
E ancora, tra gli altri numerosi incarchi, alla presenza quale responsabile della Musica sacra nella Commissione diocesana per oltre un trentennio; alla funzione di vicario della forania della B. V. Maria della Coltura dal 2000 al 2012; al suo impegno di cappellano dei Cavalieri del Tempio-Gran Priorato San Giovanni Battista.
E con sé porta due significati riconoscimenti: Cappellano di Sua Santità nel 2008 e Cittadino Onorario di Nardò nel 2016.
Si potrebbe continuare, tuttavia un’altra forte testimonianza di don Emanuele è legata ad una lunga stagione meravigliosa dell’Azione Cattolica: prima, dal 1970 al 1982, come assistente dei Giovani e, poi, dal 1986 al 1998 come assistente unitario.
L’Azione Cattolica è stato un tassello importante, nell’ambito dell’associazionismo laicale in cui egli fortemente credeva, a partire dalla confraternita «San Gerardo Maiella» che ha continuato a stargli accanto anche in questi ultimi anni.
E così in ogni campo chiamato era infaticabile operaio!
E non posso non personalizzare il rapporto con lui della mia persona e della mia famiglia sin dal 1968, quando ha iniziato la sua collaborazione con lo zio vescovo Mennonna: ha rappresentato un punto saldo di riferimento umano e spirituale, amicale e fraterno, condividendo momenti di gioia e momenti di tristezza nella più ampia schiettezza e sincerità.
E questo fino a qualche giorno fa…quando, ormai trovata una sistemazione finalmente gratificante e operativa tra i tanti suoi nuovi amici, bisognosi di assistenza, presso le Suore Compassioniste in Alezio, parlavamo sempre con tanta commossa ed esaltante nostalgia. Anche dalla sola sua voce riuscivo a vivere ancora il suo sorriso e a sentire il suo affetto per la mia persona e la mia famiglia.
Quasi ossessivo era il suo desiderio: Non dimenticatevi di me nei vostri cuori e nelle vostre preghiere.
Aveva bisogno di tenerezza umana e di affetto, così come lui sapeva elargire a tutti in quei lunghi abbracci e sorrisi a piene mani donati.
Sarebbe egoistico se volessi terminare il cammino dei ricordi con un don Emanuele racchiuso nella mia confidenza personale.
Gli farei, altresì, un torto: don Emanuele aveva bisogno di spazi ampi, perché era convinto di essere stato chiamato per dare testimonianza, non per indugiare o adagiarsi e, soprattutto, non per nascondere sotto il moggio la lucerna affidatagli dalla sua vocazione: non ha mai racchiuso i talenti nel canonico, mero e professionale dovere sacerdotale. Li ha messi, invece, in gioco nella consapevolezza dei limiti umani e, con maggiore zelo, nella convinta e leale azione di doverli far fruttificare per gloria Dio, per testimoniare il Cristo Risorto nella gioia della Madre celeste, per servire la Chiesa e per essere fratello di fratelli e sorelle soprattutto al di fuori delle mura dell’edificio sacro, a volte fredde per quanto siano riccamente addobbate.
Ora, con i suoi cari e con tante belle anime di parrocchiani e parrocchiane, si prepara sui pascoli erbosi e tra le acque tranquille ad attraversare i sentieri del Paradiso, nel suo ampio spazio, mentre in noi, nell’armonia dei battiti dei nostri cuori e della lode delle nostre preghiere, rimane l’immagine della grande tela della chiesa di San Gerardo Maiella, dove anch’egli, raffigurato, si inebria del Cristo Risorto.
(Mario Mennonna)
















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