Caro direttore,
Come averebbe reagito il nostro illustre concittadino l’avv. Pantaleo Ingusci, se negli anni in cui lui è stato direttore onorario della storica Biblioteca Vergari, avesse ricevuto una richiesta da parte di esponenti neofascisti che volevano tenere in quel luogo un incontro per commemorare (si parla di un libro?) i vent’anni dalla loro comparsa sulle scena politica (e giudiziaria)?
Ma soprattutto cosa avrebbe detto, e scritto, un antifascista della prima ora come Pantaleo Ingusci, davanti ad un obbrobrio simile che danneggia ed inquina la nostra vita democratica?
Vedersi varcare davanti, in una Biblioteca dove lui era direttore, dei soggetti di ultra destra, con l’intento preciso di fare encomio, ed elogio, e dunque apologia, delle loro prodezze antidemocratiche, contro la nostra Costituzionale Repubblicana che è nata dalla Resistenza antifascista, senz’altro avrebbe detto: “da qui certi individui non possono passare”. E sono certo che l’avv. Ingusci si starà rivoltando nella tomba.
Rammento che Pantaleo Ingusci è nato a Nardò l’1 gennaio 1903, ed è morto il 13 gennaio 1981. E’ stato un avvocato, ma prima ancora uno stimato uomo politico repubblicano. Studiò a Lecce e si laureò in legge a Roma. Fondò, con Attilio e Oronzo Reale il giornale “Il Dovere”, il PRI a Nardò e Lecce (1920).
Fu un acceso antifascista della prima ora (subì 9 mesi di carcere). Venne arrestato il 26 novembre 1926 è scontò due anni nel carcere San Francesco a Lecce. Lui ha scritto pagine eccezionali contro il fascismo. Scriveva, I fascisti si battono solo per tutelare particolari interessi non per affermare delle idee”. Per il regime era troppo: la notte del 10 novembre del 1926 Pantaleo Ingusci fu arrestato per “complotto contro la sicurezza dello Stato”.
Dunque, l’11 gennaio prossimo i cittadini neretini, quelli indipendenti e liberi e con spirito critico, cerchino di non abbassare la testa: tralascio qui tutte le cattive interpretazioni, facilmente maneggevoli, e le congetture sulla morte di alcuni ragazzi, avvenuti nel ‘78, ed esorto i neretini a guardare in faccia una realtà ben diversa. Quella di un’organizzazione politica di ultra destra, che si richiama apertamente al fascismo, che cerca di insinuarsi sempre più nel tessuto politico e sociale di questa città con l’aiuto di alcune istituzioni. Storicamente Nardò e certi luoghi di cultura e studio, come la Biblioteca Vergari, sono liberi, democratici e si richiamano ai valori della Carta Costituzionale.
E comunque, ribadisco anche in nome del nostro illustre concittadino Pantaleo Ingusci questi ambigui personaggi, e queste idee “fascisteggianti” non devono e non possono passare!
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente
















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