NARDO' - I giornalisti del vostro portale preferito sono riusciti ad entrare senza grossi problemi nella angusta saletta della Biblioteca Vergari dove stasera è stato presentato il libro "Venti", scritto per celebrare l'attività del gruppo politico di estrema destra Casapound. Ecco qualche impressione e le immagini della serata.
Sì, probabilmente la finalità è far vedere di essere neri, duri e puri. E chiedono alle tivù ed alle giornaliste, ad esempio, di non registrare immagini.
Lo fanno con piglio autoritario, come farebbero con le (loro) mogli ideali, che restano a casa a rammendare calzini: "qui non si fa. Qui non si scatta. Qui non si registra".
Non si capisce perché lo facciano, forse per distinguersi. Per essere diversi. Per fare la faccia cattiva. I più giovani seguono i capi anche con la coda dell'occhio, sono ubbidienti e imparano l'arte del cattivo. Ma, insomma, sotto sotto non c'è molta stoffa.
A vederli, infatti, ma soltanto a vederli, fanno un po' impressione, con i bomber con cui prendono tre taglie ed i guanti di pelle nelle tasche. Sembra siano pronti a tirarli fuori per indossarli e dare qualche pacca a qualcuno.
E quelle barbe, poi? E gli occhi cerchiati ed arrossati? Vogliamo parlarne? Soffrono a fare i fascisti del terzo millennio, è evidente. Hanno conflitti da risolvere.
Se poi uno che è andato lì, ed ha ascoltato le premesse (non scattare, non respirare, che sei venuto a fare? Un fiorino!), e ad un certo punto pensa pure che una foto si possa e si debba fare per raccontare ai propri lettori un momento isterico e astorico della propria città, che succede? Niente di niente. Nessuno ti sfiora, nessuno ti chiede niente. Finisce tutto lì tra tipi calvi ed imbolsiti e pischelli sbarbati ma ligi al precetto di aver già timbrato il cartellino da cattivo.
Certo, domande non se ne potevano fare. Summa delle cattiverie in tempi di conferenze stampa politiche che, bipartizan, sono amabilmente interdette ai giornalisti curiosi.
Ma c'era da poco da dibattere nel florilegio dei luoghi comuni in cui il massimo dell'eroismo pare essere stato quello di aver occupato una palazzina. Retorica trita e ritrita, propaganda, frasi fatte come quelle che potrebbero trovarsi nei più neri baci al cioccolato 90%. Declamate con la faccia cattiva, ovviamente.
E poi citazioni (rigorosamente di se stessi e delle proprie imprese) e niente di diverso rispetto a quel che ci si può aspettare da un post sui social o dai manifesti abusivi appiccicati abusivamente sui muri di tutta Italia.
Retorica ed immagine da cattivi, come cattivissimo sembra il Grande Capo con quel berretto di lanuccia calda calato fino alle sopracciglia. Cattivissimo LVI. E tutti i Minions, neri, intorno.
Allora è folklore? Forse sì ma si ha anche timore a sminuirne la portata perché la sinistra ha bisogno di questo folklore come l'aria. Ed anche i Governi che spostano 400 persone e decine di celerini ed agenti in tenuta anti-sommossa in una buia cittadina di provincia per presidiare chissà che: venti, forse trenta tizi vestiti di nero che parlano di cose che esistono solo nella loro fantasia.
Casapound come un mezzo di distrazione di massa? Un pifferaio magico dietro a cui accorrono, distraendosi a loro volta, le persone di sinistra pure che credono nei principi di uguaglianza e solidarietà? Siamo in Italia, ricordiamocelo, dove i rapimenti e le stragi di Stato sono state orchestrate dai colletti bianchi della politica per indicare alla massa la direzione, moderata, da seguire.
Le destre vere, infatti, sono quelle che cambiano gli assetti sociali con riforme che favoriscono sempre e solo i ricchi, flirtano coi potenti e alimentano le industrie della guerra e della cospirazione. E sono ormai al governo in tutto il mondo. Non ve ne siete accorti?
La domenica delle salme
Fu una domenica come tante
Il giorno dopo c'erano i segni
Di una pace terrificante
Resta l'ultima pietanza da portare sul tavolo, il cadavere squisito: che cosa ne guadagna uno come il sindaco Pippi Mellone nel celebrare questa penosa liturgia dell'ultradestra e degli ultracorpi, in un budello del Centro storico dove i suoi ospiti sembrano rintanarsi e poi sgattaiolare via velocemente senza lasciare segni tangibili del proprio passaggio? Non è una prova di forza, non è un omaggio alla città, non è una manifestazione culturale. Che cos'è stata questa modestissima iniziativa? Politicamente che cosa ci ha guadagnato nel desertificare l'intera città?
Ecco, Mellone sembra davvero l'unica comparsa senza storia, ruolo e posizione in questa farsa grottesca e complessiva. Prigioniero di un cliché, costretto a dare il patrocinio del Comune di Nardò a questa serata senza senso e affascinato da quel nero profondo e senza riflessi. Come un tristissimo mare di una notte d'inverno.
















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