NARDO' - Una lettera indirizzata a tutti i docenti ed esaminatori. E racconta di una lode negata.
La scuola che parla di giustizia, ma non la pratica
A chi insegna,
a chi valuta,
a chi dovrebbe educare con l’esempio prima ancora che con le parole.
Questa lettera nasce da un senso di delusione profonda. A scuola si parla spesso di giustizia, di merito, di uguaglianza. La scuola insegna che i valori contano, che ogni persona deve essere ascoltata e rispettata, che la cultura è anche coscienza morale. Ma troppo spesso la realtà non corrisponde a queste parole.
C’è qualcosa di profondamente sbagliato quando un ragazzo meritevole, serio, appassionato e coerente nel suo percorso liceale viene privato della lode.
Un episodio che, in qualsiasi contesto formativo sano, non dovrebbe annullare anni di studio, partecipazione e risultati brillanti.
E invece, è bastato questo per negare il riconoscimento più alto, quello che non misura solo i voti, ma l’integrità del percorso.
Perché?
Perché alcuni esaminatori hanno smarrito il proprio ruolo, confondendolo con l’esercizio di un potere formale, invece di viverlo come una responsabilità educativa.
Non è lo studente ad aver fallito.
È chi non ha saputo riconoscerlo ad aver tradito il proprio mandato.
Insegnare non significa riempire una griglia di voti.
Significa accendere coscienze.
Significa premiare il merito, quando si manifesta in tutta la sua evidenza.
Significa essere giusti, prima ancora che perfetti.
Questa lode negata dice molto dello stato della scuola.
Ma dice ancora di più di chi, potendola assegnare, ha scelto di non farlo.
La scuola deve premiare con coraggio l’eccellenza, e non lasciarla scivolare via nel silenzio dell’indifferenza o del compromesso.
Non si tratta di un attacco, ma di un invito alla riflessione.
Perché chi educa ha una responsabilità enorme: non solo formare studenti, ma formare persone. E non si può insegnare giustizia senza praticarla.
A voi ragazzi dico che l’eccellenza non sempre viene riconosciuta nei tempi e nei modi giusti. La lode negata per un dettaglio può essere vista come un’ingiustizia, ma non cancella la qualità e la profondità del percorso formativo.
Con rispetto, ma senza tacere.
(G.M.)
















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