NARDO' - Una lettera di Bruno Vaglio, agronomo.
A volte la realtà è davvero troppa per riuscire a tacere...
Ma veniamo ai fatti; da giorni girano la notizia e le carte dell’abbattimento dell’alberatura di cipressi del plesso scolastico della Scuola media statale Dag Hammarskjold di Via XX Settembre a Nardò.
Mi è stato chiesto di far parte della “guerra delle controperizie”, come se il problema stesse soltanto nelle valutazioni del tecnico incaricato e non invece nella qualità dell’incarico dell’Amministrazione Comunale.
Dico subito, senza troppi giri di parole, che intravedo una grande ipocrisia nel dare l’idea di non aver già deciso a priori di abbattere l’alberatura in questione, trovando il sotterfugio di commissionare una “consulenza agronomica relativa all’opportunità di abbattere un’alberatura”. Ciò mostra come non si cercassero, anzitutto, le modalità più utili e necessarie per la sua conservazione.
Se, infatti, come pare, tale consulenza fa seguito al progetto edilizio, sorge il legittimo sospetto che tale estrema soluzione di abbattimento della quinta arborea fosse già prevista e che, a posteriori, si sia cercato il sostegno tecnico formale come giustificazione, a corredo di una “corretta” procedura amministrativa.
Professionalmente parlando tali incarichi sono irricevibili nella forma e nella sostanza.
Di fronte al valore di una simile alberatura bisognerebbe fare di tutto per cercare di mantenerla, visti benefici ambientali che ormai tutti conosciamo. Viceversa, un incarico giusto dovrebbe chiedere al tecnico un rendiconto complessivo della qualità di una simile alberatura, al fine di intraprendere decisioni appropriate, su basi documentali oggettive, complete ed esaustive. Un corretto incarico doveva, e può ancora (lo speriamo in tanti!), chiedere al professionista di “descrivere e quantificare valori, benefici, costi e rischi dell’alberatura”.
Tutto ciò nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità: del consulente valutatore e dell’amministratore pubblico pro tempore che ha l’onere di decidere con l’equilibrio della razionalità e della ragionevolezza.
Credo che varrebbe la pena di ragionare ancora sull’opportunità che tale alberatura venga inserita nel nuovo assetto progettuale. I 54 alberi pluridecennali, rappresentano una struttura vegetale, non facilmente riproducibile, in grado di mitigare l’impatto ambientale, paesaggistico e climatico del progetto e del relativo cantiere edilizio. Pensiamo, tra gli altri numerosi benefici, solo alla schermatura visiva e all’abbattimento delle polveri che si sprigioneranno durante il cantiere.
Dispiace e lascia perplessi invece come fin qui ci si sia sforzati di argomentare (e immaginare) solo i difetti di tale alberatura.
Insomma ciò che emerge appare come una insopportabile presa in giro lasciando credere di star facendo il bene comune.
Chissà cosa ne penserebbe il grande pacifista Dag Hammarskjold (a cui è intitolata la scuola) di tutta questa vicenda in tempi come questi, sempre più cupi e violenti contro l’uomo e la natura.
Bruno Vaglio
















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