NARDO' - Un resoconto giornalistico esclusivo ed un video veramente molto esplicativo ed interessante: l'assessore di Vendola lancia una proposta da restare a bocca aperta e dal fondo della sala una ventina di persone rumoreggia. Il sindaco deve alzarsi in piedi e calmare gli animi. Imperdibile.
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“Un centro qualificato per l'accoglienza e la presa in carico dell'accoglienza e dei bisogni di salute degli immigrati del Salento”. La proposta è di un ospedale per gli extracomunitari, insomma. E i neritini impazziscono e non perché sono razzisti ma perché si fa fatica e non prenderla come una presa per i fondelli.
L'assessore regionale alle politiche della salute, Elena Gentile, rischia grosso quando – in un impeto di entusiasmo al cospetto della ministra Cécile Kyenge – annuncia la novità che la Regione Puglia avrebbe in serbo per Nardò: un centro sanitario per extracomunitari. Per l'ospedale di Nardò, proprio il san Giuseppe Sambiasi appena smantellato di tutti i servizi destinati ai neritini e agli abitanti dei paesi vicini, circa centomila in tutto. Quando i neritini “normali”, non la claque inconsapevole di Sel o della Cgil, hanno capito bene quelle parole, perché ribadite nuovamente da parte della delegata di Vendola, si sono levati veri e propri ululati dal fondo del chiostro dei Carmelitani.
E' stato necessario l'intervento del sindaco, Marcello Risi, per chiedere il silenzio a quanti protestavano e contestavano all'assessore un particolare di poco conto: i neritini stanno ancora aspettando, tre anni dopo, che qualcuno della giunta Vendola venga a Nardò per spiegare il perché dei tagli ai servizi a vantaggio dell'ospedale di Copertino. O anche solo una contropartita degna di questo nome.
La Gentile, che propone un centro per curare i migranti, non si perde d'animo: “al netto delle polemiche e dei campanilisti – ha ribadito mentre la ministra Kyenge chiedeva all'orecchio del sindaco Risi il perché di quella montata improvvisa di dissenso – noi dobbiamo costruire insieme il futuro dell'accoglienza, della solidarietà, della giustizia sociale ma anche della qualità della vita delle persone”. Ai neritini, però, la cosa non si può spiegare facilmente perché fruire di servizi sanitari è diventato una mezza odissea così come ricorrere ad un pronto soccorso efficiente.
Per il sindaco Marcello Risi, alla fine dei conti, c'è una buona apertura di credito da parte della Regione Puglia, finalmente. La Gentile lo ripete più volte: “volevamo che la masseria Boncuri fosse il cuore pulsante dei nostri sentimenti, del nostro impegno sociale, civile e politico e non una dimostrazione accademica. Sindaco – dice rivolta a Risi - te lo chiedo a nome dei miei colleghi e del presidente Vendola: sento di doverlo fare in un momento solenne in cui Nardò si sente coinvolta in un momento di uguaglianza, solidarietà e giustizia sociale. Siamo a tua disposizione, dacci gli strumenti: abbiamo bisogno da te di un segnale vero”. Praticamente il primo cittadino di Nardò ha una scelta da compiere: “immigrati ed immigrate possono occupare i luoghi della vita dei loro concittadini – continua Elena Gentile – ed io tornerò a Nardò per visitare il vostro ospedale come sto facendo in tutta la Puglia perché in quella struttura noi dobbiamo mettere a valore una scelta che abbiamo compiuto. Lì dove è stata realizzata abbiamo trovato la condivisione ed il consenso delle comunità”. Una convergenza, in qualche modo, della politica neritina a favore delle politiche dell'integrazione e dell'immigrazione potrebbe aprire le porte del Governo e della Regione con accesso a fondi utili per il territorio. Questo pare di capire.
Nardò è visto dall'esterno, a ragione, come terminale di imponenti flussi migratori e la sua economia pronta a convertirsi in larga parte alla produzione e commercializzazione di frutta. Ciò comporterebbe, in pochi anni, l'integrazione necessaria con migliaia di immigrati. Resta la suggestione della proposta, formulata alcuni mesi fa ed in tempi non sospetti, dal musicista e mediatore culturale Diego De Razza (leader degli Xanti Yaca e in stretto contatto culturale con artisti e personalità maghrebine) per un ospedale di Emergency. In un modo o nell'altro, comunque, Nardò pare destinata ad ospitare un ospedale “diverso”.
















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