GALLIPOLI - I tempi sono quelli che sono, la tecnologia ci ottenebra i sensi. Ma in una storia così possiamo davvero finirci tutti.
Paura sulla superstrada. Una famiglia contatta il 113 dicendo di essere inseguita da alcuni rapinatori. L’intervento della polizia chiariesce i contorni della vicenda: nessuna rapina, tutta colpa di un equivoco. La storia prende le mosse a Gallipoli. Tre giovani (un leccese e due casertani), mentre si trovano al Samsara, si accorgono che il marsupio di uno di loro è stato rubato.
Dentro c’è un iPhone e trecento euro in contanti. Utilizzando un altro cellulare, gli amici cercano di localizzare la posizione dell’iPhone rubato. E ritengono di averlo individuato: le coordinate fornite dall’apparecchio ne indicano la posizione. Così i tre giovani si mettono in macchina e si dirigono verso Lecce seguendo le indicazioni. Giungono vicino allo svincolo per Copertino dove è parcheggiata un’auto.
Gli amici ritengono che possa essere quella dei ladri. Invece si tratta dell’auto di una famiglia che si è fermata per consentire ai bambini di fare un bisognino. «Ridateci il cellulare» esordiscono i tre con aria minacciosa. Il padre (un agente immobiliare leccese) si rimette in auto e, in tutta fretta con figli e moglie riparte in direzione Lecce. Il terzetto non molla. E a bordo di una Peugeot tallona la vettura della famiglia.
In quel momento giunge la 113 la richiesta di aiuto dell’agente immobiliare che segnala un tentativo di rapina. Scatta l’intervento delle Volanti. E, alle porte della città, le due auto vengono bloccate dagli agenti. Di fronte ai poliziotti i tre giovani raccontano tutto. Spiegano che erano sulle tracce dell’iPhone rubato e che, seguendo le indicazioni fornite dal localizzatore, pensavano di aver scoperto i ladri. Chiarito l’equivoco, tutto è tornato alla normalità.
















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