NARDO' - Domenica 17 aprile andrò a votare sì al referendum per bloccare lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi che si trovano nel Mediterraneo. Lo farò con la consapevolezza dell'importanza che contraddistingue ogni consultazione popolare, in particolare i referendum, che interpretano la radice dell’organizzazione democratica di un Paese e con la convinzione di dare sostanza, con il mio voto, ad una precisa volontà politica: il futuro di questo Paese non passa da un maggiore utilizzo di carburanti ed energie che derivano da fonti fossili. Questo è il tema, e su questo bisogna esprimersi ed, eventualmente, dibattere. Considero sbagliati gli inviti all’astensione. Sbagliati in un modo diverso e peggiore rispetto agli inviti a votare "no".
Si possono infatti avere opinioni differenti e si può essere spinti da visioni di sviluppo diverse, ma non si può, specie su temi di così elevata importanza, rifiutarsi di dire la propria o, peggio, invitare i cittadini, dall’alto di ruoli di responsabilità politica e amministrativa, a rinunciare a un diritto-dovere. Fermare i cittadini davanti all’urna, e sostanzialmente dirgli: “no, grazie, su questo tema il tuo parere è inutile” è un errore macroscopico, al quale spero si ponga rimedio in questi ultimi giorni che ci separano dal voto di Domenica. Vogliamo noi mandare un segnale di cambiamento limitando lo sfruttamento di risorse fossili?
O pensiamo che questo sfruttamento possa continuare in eterno, sebbene a rischio della nostra stessa salute? Questa, per me, è la domanda da porsi.
La politica, dal canto suo, smetta di litigare sull’aria fritta o di assegnare beceri fini a questa campagna referendaria e si ponga in un atteggiamento di ascolto e di umiltà nei confronti dei cittadini. Questo è ciò che spero, e chiedo, in primis al mio Partito.
Lorenzo Siciliano
Candidato al Consiglio Comunale con la lista del Partito Democratico
















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