NARDO' - Il sindaco Pippi Mellone ha inviato alla Regione Puglia una comunicazione di replica alla nota con cui il 13 ottobre il dirigente del Dipartimento Agricoltura, sviluppo rurale e tutela dell’ambiente (sezione Risorse Idriche) della Regione Puglia Luca Limongelli ha informato il Ministero dell’Ambiente che sarebbe imputabile al Comune di Nardò il fatto che il sistema fognario depurativo di Porto Cesareo non sia ancora conforme alla Direttiva 271/91/CEE. Ciò a causa “delle mancate autorizzazioni alla costruzione delle opere relative al collettamento dello scarico del presidio depurativo di Porto Cesareo a quello di Nardò e alla realizzazione del recapito finale consortile degli impianti depurativi di Porto Cesareo e Nardò (mediante condotta), oggetto del protocollo d’intesa revocato dal Consiglio comunale di Nardò”.
Innanzitutto, il primo cittadino ha ribadito che la delibera di revoca parziale del protocollo d’intesa, fonda le proprie ragioni sia sulla ferma volontà del Presidente Emiliano di evitare di recapitare in mare acque che, se affinate, potrebbero contribuire a risolvere il problema della sete agricola, alleviare il processo di desertificazione del territorio in atto e anche a sostenere la ricarica della falda (nonché sulla sua stessa indicazione che il Piano di Tutela delle Acque debba andare in questa direzione), sia sulle parole del vice presidente di Aqp, Lorenzo De Santis, che ha parlato dell’importanza del riutilizzo delle acque reflue e dell’obiettivo “di non sprecare una sola goccia d’acqua e di utilizzare le risorse idriche rivenienti dal trattamento dei reflui”. Alla Regione il sindaco Mellone ha spiegato come il progetto pilota di Fasano-Forcatelle anticipi tutto questo.
“Siamo consapevoli - prosegue poi nella comunicazione - che ad oggi le normative europea e nazionale non consentono di modificare il PTA come vorrebbe il Presidente Emiliano, tuttavia lo stesso Ministero dell’Ambiente, con nota prot. n. 0013062 del 11/07/2016 - quindi "non a dire del Comune di Nardò", come riportato nella nota della Regione -, tra l’altro, segnala che la Commissione Europea ha in avanzato stato di elaborazione, a cura di un apposito gruppo di lavoro tecnico-scientifico, una linea guida tecnica contenente i criteri per il riutilizzo delle acque reflue depurate, che dovrebbe essere licenziata entro la fine dell’anno. Per queste ragioni, visto che Melendugno, Fasano, Manduria, la Puglia intera, aspettano tali orientamenti comunitari, non si comprende perché anche Nardò e Porto Cesareo non abbiano il diritto di usufruirne, nel preminente dovere di salvaguardia del territorio”.
Ma il nodo cruciale è un altro. Il sindaco Mellone fa notare che sono la Regione Puglia e l’Aqp, ad oggi, a non aver ottemperato a importanti opere previste dal protocollo. La Giunta regionale, infatti, ha finanziato la realizzazione della condotta sottomarina e gli interventi di completamento del servizio idrico e fognante di Nardò, ma non l’adeguamento tecnologico dell'impianto depurativo di Nardò finalizzato al trattamento dei reflui, né il collettamento delle acque reflue affinate dagli impianti di depurazione ai punti di presa dei domini irrigui ARIF e del Consorzio di Bonifica dell’Arneo.
“È di tutta evidenza - attacca il primo cittadino - che i ritardi fin qui accumulati non possano essere imputati al Comune di Nardò, in quanto non solo si è in attesa delle definitive decisioni da parte della Regione sul Nuovo Piano di Tutela delle Acque, ma anche e soprattutto perché chi oggi lamenta il fatto che il Comune di Nardò ha parzialmente revocato il protocollo d’intesa, ha precedentemente ritenuto, a sua volta, di non ottemperare a tutte le previsioni contenute nello stesso protocollo d'intesa (rimaste invariate anche nella delibera del Consiglio Comunale di Nardò del 6 settembre, tranne che per le previsioni di scarico a mare), finanziandone solo una parte”.
















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