NARDO' - E' stato il gossip politico del 2009. E "ci colpa" pure il vostro portale preferito.
L'assessore Giuseppe Tarantino, una volta la vince e l'altra no.
Dopo aver ottenuto il seggio in Consiglio comunale, pochi giorni fa, con una battaglia arrivata fino al Consiglio di Stato, qualche giorno fa è risultato, invece, deluso nella sua richiesta di punizione nei confronti di un collega della politica e della maggioranza che governa a Palazzo Personè: il consigliere provinciale Giovanni Siciliano, eletto nell'Udc. Quest'ultimo è stato assolto dal giudice monocratico del tribunale di Nardò dall'accusa di averlo diffamato.
La storia ha attraversato gli ambiti della politica anche come un gustoso gossip perché ha messo contro due “potenti” della città per un motivo, in apparenza, veramente futile. I fatti risalgono al 2009 quando il consigliere provinciale Siciliano si trovo – in bassa stagione ma che non sembri una scusante – a parcheggiare contromano nella piazzetta di Santa Maria al Bagno. Pare fosse andato dal barbiere.
Il caso volle che da lì passasse il Tarantino, all'epoca assessore proprio alla Polizia municipale il quale, con lo zelo dovuto all'esempio che deve dare chi ricopre un ruolo istituzionale, invitò più volte gli agenti a recarsi sul posto per fare la multa al consigliere.
Siciliano la prese sul personale. E, dopo aver pagato la multa, riferì a mezzo stampa (su portadiMare...) che l'assessore avrebbe fatto meglio a distinguersi per l'incisività della sua azione amministrativa più altre valutazioni sull'operato politico del delegato dell'allora sindaco Vaglio.
La querela arrivò puntuale e, per la verità, abbastanza inattesa per Siciliano il quale pensava che alla dialettica politica e alle valutazioni conseguenti fosse riservata una sorta di "zona franca". Manco per idea.
Tre anni dopo è arrivata la sentenza di assoluzione ma non prima della “strizza” dovuta alla richiesta del Pm Daniele Cataldi che aveva chiesto, per il Siciliano, quattro mesi di reclusione. Una “botta” non da poco.
Il giudice monocratico Giuseppe Biondi, ieri, ha deciso diversamente e cioè l'ha assolto accogliendo la tesi difensiva dell'avvocato Lucio Calabrese che con la sua dissertazione giuridica ha sostenuto che in questo caso ricorre la discriminante del legittimo esercizio del diritto di critica in quanto il consigliere Siciliano ha rilasciato dichiarazioni che, se pur esprimevano un giudizio negativo dell'operato dell'assessore, non costituivano però un'aggressione alla dimensione individuale e professionale dell'assessore Tarantino.
Di critica “politica”, insomma, si trattava anche se di mezzo c'era la multa alla ormai celebre “familiare” Fiat del consigliere provinciale.
















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