NARDÒ - Una analisi che si può condividere oppure no. Ma appare lucida.
In questi sette anni di governo cittadino Mellone è riuscito a seminare odio e rancore tra i cittadini di questa città. Dividendoli tra amici, a cui è consentito tutto in nome dei legami elettorali col capo, e nemici (ossia quelli che non lo hanno votato), scherniti e ignorati nelle loro legittime rimostranze o aspettative. Trasformando Nardò in una città in cui la coesione sociale è ormai inesistente, e la politica è diventata il terreno di scontro in cui i “fan più attivi”, che si riconoscono appieno nell’assoluta mancanza di rispetto delle regole, di confronto democratico, sono chiamati a difendere il loro GURU qualsiasi cosa egli dica o faccia. Aberrante esempio di come il potere, con l’uso sapiente e spregiudicato della comunicazione, possa portare chi lo detiene ad addomesticare e imbonire i propri inconsapevoli elettori.
E da questo delirio collettivo non ci si sveglia neppure quando a smentire la buona fede e la correttezza di questo sindaco sono gli stessi che hanno contribuito alla sua prima elezione, o che si sono spesi per lui successivamente. E la lista è lunga! Da ex amministratori di centro sinistra che poco dopo avergli consentito di vincere il ballottaggio si sono ravveduti contestando dall’opposizione metodi e scelte, alla schiera dei suoi stessi assessori sacrificati al suo delirio di onnipotenza e ai suoi calcoli elettorali, o allontanati solo per la loro diversa visione politica in materia ambientale, o per le loro legittime aspirazioni politiche.
E’possibile che qualche effetto sull’elettorato possa sortirlo la recente denuncia pubblica di chi, impegnandosi nel Basket cittadino con brillanti risultati e assicurando per anni visibilità e consenso elettorale a questo sindaco, ha oggi il coraggio di fare chiarezza sulla sua totale inaffidabilità come persona e sulla sua miopia come amministratore.
Ma ciò che oggi DEVE NECESSARIAMENTE FAR RIFLETTERE I GIOVANI AMMINISTRATORI DI QUESTA MAGGIORANZA è il tema della CONDIVISIONE DELLE SCELTE. La raccolta di migliaia di firme contro l’abbattimento della scuola di Via XX Settembre evidenzia il forte dissenso che c’è sulla decisione anche all’interno di quel 74% che ha votato per l’attuale maggioranza. Dissenso che deve indurli ad uscire dalla sudditanza verso un sindaco che sembra aver perso contatto con la realtà, PER DARE INVECE CONTO DEL LORO OPERATO all’intera comunità a cui appartengono, e del cui avvenire sono responsabili.
Maurizio Leuzzi
















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