NARDO' - Un argomento di attualità stringente. Se ne sta parlando tantissimo. Ed ecco una autorevole lettura da parte di Giuseppe Mario Potenza.
Povera legislazione italiana! Ben nota, per la sua particolarità, in ambito europeo. Così incerta, sfilacciata, ambigua, infarcita di normative complesse, piene zeppe di rinvii a catena, messe giù con affrettati interventi politici. Occorre un cambio di rotta, non si vuole continuare a vedere la parte negativa della politica. Non mancano operatori vaganti che approdano in campo governativo per fare e disfare, imponendo le loro idee, noncuranti del competente Parlamento, che da tempo ha ceduto all’input politico, vedendo senza batter ciglio espropriato il proprio ruolo in barba a quanto disse il vecchio Montesquieu.
Si legge sulla stampa delle iniziative del ministro Carlo Nordio, nell’ambito di una riforma della Giustizia, ora avviata con l’interessamento della commissione parlamentare in materia di cancellazione del reato di abuso d’ufficio. Un po’ di tempo fa erano emersi dei problemi quando si era parlato di questo e ora chi è forte del potere di governo è tornato all’attacco. Si è visto che non è difficile un contrasto tra politica e magistratura: non va bene un politico che attacchi senza motivi plausibili la magistratura, ma è peggiore il caso di un ex magistrato che, entrato in politica, e, poi, nel Governo, si metta a grattarsi i suoi pruriti, come chi pensa ai suoi ex colleghi che hanno fatto il bello e il cattivo tempo. Non si esclude quest’ultimo aspetto del sistema, ma la via da percorrere è un’altra.
Ora l’iniziativa politica fa la differenza sulla legislazione, e si sa quanti gravi inconvenienti sono già in atto. Si vuole cancellare il reato di abuso d’ufficio basandosi sulla facilità del rinvio a giudizio da parte del p. m. e della conseguente “paura della firma” dei sindaci dei comuni: inconvenienti eliminabili con una organica riforma legislativa. Non hanno torto i tanti sindaci che vedono ostacoli frapposti in materia di procedure di gara, di appalti di opere pubbliche e interventi vari in campo produttivo, ma la soluzione del problema non è un colpo di spugna del sistema in vigore al di fuori di un lungimirante aggiustamento del sistema stesso. E non hanno torto i tanti sindaci che hanno visto pregiudicata la loro attività politica in base a condanne poi annullate dopo un tempo annoso, ma il male si eradica con prudenza sul campo legislativo (parlamentare) in un più ampio spettro normativo, non con un intervento spettacolare dall’oggi al domani da parte di detiene il potere governativo.
I sindaci scalpitano e plaudono alla riforma, ma ci sono anche quelli che ritengono di andare cauti, senza interventi dall’oggi al domani, per evitare di cadere nell’eccesso opposto, e cioè da una linea “troppo repressiva” a una “troppo permissiva” (Oronzo Trio, sindaco di Surbo), e per evitare di privare il Paese di “strumenti per proteggere i cittadini dagli abusi di potere”, ricordando che l’Europa spinge in senso contrario all’abolizione (Piero D’Alfonso, sindaco di Pulsano). L’11 gennaio 2024, infatti, un portavoce della commissione Ue ha osservato che la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio comporta il rischio di “avere un impatto sull’efficacia dell’individuazione degli episodi di corruzione”: una valutazione preliminare poco favorevole sul progetto di detta depenalizzazione già c’era stata – anche in merito alla restrizione del traffico di influenze – nel luglio scorso nell’ultimo report dell’Ue sul rispetto dello stato di diritto da parte dei Paesi membri. C’è stato pure chi ha ritenuto l’abolizione incostituzionale, trattandosi di una norma che “consente il controllo giurisdizionale su condotte che sviano il potere” (Giuseppe Bonito, sindaco di Cerignola). Carlo Nordio ha considerato il reato “evanescente”, ma con la sua abolizione sommaria una “evanescenza” si vedrebbe, e più grave, aleggiare nel sistema.
Si dice che si sono viste centinaia di denunce con una bassissima percentuale di condanne, ma questa “non è una buona ragione per eliminare tout court una norma che è a presidio della legalità dell’operato dei pubblici amministratori […] Venendo meno quella tutela il cittadino si trova sostanzialmente sfornito di garanzie a fronte di comportamenti ‘abusivi’ di chi esercita i pubblici poteri […] per raggiungere fini che non sono pubblici ma privati […] si possono considerare tante tipologie di abusi in danno della gente […] Si pensi all’ipotetico caso di un commissario d’esame che favorisce una sua parente per sostenere un concorso pubblico in violazione dell’obbligo di astensione” (Vincenzo Scardia, presidente del Tribunale di Brindisi).
Chi sta sul campo può avere esperienza significativa in materia di “sbavature” nell’ampio spettro della discrezionalità, di cui si può fare uso distorto: spese non precedute da impegni di spesa, “scriteriate”, come si legge in giurisprudenza, con formazione di debiti fuori bilancio, impiego di risorse per servizi non importanti ma a favore di amici, affidamento diretto di appalti, aggiudicazione basata su presunti motivi «tecnici» all’impresa che abbia fatto un’offerta meno conveniente, ordini alle imprese non previsti dal contratto, concessione indebita di titoli edilizi, scelta diretta di tecnici per affidamento di incarichi professionali non necessari, assunzione di dirigenti senza concorso, aumenti di stipendio privi di base regolamentare, scambio di voti con favori, traffico di influenze, concessione di contributi ingiustificati, cancellazione di multe, esenzione di favore dal pagamento di tributi, e così via.
La risoluzione del problema non è da ricercarsi nell’abolizione della norma ma in una nuova considerazione della norma stessa per meglio tipizzare la fattispecie del reato. In tal modo si hanno dei vantaggi prendendo questa via perché le indagini possono indirizzare alla individuazione di altri reati più gravi in tema di concussione e corruzione. Occorre una “riforma complessiva e radicale” per delineare i confini in campo penale “tra discrezionalità politica e responsabilità tecniche” (Dario Nardella, sindaco di Firenze).
I cittadini, con il mantenimento della norma, si possono vedere tutelati nei confronti dei pubblici amministratori in relazione ai loro possibili abusi. Bisogna infatti considerare la loro posizione con una situazione di arbitrio dei pubblici funzionari conseguente all’abolizione del reato, mentre gli stessi resteranno senza sanzione, e ci si chiede: quanti avranno tempo e denaro per denunciare alla magistratura il torto subìto?
















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