NARDO' - Una nota che fa chiarezza. Calcolatrice (non scarica) alla mano. Mellone, dunque, non direbbe la verità ai neritini per evitare di assumersi le responsabilità di un contenzioso temerario.
Il Comune di Nardò continua a soccombere nei tribunali con grave danno economico per l’ente.
Molto spesso il contenzioso è generato dai capricci e dai deliri di onnipotenza del sindaco Mellone, il quale agisce senza dar conto a nessuno e mai si levano cenni di dissenso dagli assessori e dai consiglieri comunali di maggioranza. Neppure davanti alle decisioni più scellerate.
Assistiamo ad un penoso allineamento, che fa venire più di qualche sospetto.
Dal 2016 ad oggi la Città è precipitata in una gestione amministrativa senza discussione e senza controllo.
Le tre recenti sentenze del Consiglio di Stato pubblicate il 4 marzo 2025 (n. 1819, n. 1821 e n. 1824), sono l’esito dell’ultima eclatante vicenda giudiziaria.
Il risultato finale è che il comune costretto a pagare centinaia di migliaia di euro per cause che non dovevano neppure iniziare.
Tutto nasce da provvedimenti gravemente illegittimi adottati dal sindaco Mellone e dalla giunta comunale nel 2016 allo scopo di “colpire” dirigenti considerati non allineati, demansionandoli e collocandoli ai margini della macchina amministrativa.
Mellone e gli assessori agirono violando diverse leggi ed oggi il comune è chiamato a pagare il conto.
È un conto salato, di centinaia di migliaia di euro.
Le tre sentenze indicano il dettaglio delle voci da risarcire a ciascun dirigente alle pagine 7, 8, 9, 10 e 11.
In primo luogo, dichiara il Consiglio di Stato, il Comune di Nardò è tenuto a risarcire a ciascun dirigente la “parte accessoria” della retribuzione a suo tempo non corrisposta.
Detta somma è complessivamente quantificabile da un minimo di 46.900 euro lordi a circa 80.000 euro lordi.
I giudici hanno, inoltre, condannato il Comune a versare ai tre dirigenti la differenza sul trattamento di fine servizio (da un minimo di 3.500 euro a circa 6.000 euro).
Tutti e tre i dirigenti hanno, inoltre, diritto alla riliquidazione del trattamento pensionistico. Il Consiglio di Stato ha condannato il Comune di Nardò a corrispondere una somma di risarcimento per equivalente (da un minimo di 36.000 euro a circa 60.000 euro).
Il Consiglio di Stato ha anche calcolato, in aggiunta, il danno da illegittimo demansionamento (34.000,00 euro in totale).
Il conteggio preciso sarà elaborato dai consulenti del Tribunale e dai consulenti delle parti.
Tuttavia, da quanto esposto e da attenta lettura della sentenza del Consiglio di Stato emerge con chiarezza che la somma che il Comune dovrà sborsare va da un minimo di 120.000 euro a circa 180.000 euro.
Ma non finisce qui. Il tutto va aumentato di circa il 34% (da 40.900 a circa 61.200 euro per interessi legali e rivalutazione monetaria).
Vanno, infine, considerate le spese legali dell’intero contenzioso legato alla vicenda che, sulla base delle stime oggi disponibili, è pari a circa 100.000 euro.
La somma totale, per concludere, sta nella forbice fra 260.000,00 euro e 340.000,00 euro (calcolo approssimato per difetto).
Fa ridere il comunicato dell’amministrazione comunale dove si cerca di minimizzare la stangata, indicando la risibile cifra di 34.000,00 euro (che corrisponde solo a una delle voci di risarcimento). E’ l’ennesimo arrogante insulto all’intelligenza dei cittadini.
Manca uno zero.
Devono essersi consumate le pile della calcolatrice del sindaco Mellone mentre, schiumante di rabbia per aver perso per l’ennesima volta, faceva l’addizione.
Marcello Risi
















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