NARDO' - Dopo due anni si pensava ad un sussulto di dignità, ad una prova di maturità. Dar dimostrazione di aver digerito le minchiate fatte durante la scorsa campagna elettorale sarebbe stato il minimo. La quarantena, indotta dalla segreteria provinciale per recuperare il passo perduto, pareva potesse essere la cura giusta per un partito con enormi potenzialità ma devastato dal fuoco amico.

Ma alla prima sgambettata il gruppo è inciampato. E le letture sono due: o la segreteria provinciale è quella che va "curata" prima di quelle locali o il proverbiale masochismo di questa aggregazione politica non le consente di capire quando è il tempo di sfondare le linee nemiche. Ma c'è una terza via: a livello superiore non si vuole che il partito, a Nardò, cresca. Altrimenti non si spiega come sia stato possibile arrivare in quelle condizioni al congresso di mercoledì.
RESOCONTO DEL CONGRESSO ABORTITO DI MERCOLEDI'
C'è voluto tutto il buonsenso dei maggiorenti del partito, Teresa Bellanova e Cosimo Durante su tutti nella veste di “badanti”, per correggere il pateracchio messo in scena mercoledì sera nella locale sezione del Partito Democratico. E, per la verità, la deputata si è pure buscata le veementi proteste di un iscritto che s'è lamentato che l'onorevole stesse facendo campagna elettorale mentre il partito era nel bel mezzo di uno psicodramma davanti agli occhi del segretario provinciale Salvatore Capone.
Quella che doveva essere una passerella, insomma, si è trasformata in un masochistico harakiri, un suicidio rituale, proprio in piena campagna elettorale. Alla fine si è deciso, dopo decine di interventi alcuni dei quali estremamente polemici (il professor Giorgio Metafune ha clamorosamente restituito la propria tessera allo stesso Capone) di rimandare a domenica mattina alle 10 la celebrazione del congresso (con la consequenziale possibilità di presentare una o più mozioni con relative candidature alla segreteria) e, questa volta, nessuno potrà dire di non averlo saputo.
E il congresso di ieri? Diciamo che è stata fatta una “prova” tanto è vero che la serata è stata derubricata a semplice assemblea. Il bis verrà sicuramente meglio.
Restano un po' di parole da riportare, come quelle dell'ex sindaco Cosimo Sasso che, come tanti altri ha reclamato un po' di rispetto: “questo è un partito maltrattato ma si tratta di un grande partito che non deve nascondersi. Ci siamo trovati qui, in tanti, solo grazie al passaparola altrimenti stareste in pochi ad eleggervi un segretario ma lo avreste fatto nell'assoluta illegalità. Un partito che tenta di riproporsi – conclude Sasso – non può rinascere nel conflitto”. Su dieci interventi nove rimproveravano di non aver avuto alcuna notizia della celebrazione del congresso se non da un lancio proprio di portadiMare.
Ma che cosa è successo veramente? Le ipotesi sono due: i Giovani Democratici sarebbero nuovamente venuti ai ferri corti con la componente “anziana” del partito che fa capo primariamente all'associazione “Costruire, Insieme” e avrebbero deciso di indire un congresso in quattro e quattr'otto con inevitabile difetto di comunicazione. Ma è intrigante anche l'ipotesi che i vertici provinciali del Pd, mai teneri con Marcello Risi sin dalla sua candidatura a sindaco, abbiano temuto la probabile espansione della base favorendo un congresso-lampo definito da più parti “carbonaro”.
Senza dimenticare quale sacro terrore abbia potuto cogliere chi ritiene che il partito sia "cosa sua" nel momento in cui ha visto affacciarsi alla porta della sezione un sacco di gente nuova e agguerrita: Mino Natalizio e molti dei suoi amici, Carlo Falangone e gli ex socialisti, Giovanni Siciliano, Giuseppe Tarantino, la componente leuzziana e molti altri.
Il nuovo Pd visto come la vecchia Democrazia Cristiana, insomma, con tante voci e tante anime. E' un male, è un bene? E' un arricchimento per il futuro, è un impoverimento delle radici? Discutiamone ma non gettiamo via il bambino con l'acqua sporca!
Il sindaco Risi, nel suo intervento, ha di fatto materializzato nuovamente queste paure - quelle di chi vorrebbe conservare un piccolo potere fatto di medaglie di latta senza valore - parlando di un Pd che annovera sindaco, vicesindaco, presidente del Consiglio, tre assessori e tanti consiglieri. Un Pd neritino “potente” che, forse, qualcuno a livello più alto proprio non sopporta.
In ogni caso - ed è quello che nessuno che abbia buonsenso si spiega - il congresso di mercoledì sarebbe stato comunque un flop, anche se si fosse celebrato e se ne fosse uscito, da esso, un segretario. Chi avrebbe legittimato, infatti, una segreteria così debole e per nulla condivisa? Chi ne avrebbe riconosciuto l'autorevolezza? Meglio questa caduta, allora, perché il partito dei democratici possa tornare a camminare con le proprie gambe. Prezioso com'è, in questo panorama arido, nessuno si può permettere di perderselo per strada.
RISPOSTA DI GORY NAPOLI E ANTONIO TIENE
“Nessun congresso clandestino. Il nostro obiettivo è tenere unito il PD di Nardò”
I coordinatori provvisori del PD neretino - Gory Napoli e Antonio Tiene – smentiscono i rumors e danno appuntamento agli iscritti al congresso di domenica.
“Il Partito Democratico non ha bisogno di nascondersi. Per definizione, le nostre decisioni sono sempre collegiali e ciascuna delle nostre attività è e sarà sempre condivisa con i nostri iscritti, i cittadini e i sostenitori”. I coordinatori provvisori del PD di Nardò, Gory Napoli e Antonio Tiene, smentiscono così con forza le notizie apparse in diversi articoli della stampa locale in cui il congresso del partito dello scorso mercoledì è stato più volte definito “clandestino”.
La notizia del congresso, comunicata a tutti gli iscritti in tempo e come sempre attraverso apposita lettera, era infatti stata divulgata anche con un comunicato stampa puntualmente riportato da alcuni quotidiani locali. “Il congresso è stato convocato legittimamente – continuano infatti Napoli e Tiene – e come sempre si è avviato l’opportuno dibattito. Nessuno voleva tenere fuori nessuno. Tutt’altro: il nostro obiettivo, in occasione dell’elezione del nuovo segretario e del coordinamento di circolo, è proprio unire e rafforzare il partito”.
Nessuna dietrologia. Né retropensieri. Ma anzi, spirito di condivisione. “Noi vorremmo rafforzare il PD neretino e continuare insieme il nostro percorso politico lavorando per le imminenti elezioni e ovviamente per i nuovi progetti in cantiere per il nostro territorio. Ed è su questo - concludono Napoli e Tiene - che punteremo domenica mattina”. Tutto confermato dunque: domenica 3 febbraio alle 9.30, nella sede storica del PD di Nardò, continueranno i lavori congressuali avviati lo scorso mercoledì e si eleggerà il nuovo segretario. Fino alle nove dello stesso giorno ci sarà tempo per presentare eventuali mozioni. E come sempre avviene per il Partito Democratico ciascuno avrà modo di esprimere la propria opinione ed essere ascoltato.
















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