PDM - E più sentivo il peso delle delusioni gravare sulle mie spalle e più tendevo a rannicchiarmi e più tendevo a chiudermi su me stesso. Ritornare alla vita era un'impresa titanica che non mi tangeva. Scegliere di non vivere, questo cercavo di fare. Ma questo venne dopo.
Il nostro rapporto ebbe inizio con una serie di coincidenze talmente assurde che, ad oggi, mi pare ancora strano che siano accadute. Il nostro rapporto ebbe inizio perché io lo volli. Lei aveva dei lunghi capelli ricci e scuri come scura era la sua pelle adorabile. La sua bocca, carnosa e onesta, mi rese succube sin da subito. Io volli.
C'è chi ci nasce, chi obbligata dalla necessità, chi lo diventa. Lei non aveva potuto scegliere. Le condizioni di assoluta povertà e l'ambiente sociale non avevano fatto la differenza. A lei era toccato imbarcarsi con uno dei tanti viaggi della speranza, consapevole di essere in balia della bontà del prossimo.
Durante il viaggio, date le precarie condizioni dettate dalla situazione, aveva sofferto tanto, fisicamente e spiritualmente. I suoi non avevano né i soldi né la salute per poterlo affrontare. Le loro condizioni erano talmente cagionevoli che una tosse un po' più forte li avrebbe accompagnati per tutto il viaggio che poteva rivelarsi di sola, breve, andata.
Viaggiò da sola, contro ogni prospettiva logica. Il tempo le diede ragione.
Durante il viaggio dovette accaparrarsi - con forme poco convenzionali e aborrite dalla morale comune - la simpatia dei suoi aguzzini. In cambio ne ebbe un posto più riparato, su quel barcone perennemente in balia delle onde. Probabilmente già quello era un segno premonitore.
Arrivata in Italia, come da copione, capitò nelle mani sbagliate - o giuste, dipende se a giudicare è l'amico o il cliente - e dovette darsi da fare.
Io la conobbi un pomeriggio di domenica ai giardini pubblici, mentre ero intento a sfogliare il sole 24 ore. Lei, credendo che quel gesto fosse il segnale convenzionale del nuovo cliente, iniziò a sorridermi. I suoi denti bianchi, adornati dalle labbra larghe e carnose, mi fecero perdere la testa. Accortasi dell'errore, mi abbandonò a me stesso. Io non afferrai nulla delle dinamiche che si erano sviluppate e la cercai nei giorni a venire.
Uno spiraglio di speranza venne fuori con l’aiuto del gelataio.
- la potrai incontrare di mattina - mi disse, e così avvenne.
Le prime volte furono sorrisi e lunghe chiacchierate, le prime volte il mio cuore batteva forte e ruotava come fosse una trottola. Poi capì.
Mi raccontò la sua triste storia dal sapore di mandorle amare. I suoi genitori che non vedeva da anni ma che sentiva regolarmente.
Non mi riuscì di allontanarmi, era il cuore a dettare le regole, quello mio, quello suo.
I suoi clienti non erano un viso, per lei i suoi clienti erano una banconota da cinquanta, quella che le lasciavano a fine rapporto. Era la banconota a segnare la differenza fra me e loro. La banconota era una formula completa, era un accordo tacito di distanza fra lei e il cliente ed era una cifra simbolica: tanto avevano offerto ai suoi, per comprarsela appena nata.
Quello nostro fu un rapporto d’amore e pena che si trascinò per quattro anni. Poi, una sera, dopo aver fatto all’amore di cinguettii e lacrime amare, la baciai sulla soglia della porta e andai via. In tasca, fra lo stupore infinito, mi accorsi che lei mi aveva lasciato la banconota da cinquanta.















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