NARDO' - Non si esporta alcun "modello" semplicemente perché un modello non c'è.
La prova di ciò la si riscontra nei comportamenti dei più borghesi tra consiglieri, assessori e presidenti che rispondono politicamente a Pippi Mellone e che provano, periodicamente, a scimmiottarne gli atteggiamenti politici più ruvidi in Consiglio comunale, su Facebook (il loro terreno preferito di confronto) e raramente nella vita reale. Il risultato è farsesco, caricaturale. Non si possono duplicare, se non si provano intimamente, il disprezzo per il pensiero degli avversari politici e per la libera critica e la pulsione di annichilire l'idea di chiunque abbia un pensiero politico differente. Queste sono "doti" che fanno parte di un dna estremamente raro a trovarsi.
Perché Mellone è, sorte nostra, unico e inimitabile. La sua elezione appare come una variabile molto particolare della nostra piccola storia civica. Il tempo ci dirà se questa esperienza politica è stata e sarà una flatulenza o un effluvio.
Intanto va detto che il sindaco è giovane e non ha ancora bisogno di eredi, di una stirpe politica di sang real. Eppure questo genere di politica che pratica è logorante perché vive, e sopravvive, all'unisono con la fibrillazione costante della richiesta di "fare", di vedere novità, azione, combattimento.
Una vibrazione eterna e continua che vive alla giornata e di continue verifiche di consenso: ogni occasione è buona per scendere di nuovo in campo a mostrare i muscoli. Che siano le elezioni dei rappresentanti del liceo, le primarie del Pd o le elezioni amministrative di un paesello vicino.
Tutto ciò non consente, per ora, di intravedere un progetto a lunga scadenza, un'idea di città: per ora tutto quello che è stato fatto dagli altri è pessimo (anche di chi, come Antonio Vaglio, siede in maggioranza ed ha un esponente in giunta) tutto quello che viene fatto adesso è straordinario. Anche l'ordinaria amministrazione che più ordinaria non si può.
A volte sembra che alcuni consiglieri comunali ricordino la storiella dell'uomo che viene dalla campagna e che, quando vide il mare, disse che era piccolo. Ma è così, non bisogna meravigliarsene: quasi tutti i consiglieri sono alla prima esperienza e prima non si interessavano di politica. Ogni cosa, quindi, oggi è entusiasticamente stupeeenda.
Ciò non toglie che la realtà va guardata e monitorata, ogni giorno.
E il fenomeno (che la propaganda di Mellone tenta di far passare agli occhi dei suoi fans), il botto non c'è stato. Andare Oltre, il partito di Mellone, a Galatina esiste da diversi anni ed ha un leader in zona (Pierantonio De Matteis) che lavora e funziona, dal punto di vista dell'impegno quotidiano, che è quello che porta i voti e il consenso. Quindi il discreto risultato (6,10%) è merito di quel gruppo.
A Galatone, dove il simbolo è stato prestato ad un nucleo di persone vicine al candidato sindaco Giovanni Alemanno, la lista ha appena superato il 2 per cento.
A Lecce, ovviamente, la situazione è più intrigante. Anche qui il simbolo è "prestato" a Alessandro Delli Noci ai cui candidati appartengono i voti. Ma proprio a Lecce una lista di suo pugno, o quasi, Mellone l'ha fatta e si chiama "Partito Pensionati e Invalidi - Giovani Insieme". E' di matrice neritina perché, a guardare i nomi, si tratta di aficionados neritini di Mellone, molti sono stati candidati con lui a Nardò, ad occhio quasi mezza lista è "neritina doc", ci sono persino marito e moglie. Bene: la lista ha preso due (2) preferenze. Venti ne ha prese in tutto la lista, e chissà se qualcuno non ha pure sbagliato a crociare pensando che davvero fosse una lista di pensionati e invalidi, raggiungendo la percentuale dello 0,03 %.
Del resto, a Lecce, Mellone non poteva "sfondare" da nessuna parte perché i suoi amici storici, appartenenti a Casapound, hanno avuto il proprio candidato sindaco, Matteo Centonze.
Allora la domanda nasce spontanea: fuori da Nardò (e da qualche ufficio di Bari) quanto vale questo rivoluzionario "mellonismo"?















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