Caro direttore, ma i ragazzetti che fischiettano “faccetta nera” lo sanno di cosa si tratta?
Che disgusto vedere dei ragazzini, non avranno avuto neanche 10 anni, (l’altra sera a Lecce) che se ne vanno in bici, e in gruppo, a fischiettare un motivetto del ventennio con nonchalance. E quello che m’ha fatto ancora più ribrezzo, avevo finito di assistere ad un concerto del Quartetto d’Archi Rudiae eseguire musiche dell’immenso Maestro Ennio Morricone. Avevo ancora nella mente cotanta bellezza: assistere dal vivo l’esibizione di quattro incantevoli ragazzi che eseguono delle composizioni musicali raffinate.
Una lodevole interpretazione subito rovinata, a fine serata, dall’ascolto di un fischiettio disarmonico.
Però vorrei rompere l'incantesimo e rovinare io l’idillio di questo motivetto del ventennio, e dire a tutti coloro che si “deliziano” a canticchiare o fischiare “faccetta nera”, che con molta probabilità non conoscono che è tutto l’opposto di quello che cantano. Credono di celebrare il colore del fascismo e invece cantano ciò che il fascismo negò.
Nel 1935, quando Mussolini prepara le operazioni militari contro l’Abissinia, vengono pubblicate ad arte notizie circa la schiavitù a cui sarebbero state sottoposte le giovani africane, vendute dalle famiglie. Questo è un tema che ricorre spesso nella propaganda fascista, e che tende ad attribuire all’invasione della nazione africana una motivazione nobile e civile.
Il Ministero della cultura popolare non gradiva la canzone, perché (a loro inappellabile giudizio) fraternizzante con gli abissini, considerati razza inferiore, che i versi della canzonetta pongono invece sullo stesso piano degli italiani. Le leggi razziali non sono ancora scattate, ma non ce n’è poi bisogno perché i gerarchi fascisti diffidino di quei versi.
La canzone viene inserita in quasi tutte le riviste dell’epoca, diventa molto popolare, e viene cantata dai soldati in partenza per l’Africa. Nonostante gli autori avessero cambiato il testo, per renderla gradita al regime, ormai gli italiani hanno imparato la prima versione e quella cantano.
La cantano oggi anche i nostalgici della destra, identificando in quel “nera” il colore della fede, ma sbagliano poiché nera è la faccia delle abissine, come è nera la faccia dei migranti che arrivano oggi in Sicilia, e che non piacciono ai ragazzotti della destra, che se ne vanno fischiettando in bicicletta.
In breve, visto che l’altra sera l'atmosfera dell’evento musicale qualcuno l’ha rovinata con un fischiettio, voglio sottolineare che la canzone, di cui sopra, non celebra affatto il fascismo, bensì ricorda quella simpatia verso la popolazione africana che proprio al fascismo non piacque.
Dunque, ai ragazzetti che fischiettano “faccetta nera” imparino a studiare e a capire cosa fischiettano.
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente
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