NARDO' - Giulia Puglia, assessora melloniana, una di noi? Questa volta la pillola non va giù.
Caro direttore, il revisionismo passa anche attraverso un selfie?
sono iscritto all’Anpi, sezione di Nardò, da qualche anno ma purtroppo, per i miei problemi familiari, quest’anno non ho potuto prendere parte alle manifestazioni del 25 aprile.
Le compagne e i compagni dell’Associazione dei Partigiani hanno organizzato, come sempre con passione e serietà, “aspettando il 25 aprile” presso il Parco Raho.
Lo hanno fatto con iniziative lodevoli, tipiche delle nostre celebrazioni di piazza destinate a tutte e a tutti i sinceri democratici e agli antifascisti. A coloro che hanno a cuore e sanno valorizzare la lotta di Resistenza antifascista, contro la barbarie delle leggi razziali del ventennio fascista.
Questo aspetto tuttavia non può esimermi dal considerare di una gravità unica quanto accaduto, ieri mattina, durante la manifestazione del 25 Aprile:
“il selfie” pubblicato poi sui social, la foto, perché di questo si tratta nel classico stile e in linea con la giunta melloniana, di un gruppo sparuto di aderenti all’Anpi, con lo striscione, ritratti insieme all’assessora alla cultura.
Una foto che considero imbarazzante ed inappropriata.
Ho scritto, subito, sul gruppo Anpi le mie rimostranze, senza ricevere risposte. Sappiamo perfettamente, è inutile nasconderselo, che nell’Anpi di Nardò ci sono coloro che hanno peso politico e contano più di altri. Sovente ho avuto modo di esibire dissenso per alcune questioni interne, e le risposte o non sono arrivate oppure sono state che l’Anpi non è un partito politico.
Bene, però qualcuno dovrebbe chiarirmi questo: perché se l’Anpi di Nardò non è un partito politico (come in effetti non lo è) per quella foto con l’assessora un responsabile l’ha giustificata parlando di “strategia di cui mi assumo direttamente la responsabilità”?
E prosegue, … sta di fatto che l'ultimo risultato elettorale a Nardò parla chiaro e ci grida in faccia quello che è stato fatto… e anche continuare ad utilizzare lo stesso modo di porsi nell'agire politico con la società civile e non di questo paese, sarebbe demenziale”.
Dunque tradotto, dovremmo anche noi, come Partigiani d’Italia (così come in passato ha fatto la sinistra salottiera che ha preteso con forza il revisionismo storico e lo sdoganamento dei fascisti) accettare l’apporto dei fasci littori per non auto-emarginarci?
Un fatto è certo, dopo la dichiarazione shock, di qualche anno fa, del sindaco Mellone che incitava, “chiudiamo l’Anpi, perché è un pericolo per la democrazia”, si levò da parte di tutti i partiti della sinistra e anche dell’Anpi Nazionale un coro infinito di condanne unanimi, che ancora fino ad oggi lo ricordiamo con sdegno.
Rammento, che nessuno dei suoi consiglieri di maggioranza, ed assessori, presero le distanze da quella volgare, quanto illiberale, affermazione del sindaco. Se poi a Nardò qualcuno ha la memoria corta e vuole “rimuovere”, non riuscirà nell’impresa.
E poi, mentre il governo italiano esortava (per non dire imponeva) alla sobrietà, strumentalizzando la morte di Papa Francesco, per le manifestazioni del 25 Aprile, a Nardò l’Anpi si scattava i selfie con un’assessora della giunta Mellone?
Per quale motivo? Per accreditarsi? E che bisogno c’era?
Al posto del selfie avrei chiesto, all’assessora, se conosce cosa si è festeggiato ieri 25 Aprile, e che cosa rappresenta per lei quella lotta di Liberazione dal Nazifascismo. E perché il suo sindaco non è mai riuscito ad essere in piazza, per svolgere il suo compito istituzionale, quello di ricordare le vittime del fascismo e del nazismo, e dimostrare a tutta la popolazione neretina che in Italia vinse la lotta partigiana contro la bestia immonda che oggi torna a minacciare il nostro paese.
E poi avrei chiesto, se ancora il suo sindaco vuole chiudere l’Anpi, “perché rappresenta un pericolo per la democrazia”.
Questo avrei fatto io, e chissà quante/i altre/i cittadine/i compagne e compagni dell’ANPI, che ieri per l’ennesima volta nelle piazze d’Italia hanno sfilato, anche contro il governo di destra estrema che voleva impedirci di manifestare. Altro che selfie.
Oppure devo concludere che il revisionismo storico passa anche attraverso un selfie?
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente















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