Caro direttore, il dramma di tante famiglie, che diventano sempre più povere, le guerre in Ucraina e a Gaza, i referendum sul lavoro, il tutto spiegato in modo semplice da un comunista come Paolo Ferrero.
La sera del 20 maggio, u. s., ho preso parte, insieme alle compagne ed ai compagni di Rifondazione Comunista, ad un’Assemblea che si è svolta a Nardò in via Fratelli Gaballone. Sede del centro studi intitolato al compagno “Giorgio Casalino”. A quest’incontro è intervenuto Paolo Ferrero, della Segreteria Nazionale di Rifondazione. Si è discusso, ci sarebbe da aggiungere, finalmente di Politica, con la P maiuscola.
Ferrero non era mai venuto a Nardò, e in tanti hanno approfittato della sua presenza per chiedere di questioni attuali, di argomenti politici, nazionali e internazionali, che ogni giorno leggiamo dai giornali e ascoltiamo da una stampa di regime, sempre più schierata e coperta, agli ordini di scuderia del governo Meloni.
Paolo Ferrero, senza tanti giri di parole, in modo sintetico ma preciso, con magnifica eloquenza dialettica, di chi conosce e pratica la politica da più di 40’anni, ha esposto questi argomenti, così complessi.
In particolare ha insistito sulle guerre in atto, sulla carneficina, in Ucraina, di russi e ucraini, e del terribile genocidio perpetrato dall’esercito sionista israeliano, che si sta compiendo nella striscia di Gaza ai danni del martoriato popolo palestinese; ci ha illustrato dell’aumento, a dismisura, delle spese militari del governo Meloni. Con il colpevole silenzio della stampa, sta spostando miliardi di euro dalla sanità e dalla scuola e, un po' alla volta, letteralmente sta smantellando il nostro stato sociale.
Quello stato sociale che abbiamo conquistato, con fatica, negli anni ’70 e ’80 con le lotte, la partecipazione attiva e l’impegno politico. Servizi pubblici che appartengono a tutti noi.
Un governo neoliberista che sposta cospicue risorse economiche sull’acquisto di armamenti, per condurci alla guerra e trascinarci alla fame. E poi ci ha parlato dei referendum. Dell’importanza di votare per i quesiti che riguardano le garanzie, la sicurezza dei lavoratori sui posti di lavoro, di come ogni giorno gli operai sono esposti e rischiano la vita e spesso, disgraziatamente, muoiono sui cantieri. È fondamentale ripristinare quei diritti, delle lavoratrici e dei lavoratori, e le norme sul lavoro che i governi passati avevano cancellato.
E poi del quinto quesito sulla cittadinanza, dell’odio che sta spargendo la destra neofascista. Di come stanno cercando, in tutti i modi, di spingere le genti ad astenersi dal votare. Perché alla base di tutto c’è una campagna di disprezzo verso migranti.
In quell’incontro, dell’altra sera, non si è fatta accademia, non è stata un’abituale riunione di partito, come se ne fanno tante in giro.
Paolo Ferrero è un dirigente che proviene dalla formazione politica di Democrazia Proletaria, un quadro dirigente nato nelle fabbriche del torinese, come se ne vedono pochi ormai. Di quelle persone integre, perbene che guidano il partito della Rifondazione Comunista e che vorrebbero un paese dove la Costituzione Repubblicana, nata dalla Resistenza antifascista, sia realizzata pienamente. Di quelle persone che denunciano la propaganda, da sbruffoni, della destra estrema, neo-fascista e neo-liberista.
In più Ferrero è un valdese, appartiene a quel credo religioso che promuove il ritorno alla povertà e la predicazione della parola di Dio.
In un passaggio del suo intervento, da me sollecitato, ha ricordato la figura del compianto Papa Bergoglio. Lodando quel pontefice come umile cristiano che amava la fraternità, prestava attenzione e ascolto a chi non possiede nulla in questa società. Ferrero ha sollecitato a lottare, questo il senso dell’essere oggi di sinistra e comunisti, adottando degli sportelli, gratuiti, d’informazione che siano rivolti alle persone che ogni giorno si vedono “sbattere porte in faccia”, per le liste d’attesa, della sanità pubblica, ignobilmente sempre più lunghe.
Per rendere un servizio pubblico, alternativo, che contrasti le misure del governo, per quelle persone che non riescono più a curarsi perché possiedono una piccola pensione, un salario ed uno stipendio così basso da non poter soddisfare i loro bisogni materiali, elementari. In pratica, hanno difficoltà a portare avanti la loro esistenza.
A questo proposito per evidenziare, ancora di più, quanto è triste e buio il periodo storico che stiamo attraversando, volevo riportare un episodio che ho vissuto:
Aspettavo in coda per acquistare il pane, e davanti a me una donna guardava il suo piccolo portafogli, che stringeva tra le mani. Probabilmente una madre di famiglia, dall’aspetto pallida e piccola di corporatura, umilmente vestita, capelli scolorito-bigi. Chiedeva alla commessa di acquistare una cosa alla volta, e ogni volta chiedeva il prezzo e poi sbirciava in quel, misero, borsellino. Accorta a non farsi notare dagli altri.
Terminato di prendere quelle esigue provviste ha messo fuori, dal portamonete, i pochi spiccioli a sua disposizione per pagare il conto.
Negli ultimi periodi ho assistito, diverse volte, a scene penose come questa. Di pensionati, casalinghe, operai che si recano a fare la spesa e si lamentano che i prezzi dei generi alimentari sono saliti alle stelle. Di gente che protesta perché, rispetto a qualche anno fa, non riescono più a far la spesa come prima, in modo decoroso. Senza dover essere costretti a rinunciare ad acquistare prodotti di base come latte, pane, pasta, farina, olio e altro.
Famiglie in difficoltà che fanno la spesa con i soldi contati, con le facce tristi, preoccupati ed impaurite anche di chiedere i prezzi degli alimenti.
Al supermercato le persone si recano con l’apprensione di precipitare in un baratro, quello di dover rinunciare ad acquistare qualcosa da mettere a tavola. I soldi scarseggiano, il lavoro manca e quello che c’è è precario, incerto, mal retribuito e sottopagato. Ed è anche per queste ragioni che Ferrero ha esortato a non mancare all’appuntamento dell’8 e del 9 giugno.
Questo ha voluto esporre Paolo Ferrero, perché è questo da sempre il ruolo, il compito che svolgono le persone che appartengono alla sinistra radicale, i comunisti in questa società:
la denuncia del dramma di tante famiglie, che diventano sempre più povere; l’esecrabile guerra in Ucraina; il genocidio e la pulizia etnica a Gaza e in Cisgiordania; l’aumento delle spese militari; la partecipazione di lavoratori, precari, studenti e pensionati al voto dell’8 e il 9 giugno, per i referendum sul lavoro e per il diritto di cittadinanza.
p. s. nota sul genocidio, e la pulizia etnica, del popolo palestinese:
provate a guardare uno dei tanti video (quelli autentici, senza ritocchi e intelligenze artificiali) che in queste ore di massacro, e occupazione illegale di quei territori, ad opera dell’esercito israeliano, stanno circolando in rete. E provate a guardare negli occhi di quei bambini di Gaza che ci chiedono, con i gesti semplici di quelle manine, sottili e ingenue, di far smettere di lanciare bombe contro di loro. E altri che ci chiedono cibo e acqua, perché da tre mesi ne sono privati.
Provate a farlo e, se ci riuscite, trattenete le lacrime. Mi chiedo, come non vedere nella profondità di quegli occhi, di questi nostri figli e nipoti, che si sta consumando la disumanità di un mondo, che pretende di essere democratico e rispettoso dei diritti umani.
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente















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