NARDO' - La Settimana Santa, che inizia con la Domenica delle Palme e si conclude con la Domenica di Pasqua, è un tempo denso di riti religiosi e tradizioni popolari. In questi giorni si rievocano gli ultimi momenti della vita terrena di Gesù: la Sua Passione, la Sua Morte sulla croce, la Sua deposizione nel Sepolcro e la Sua Risurrezione.
È un periodo vissuto come un’autentica catarsi fisica e spirituale, orientata alla purificazione del corpo e dell’anima da ogni impurità.
Per questo motivo, anticamente, le donne si dedicavano con particolare attenzione alla cura dell’igiene personale, della casa, della biancheria e di ogni suppellettile. Le abitazioni venivano sottoposte a pulizie profonde, per renderle linde, ordinate e accoglienti. I mobili venivano spostati, spolverati, puliti con uno straccio imbevuto di acqua e sapone di Marsiglia per poi essere lucidati con olio rosso o paglierino. Le pareti, annerite dal fumo dei camini, erano trattate con la candeggina per restituire loro il bianco originario. Le posate venivano bollite per essere purificate, mentre le vetrine delle cristalliere venivano allestite con “li cose fine”, i servizi più preziosi di piatti e cristalli, custoditi per le grandi occasioni. Per il lavaggio della biancheria veniva fatto “lu cofanu”, utilizzando acqua bollente e cenere, mentre gli abiti erano rinfrescati con “la lissia” e poi accuratamente stirati per essere indossati durante le celebrazioni religiose. Le case erano addobbate con fiori e piante. Nell’aria si diffondeva un profumo intenso di pulito, capace di trasmettere per giorni una piacevole sensazione di freschezza e leggerezza. Tutto doveva essere impeccabile per festeggiare la Santa Pasqua e per accogliere nelle case i chierichetti e il sacerdote che impartiva la benedizione pasquale.
Accanto alla cura della casa, trovava spazio anche la tradizione della preparazione dei dolci tipici da condividere con parenti e amici, in un clima di partecipazione e convivialità che rafforzava i legami familiari e comunitari.
I dolci pasquali tradizionali erano:
-La “palomba”(colomba) preparata con pasta di pane o pasta frolla, con un uovo sodo al centro, simbolo di vita nuova, abbondanza e fertilità.
-La “pupa” dolce o salata, con un uovo sodo nella pancia, simbolo di fertilità, di pace e di felicità domestica. Veniva decorata con zuccherini colorati e nastrini rossi, in segno di amore e di passione ed era destinata alle bambine ma era anche il dono del fidanzato alla fidanzata o del giovanotto che si voleva dichiarare alla futura sposa.
-Lu iaddhruzzu” dolce o salato, simbolo di virilità e portafortuna, era invece destinato ai maschietti.
-Nelle famiglie più abbienti si preparava l’agnellino di pasta “di mendula” (pasta di mandorla), simbolo del sacrificio, dell’innocenza e della bontà di Gesù;
-“Li pitteddhre” (crostatine di pasta frolla a forma di stella ripiene di mostarda o cotognata);
-Li taraddhruzzi “nasprati
-“Li scagliozzi”.
-“Li amaretti”.
Per quanto riguarda l’aspetto spirituale in preparazione della Santa Pasqua. ogni sera della Settimana Santa, in Cattedrale, quando ancora non si celebrava la messa vespertina, un padre predicatore teneva un sermone sulla Passione di Cristo. I fedeli vi partecipavano numerosi e con profonda devozione, portando ciascuno da casa una sedia, che rimaneva in chiesa per l’intera settimana ad uso personale. I pochi banchi disponibili erano riservati agli anziani, che li occupavano con largo anticipo rispetto all’orario stabilito. Inoltre i fedeli, durante la Settimana Santa, si accostavano al Sacramento della Confessione per arrivare purificati alla celebrazione eucaristica della Santa Pasqua. La Settimana Santa era un periodo di silenzio , di penitenza e di riflessione.
Resta viva la memoria di nonna Ninuzza, scomparsa due anni fa all’età di 101 anni. Grazie a lei, la Settimana Santa rivive ancora oggi nei suoi racconti, che continuano a trasmettere non solo i riti e le tradizioni, ma anche le profonde emozioni che li accompagnavano.
Mariella Adamo e Lucia Bove
















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