NARDO' - Gene Gnocchi arriva in provincia con il suo nuovo spettacolo e si dimostra per quel che è: versatile, istrionico, stralunato (ma solo per finzione scenica) e innamorato della vita.
Tanto da avere due desideri: far ridere il pubblico, e sentire il suo calore e i suoi applausi, e ridere di gusto, a sua volta.
Oggi a Nardò (Teatro Comunale, ore 21) porta in scena “Cose che mi sono capitate... ancora”, spettacolo scritto da Eugenio Ghiozzi che poi è sempre lui, perché Gnocchi è un “nome d'arte”.
Quanto ci sarà di autobiografico, allora, in questo testo?
“Si tratta solo di raccontare la contemporaneità – dice l'attore emiliano – che viene solo filtrata dalla mia sensibilità di osservatore. Voglio portare in scena un pezzettino di realtà dei nostri giorni”.
Fare mille chilometri per “affrontare” un pubblico vero, che ride, che batte le mani ma anche che critica e dissente se lo ritiene opportuno. Perché un celebrato personaggio della tivù sente l'esigenza della prova teatrale?
“In teatro ci sarà gente che si è spostata da casa per venirmi a sentire, viene proprio per me, per vivere un'emozione da vicino – spiega Gnocchi – e chi fa questo lavoro non lo fa certamente pensando alla televisione ma cercando di far ridere le persone che si trova davanti. La televisione viene di conseguenza e si fa per mantenere un'affezione. La tivù mi può mancare ma non può essere assente, per un attore, il contatto con il pubblico dal vivo. Questo è un lavoro che fai in questo modo, poi si puoi fare anche la televisione ma è la prova teatrale che ti rivela subito che quel che dici va bene, è divertente oppure no. In tempo reale. Il resto ti dà solo un riverbero di quel che il pubblico prova per l'attore”.
Ma Gnocchi, che tiene tanto a far sorridere il prossimo, ride mai di gusto per qualcosa o è, nel suo privato, una persona triste?
“Io ho una compagna con la quale condivido delle gran risate – spiega il comico – e rido anche di cose quotidiane, di piccole storie. L'altro giorno vedevamo un cane che correva, poi è caduto da solo. E' stata una “paperissima” in diretta e anche molto divertente. Tento di ridere di tutto e non mi viene da sforzarmi nel farlo anche se anche in questo ambito serve una misura. Ricordo uno dei miei primi monologhi su di un funerale: la gente rideva tanto ma anche perché evitavo di esagerare. Uno dei segreti della vita resta comunque quello di non smettere mai di ridere”.
Puglia, Salento, Lecce: quanto quel “rompipallone”, rubrica fissa e apprezzata di Gene Gnocchi sulla Gazzetta dello Sport, ama questa terra?
“Non lo dico per accreditarmi simpatia ma Lecce è una delle più belle che io abbia mai visto al mondo e ci torno sempre volentieri. Sono legato da grande affetto alla vostra terra anche per un singolare episodio: alcuni anni fa mi sono allenato con la squadra Primavera quando i giallorossi erano in Serie A. Era il 2009, l'allenatore era molto simpatico e quella giornata fu divertentissima. Ho comprato anche alcuni mobili a Lecce e quando li guardo mi trasmettono un po' della bellezza del vostro Salento”.
Come Checco Zalone anche Gene Gnocchi è un avvocato. Che ha scelto, ad un certo punto, di far altro.
Ah, certamente... studiare Legge, aprire uno studio, fare un concorso, traccheggiare in attesa di qualcosa di meglio. A volte ci sono attività e corsi di studio che rappresentano un "parcheggio" in attesa della grande occasione della vita. Che a volte arriva ed a volte no. E quando non arriva si resta a fare l'avvocato.
















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