NARDO' - Dario Muci torna nella culla della canzone popolare salentina: i saloni dei barbieri.
E' in uscita il suo ultimo progetto discografico: Rutulì - Barberìa e canti del Salento, che è un omaggio agli Ucci, i cantori di Cutrofiano, ed al repertorio suonato nelle sale da barba del Salento.
Il disco è interamente dedicato a Uccio Aloisi, Uccio Bandello e Leonardo Vergaro.
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Lupo editore
Arci Tuglie
Presentano
Rutulì - Barberìa e canti del Salento di Dario Muci (Lupo editore)
Domenica 7 luglio ore 22 contrada Aragona a Tuglie
(all’ingresso di Tuglie venendo da San Simone)
I canti riproposti fanno parte di quel repertorio della tradizione orale che attraversa l’Italia, arriva nel Salento con il carico di un cospicuo repertorio di canti narrativi che proviene prevalentemente dalle zone alpine del nord.
Fondamentali, nel contesto di questo nuovo progetto musicale, la chitarra e il mandolino, che sono strumenti principi della barberìa. Saloni da barba, veri e propri salotti dove si potevano anche ascoltare le novità della musica colta, oltre al repertorio classico di ballabili e serenate.
I canti di questo disco, completamente rivisitati, mantengono le linee originali eseguite dai cantori di Cutrofiano, con variazioni introdotte in fase di arrangiamento. Ai classici salentini più famosi come Rutulì e Ninella mia de Calimera seguono brani come Costantino, un canto che risale alle guerre del Risorgimento, gli alpini lo conoscono come “Portantina che porti quel morto” o “La licenza del soldato”. Giulia, un canto presente in alcune regioni del nord.
La barca di Roma, anche questo di provenienza settentrionale, richiama le migrazioni di fine ‘800 inizi ‘900 per l’America. La vena dell’amor (detta anche “Cava più giù signore dottore”), sulla scia dell’ “Uccellin de la comare”, si presenta sempre maliziosocin le allusioni nei versi, tipica ricostruzione di molti testi con dichiarazione di desiderio amoroso. La figlia dell’oste, una romanza risalente molto probabilmente al primo concilio vaticano. Nunna nunna, un canto che molti contadini del Salento avevano ascoltato durante la loro permanenza lavorativa in Basilicata e in Campania.
Naturalmente non mancano i ballabili: una Polka e una Mazurca, brani che appartengono al repertorio suonato nelle sale da barba (saloni). Fino alla metà degli anni ’50 molti barbieri erano suonatori di strumenti a corda, un retaggio derivato probabilmente dalla presenza spagnola nei secoli passati. Negli ultimi intervalli vuoti, durante la settimana, svolgevano attività musicale e chiunque poteva apprendere lo studio di uno strumento: chitarra, mandolino, violino.
Con il musicista di Santa Maria al Bagno hanno suonato alcuni dei più raffinati interpreti, rappresentanti genuini dell'identità canora di questa terra: Antonio Calsolaro (arrangiamenti chitarra e mandolino), Massimiliano de Marco (chitarra, voce), Vito de Lorenzi (tamburi del Salento), Roberta Mazzotta (violino), Marco Bardoscia (contrabbasso), Rocco Nigro (fisarmonica), Andrea Doremi (tuba), Antonio Castrignanò (voce), Giancarlo Paglialunga (voce), Claudio “Cavallo” Giagnotti (voce), Cosimo Giagnotti (voce).
Dario Muci non è più una sorpresa per nessuno: ricercatore di tradizioni orali oltre che musicista. Ripropone la cultura musicale salentina dal 1997 rispettandone l'anima; non per nulla è discepolo del maestro Luigi Stifani di Nardò, barbiere violinista e massimo “informatore” sul “tarantismo” in Puglia.
















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