NARDO' - Un posto da consigliere comunale: è bagarre per tre candidati. Pippi Mellone, Giuseppe Tarantino e Gianfranco Rizzo dovranno aspettare il 17 aprile del prossimo anno per avere una risposta definitiva. E, a sorpresa, un altro posto è a rischio: quello del candidato sindaco Giancarlo De Pascalis. E sarebbe davvero il colmo.
Consiglio comunale: una poltrona per quattro. Il Consiglio di Stato avrebbe accolto il ricorso del giovane esponente di Fli assistito dall'avvocato Pietro Quinto, sospendendo l'efficacia del provvedimento del Tar di Lecce (quello con cui Giuseppe Tarantino di Progetto Nardò veniva integrato nel Consiglio comunale al posto dello stesso Mellone) e riservandosi la decisione "nel merito" e cioè il 17 aprile quando verrà discusso anche il ricorso del terzo contendente, Gianfranco Rizzo del Pdl.
Quel giorno, in pratica, si saprà chi dei tre siederà nell'assise neritina. Vi è da dire che se il Consiglio comunale non avesse provveduto celermente a provvedere alla surroga dello stesso Mellone con Giuseppe Tarantino, ora Mellone sarebbe ancora in Consiglio. E' un particolare non di poco conto visto che se il Consiglio di Stato, quindi in appello, Mellone dovesse essere considerato legittimamente ed a tutti gli effetti consigliere comunale, avrebbe “perso” circa cinque mesi di attività. Mellone, in effetti, ha comunicato celermente di aver proposto ricorso in appello ma, due giorni dopo la comunicazione, venne riunito il Consiglio comunale per effettuare la surroga e far entrare Tarantino che, in quella sede, lanciò una dura serie di strali contro lo stesso Mellone.
Uno strascico spiacevole che ora viene stigmatizzato da Noi X Nardò. Il coordinatore Mino Natalizio, infatti, biasima le dichiarazioni rese da Giuseppe Tarantino in consiglio comunale e particolarmente quelle con cui ha definito “un abusivo” Pippi Mellone per aver ricoperto la carica di consigliere comunale al suo posto prima che il Tar gli desse ragione. “Dopo la discussione di ieri davanti al consiglio di Stato - aggiunge Natalizio -, sembra infatti probabile che tra pochi mesi, Tarantino debba abbandonare lo scranno di Palazzo Personè. Intanto, mentre attendiamo di conoscere almeno un'iniziativa di Giuseppe Tarantino, ci permettiamo di suggerirgli di valutare con serenità l'ipotesi di onorevoli dimissioni o quantomeno di tenere lo stesso corretto comportamento di Pippi Mellone ed astenersi dall'attività amministrativa in attesa della decisione finale”.
Concludiamo con una curiosità: una recente sentenza, per altro citata dallo stesso avvocato Quinto venerdì a Roma, prende in esame una fattispecie singolare avvenuta in un'altra città dove la coalizione del primo turno si è disintegrata al secondo. In quel caso il candidato sindaco (a Nardò sarebbe Giancarlo De Pascalis) non è entrato in consiglio favorendo l'ingresso, al suo posto, di un consigliere. In questo caso sarebbero due, tra Mellone, Tarantino e Rizzo, a entrare nell'assise. Tutto ciò, a ormai sei mesi dal voto, pare una puntata di “Oggi le comiche”.
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E’ stata pubblicata l’ordinanza della quinta sezione del Consiglio di Stato sul ricorso d’appello proposto da Pippi Mellone contro la sentenza del Tar di Lecce che aveva portato in consiglio comunale Giuseppe Tarantino al posto dello stesso Mellone. L'avvocato di quest'ultimo, Pietro Quinto, afferma in una nota che “la quinta sezione ha ritenuto meritevoli di approfondimento i motivi illustrati nel ricorso d’appello e, dovendo altresì trattare congiuntamente l’altro ricorso d’appello avverso la medesima sentenza proposto da Gianfranco Rizzo (anche lui aspirante al seggio di consigliere comunale), ha accolto l’istanza cautelare ai soli fini della fissazione della udienza per la decisione nel merito”.
Paolo Gaballo, difensore di Giuseppe Tarantino, precisa: “solo all’esito di tale udienza (17 aprile 2012) si conoscerà chi tra i tre contendenti siederà definitivamente in consiglio comunale e, fino ad allora, per effetto della sentenza del Tar Lecce, Tarantino rimarrà legittimamente in consiglio comunale”. Il consigliere comunale di “Progetto Nardò”, Giuseppe Tarantino, non si risparmia una polemica velenosa: “Dopo le inopportune e falsate indiscrezioni apparse prima su alcuni siti locali e poi su importanti organi di stampa riguardanti la telenovela che, mio malgrado, mi vede coinvolto, circa la spettanza o meno del seggio in Consiglio comunale, sono costretto a smentire tutte le notizie troppo frettolosamente pubblicate che hanno contribuito a dare fiato a soggetti che perdono sempre l’opportunità di fare bella figura standosene zitti. Nessuna fretta o mancanza di cautela c’è stata da parte del Consiglio comunale nel momento della mia surroga, perché ha soltanto obbedito e preso atto di quanto disposto nella sentenza del Tar di Lecce che prevedeva comunque la sostituzione di Pippi Mellone con il sottoscritto”.
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LETTERA DI RIZZO
Non posso non intervenire nel dibattito che si è aperto sulla vicenda relativa all’attribuzione di un seggio di consigliere nel Consiglio comunale di Nardò, in quanto anch’io sono in corsa.
Non entro nel merito delle dichiarazioni espresse da altri concorrenti, ma intendo solo affermare che attendo la decisione del Consiglio di Stato con molta serenità e con convinto rispetto; così come mi sono comportato dinanzi alle determinazioni della Commissione elettorale e del Tar, pur ritenendo che la loro interpretazione della legge non fosse adeguata a quanto la stessa indica, anche in base al parere di tecnici, tra cui funzionari del nostro Comune, preparati e abituati a svolgere simili operazioni, cui va il mio più vivo apprezzamento per la disponibilità e la professionalità.
Se questi organismi, inoltre, hanno interpretato diversamente la norma vuol dire che, in fondo, non è chiara, per cui si richiede ulteriore verifica con il Consiglio di Stato.
Più volte ho dichiarato che la scelta di proseguire nei vari gradi giurisdizionali trova la motivazione, oltre che nella soddisfazione di raggiungere un obiettivo personale, essenzialmente nella corresponsione alla fiducia espressami sia dal partito politico, il PdL, che mi ha candidato sia dai tanti cittadini, che hanno ritenuto la mia persona degna di rappresentarli.
Finché non si perverrà alla definitiva determinazione, nessuno può ritenersi eletto, ma proprio perché in corsa per essere componente del Consiglio comunale, l’organismo cittadino più alto a rappresentare l’intera città e la palestra più significativa per dimostrare capacità di confronto dialettico ma non lesivo dell’altrui dignità, bisogna conservare compostezza politica, fiducia nelle istituzioni e nei suoi organismi, rispetto dei concorrenti e degli interlocutori.
Ritengo che qualsiasi altro atteggiamento inficia la dignità dello stesso Consiglio Comunale e manifesta, più che una ricerca di essere presente per operare per il bene comune, un’ambizione per soddisfare se stesso.
D’altra parte chi intende operare per il bene di Nardò non necessariamente deve essere consigliere comunale, assessore o sindaco.
Nardò è un campo aperto e molti posti sono a disposizione nella politica con appartenenza a partiti politici, nella cultura e nel sociale.
E non solo nel Palazzo.















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