NARDÒ - "Nardò su Italia1: 22 anni fa". Un domenicale tutto da leggere. Una riflessione per chi assapora ogni giorno il gusto dell'obbedienza al piccolo sovrano.

Nardò non è arrivata su Italia1 nell'estate del 2017 con Battiti live, ma più di 20 anni fa con il Karaoke di Fiorello (Beppe Fiorello per quel periodo). Non per una sola serata, ma per più serate consecutive nella fascia più vista della rete. Il programma non fu visto da 924mila telespettatori come per Battiti ma da 2 milioni e 300mila di media. Quasi il triplo di oggi, dunque, da moltiplicare per le due serate trasmesse.
E indovinate un po'? Dopo quelle puntate il turismo NON si impennò, NON ci fu alcuna ricaduta positiva di immagine sul territorio anche se il nome 'Nardò' venne urlato qualche volta al microfono esattamente come oggi. Il motivo? Lo spettatore da casa non registra questi nomi di città perché sono eventi itineranti, uguali a se stessi a prescindere dal luogo specifico dove si monta il palco. Per il telespettatore seduto in poltrona importa il 'cosa' viene trasmesso, non il 'da dove' si trasmette. Quando siete davanti alla TV, vi importa davvero sapere dove si svolge il MotoGP? Ci fate caso? Oppure guardate e basta?
E anche se importasse il 'dove': perché mai lo spettatore da casa dovrebbe interessarsi a Nardò solo per delle inquadrature degli alberi di via XXV Luglio? Perché la TV ha mostrato solo quelli: gli alberi di via XXV Luglio. Si punta al mirabolante turismo dei botanici? Dei primati arboricoli?
La verità è che Battiti è stata una bella serata organizzata da Radionorba dove i neritini si sono comportati benissimo. Non è stato uno spot per Nardò ma un tentativo di spot per il sindaco che ha provato a far credere che fosse opera sua (anche 'mpuzzandosi sul palco, non invitato). Uno spot per il sindaco pagato coi soldi (tanti soldi) di tutti i neretini. E siccome si devono giustificare i tanti soldi spesi, si racconta la favola dei ritorni economici e di immagine. Che non ci sono e non ci saranno.
Ben vengano serate come questa ma possibilmente da ripetere come si fa nelle altre città (e come si fece a Nardò ventidue anni fa) e cioè: senza prendersi meriti che non si hanno e senza raccontare favole.
Raffaele Bruno















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