NARDO' - Il sorprendente libro di Giuseppe Mario Potenza in questa recensione di Luigi Nanni.
E’ sempre cosa utile parlare di libri. Scritti e non semplicemente citati. E anche sorprendenti, perché si tratta di materia viva sin dalla prima pagina nel rapporto tra cittadino e istituzione.
Un libro di straordinario valore quello dello studioso Giuseppe Mario Potenza (Municipio e Governo Centrale- Echi di Cronaca ed. Pensa),dove l’Autore (nomen omen) traccia un profilo di rara efficacia sul crinale della storia politica e delle istituzioni, partendo dal municipio romano per addentrarsi poi velocemente verso il periodo post-repubblicano e il declino dell’età imperiale.
Tutti i periodi sono però rappresentati e attentamente indagati, sino alla stretta attualità, volendo stabilire una continua linea di connessione tra cittadino, in quanto protagonista attivo, e istituzione che pure lui concorre a determinare. Si tratta del cittadino che prende per mano e che mette in guardia, quasi a volerlo coinvolgere in maniera consapevole. Artefice del proprio destino e della stessa istituzione di cui non potrà fare a meno. Un continuo “scambio” che alla fine attesterà la bontà dell’operazione e del grado di sviluppo democratico di una comunità.
D’altra parte l’Autore di tanti studi, si avvale di una lunghissima esperienza lavorativa nell’apparato burocratico e se da una parte “registra” posizioni e situazioni inedite anche per i nostri tempi (vale a dire, che bisognerebbe recuperare qualche aspetto “antico” del rapporto cittadino-istituzione), dall’altra non viene mai meno al compito di esprimere “il proprio punto di vista”.
Si tratta di un’operazione coraggiosa e lucida, che passa dal groviglio di carte, di un Diritto spesso maltrattato e anche dimenticato. Senza dire della degenerazione politica e del malaffare. Ma anche delle stesse leggi – pare di capire – farraginose e talvolta non rispondenti all’applicazione del diritto dei cittadini. Insomma, la crisi della giustizia, a cui in tanti (compresi gli stessi operatori) mostrano di essersi rassegnati. E lo fa con una scrittura agile, immaginifica, a volte romanzesca, niente che possa sembrare il “saggio” da aula universitaria, semmai utile da tenere sul tavolo e dargli di tanto in tanto un fugace sguardo. Si tratta, invece, di materia che di continuo interroga l’apparato centrale e periferico, tale da costituire materia portante del moderno dibattito politico. E’ certo, comunque, che l’Autore mostra una totale “propensione” per la materia “cittadino-istituzione” e lo fa con uno sforzo deliberato a voler dimostrare l’”arretratezza” del cittadino stesso rispetto al ruolo che gli dovrà competere.
Un cittadino che, tutto sommato, conta ancora poco e gli stessi strumenti offerti (è il caso del referendum) non lo pongono al riparo dell’oblìo e dell’irrilevanza. Infatti – scrive Potenza, non nascondendo un sano scetticismo – l’ordinamento italiano non presenta occasioni significative di rispetto dei cittadini - citando la cosiddetta class action, una sorta di araba fenice in salsa italiana. Aggiungiamo, tante chiacchiere per poi non voler procedere. Ma, per fortuna, non mancano situazioni incoraggianti. E’ stato il caso (il Tar di Lecce, ma anche altri) della vittoria conseguita da comitati di cittadini legittimati a chiedere al comune l’adozione di atti urgenti per porre rimedio a inconvenienti di inquinamento ambientale. L’Autore non si nasconde e anzi lo dice a chiare lettere: il vero problema della democrazia in Italia (si fa sentire forte negli ultimi tempi) è la carenza di partecipazione popolare.
Lasciamo stare per una volta le elezioni e la relativa forte astensione (comunque da non sottovalutare), ma la mancanza di partecipazione, alla fine, procura deriva plebiscitaria e finanche tirannide, variamente ammantata. Qui non si vuole approfondire soltanto questa parte del ponderoso libro di Giuseppe Mario Potenza ma, è certo, lo stesso Autore sembra volergli dare un occhio di riguardo. Perché, a ragione, lo ritiene decisivo per tutti noi, chiamati a compiti di responsabilità. Portatori come siamo di diritti e doveri, nella costruzione di una società – aggiungiamo - dove “sia bello vivere”.
LUIGI NANNI
P.S. La seconda edizione del saggio è stata presentata l’8 maggio nella Sala Convegni del Seminario. L’incontro organizzato dall’Amministrazione Comunale e dall’Azione Cattolica della Diocesi di Nardò-Gallipoli si è tenuto in memoria del giurista Vittorio Bachelet (Potenza ne ha seguito un suo corso), ucciso in un agguato dalle BR a Roma il 12 febbraio 1980.















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