PDM - Dài, andiamo a votare: scorrendo le liste qualcosa di buono si troverà...
IL “CAPPOTTO” DI EMILIANO E IL “SUICIDIO ASSISTITO”DEL CENTRODESTRA
CAMPAGNA IN TONO MINORE. IL PERICOLO-ASTENSIONE
Diciamo la verità. Le elezioni regionali pugliesi non passeranno alla storia né come quelle più combattive e nemmeno per l’incertezza del verdetto, risultando ormai largamente scontata la vittoria di Emiliano e dunque del centrosinistra; dall’altra si registra il suicidio politico del centrodestra che si è frantumato nelle due improbabili candidature di Schittulli e Poli Bortone, schierati l’un contro l’altra. Una sorta di cruda vendetta senile, data l’età dei partecipanti. Le urne, come sempre, diranno la loro e a quelle ci si atterrà. Non si vuole qui svalutare la contesa e nemmeno denigrare la partecipazione. Di sicuro, ci sono molte buone intenzioni ed è legittimo aspirare a quella carica. Cosa diversa è quella di sapere cosa si andrà a fare.
L’istituto regionale (per la Puglia, però, il giudizio non è negativo) ne esce a pezzi. La corruzione dilagante non è stato un fenomeno passeggero. La portata del malaffare è stata così pervasiva da doversi chiedere se tra le tanti leggi, quella dell’abolizione delle Regioni, non potesse stare nell’agenda di governo. Altrochè abolire le Province!
Ma non sono riusciti a fare nemmeno quello, creando una confusione di ruoli e competenze che ha finito per peggiorare la situazione! Il tam-tam creatosi per la loro abolizione, alimentate da illustri “opinionisti”, poi pentitisi, (le si potrà pur sempre ridurre, accorparle, renderle più funzionali, non fosse altro per la “prossimità” di amministrazione che riuscirebbero ad assicurare), ha fatto perdere di vista la dilagante corruzione delle Regioni, con un personale politico ben addentrato nelle pastoie del potere e incurante di ogni controllo, sapendo peraltro come poteva essere aggirato.
Si è manifestata in questo modo una crisi di rappresentanza, in uno scenario reso arido dalla crisi della politica tout-court, dalla disaffezione verso i partiti, resi contenitori di istanze, ma ancorati a figure elitarie, quelle che dettano il “verbo” in tante trasmissioni televisive. Ecco, qui sta il punto. Se è tutto cambiato, come talvolta sin troppo facilmente si dice, è cambiata anche una “normale” campagna elettorale. Uomini e donne alla ricerca affannosa delle loro “truppe”, spendendo il proprio curriculum, la propria fede, la propria passione. Ma anche tante difficoltà a raggiungerle, se si adombra una consistente astensione dalle urne, cosa che bisognerebbe comunque evitare, volendo sperare in un cambiamento.
Il fatto riguarda ciascuno di noi, ma è indubbio che i giovani soffrano maledettamente. Verso di loro si sta consumando una cosciente esclusione sociale. Addirittura, stanno peggio rispetto a ieri. La mancanza di lavoro e l’accesso allo studio sono le piaghe del nostro tempo. La stessa Puglia registra l’emigrazione di migliaia di giovani diplomati e laureati. Fenomeno che, comunque, riguarda molte regioni italiane, in particolare nel Mezzogiorno.
Perché, poi, tutto è concatenato: la disoccupazione generale (oltre il 13%), quella giovanile (pensate, la si considera sino ai 29 anni; sfiora il 50%!, in discussione la proposta del “reddito di cittadinanza”), gli investimenti (al Sud, necessari in agricoltura, pesca e turismo), le politiche di sviluppo generale. E un bel colpo ha colpito il Welfare italiano, iniziato con la chiusura di ospedali, a cominciare da quello di Nardò. Il tutto inserito nella difficile congiuntura italiana, fatta di bassa crescita e di forte debito pubblico. Cosa, dunque, potranno dirci queste “Regionali”? E’ evidente che qualcosa diranno, in termini di “coloritura politica”, finanche di sostegno al governo Renzi o di qualche crepa nel suo risoluto programma (ricordiamo, en passant, l’ostilità alla riforma della “Buona Scuola” e la blanda legge anti-corruzione).
Ma è certo, comunque, che tra le tante crisi che attraversiamo, quella economica desta le maggiori preoccupazioni. Tutti i dati concordano nell’analisi di una società italiana ingiusta, con forti sperequazioni, quali si possono essere individuate soltanto in un qualche paese centroamericano. Dove l’ascensore sociale è bloccato, a danno delle categorie più deboli. E costretti sempre a rivolgere lo sguardo all’Europa, che un giorno ci incoraggia e il giorno dopo ci ammonisce. Sempre su una china pericolosa, alimentata da quanto succede in Grecia e Spagna, anche dal punto di vista di nuovi protagonismi politici.
Però, per una volta e per un giorno, sgombriamoci la testa da tanti affanni e domenica 31 maggio andiamo a votare. Vedrete che a scorrere i nomi non mancheranno quelli che meritano la vostra fiducia.
LUIGI NANNI















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