NARDO' - Social e manifesti come moderno campo di battaglia. Ma, poi, sarà tutto vero?
“LA CAMPAGNA di PRIMAVERA” di MELLONE
Il Bilancio di Previsione come mix tra politica e “guerra”
Quella di quest’anno sarà ricordata come “La Campagna di Primavera”. Parliamo di politica e non di guerra, anche se, alla fine, di questo (ma solo un po’) potrebbe trattarsi, stante il clima astioso che si respira in città. Brevemente si dirà di quanto è successo con le ultime elezioni amministrative, più diffusamente del momento politico e di alcuni dei suoi protagonisti.
Quello che più colpisce è la “tecnica militare” messa in atto dai vincitori delle elezioni dello scorso giugno nel presentare il Bilancio di Previsione 2017. Insomma, per i pochi che non hanno dimestichezza con le regole e i tempi amministrativi, si tratta di “tutte quelle cose” che i nuovi governanti “intendono fare in futuro”. Insomma, tutto quello che serve alla città … cittadini compresi. Alla fine, il programma di chi ha vinto e deve governare e, comunque, qualcosa che ricorda quelli confezionati a tavolino da partiti o coalizioni, prima di una campagna elettorale. Poi, per curiosità, a distanza di tempo, si è andati a verificarli, per constatare che davvero poco è stato realizzato. Ma questo lo si dice in termini generali.
Stavolta il nuovo governo cittadino non s’è fermato all’enunciazione. Qui – hanno pensato - si tratta di usare le maniere forti e farsi sentire. Con le buone e le cattive. Come? Con un qualcosa che non s’è mai visto (a Nardò, di sicuro): una sorta di guerra senza quartiere (reale e metaforica), profluvio di manifesti, diremmo, tematici (e vi aggiungiamo i Social), dove sono in tutta evidenza elencati i settori da trattare, la cura dei tempi rappresentati ed esposti, le cifre di riferimento. Insomma, impegni che s’intendono prendere (e ricordando quelli già rispettati). E’ vero, non è vero? Cifre adeguate o al di sotto delle necessità? Infine, c’è altro in ballo? E’ evidente, ciascuno fa la sua parte, è quello che la maggioranza dichiara. Banalmente, sta alla minoranza (sempre che esca dal letargo), farsi sentire e contestarle.
Arriva sempre il momento di dover consolidare il risultato ottenuto con la vittoria. Succede in tempo di pace (è il caso nostro) e in tempo di guerra. Nel primo caso, ad esempio, con la vittoria in una competizione elettorale si prende il potere (detto in senso lato, da Mellone, Capoti, De Tuglie ecc) e fisicamente le stanze, le carte, le scrivanie, i tavoli, le sedie occupate dai precedenti amministratori (Risi, Falangone ecc) che, messi per un periodo più o meno lungo all’angolo, forse meditano la rivincita, ove si presentassero le condizioni.
In tempo di guerra, invece, i vincitori s’impadroniscono del bottino e succede anche che eliminino i nemici (stavolta in senso reale). Se indulgenti, li risparmieranno o li metteranno alla gogna. Tecnica, quest’ultima, proveniente dal passato (ma è tornata in auge!) quando, volendo infierire sul nemico gli si appendeva un cartello al collo per fargli dire, senza mediazioni: “sono un ladro” oppure “sono un traditore” o, aggiornando il lessico, “sono un deficiente” (poco è mancato, di recente, con manifesti che “attaccavano la persona. Da una parte e dall’altra. Siamo ovviamente nella declinazione del primo caso e, per fortuna, non ci sono questioni irreparabili in campo.
Resta il fatto, però, che questa “campagna” pubblicitaria portata avanti dall’amministrazione Mellone (c’è forse un Think-Tank all’opera che agisce in incognito), “arma letale” in tempo di pace e in tempo di simil-guerra, non ha eguale nella storia repubblicana della città. Una sorta di manuale della comunicazione politica o pubblicitaria tout-court, tesa al confezionamento dello Slogan definitivo, a scalfire la patina di diffidenza che resiste nonostante tutto (è stata, certo, una delle “armi” vincenti per la sua vittoria). E, allora, senza perder tempo, a passo di carica. Cosa c’è di più efficace dell’azione su più fronti, necessaria per annichilire l’avversario politico? Il voler battere il ferro finchè è caldo? Talvolta una contrapposizione a prescindere, un voler evidenziare la propria azione senza raffrontarla con la precedente oppure fare proprio questo, far capire dove loro hanno sbagliato e dove s’intende correggere, dove loro non hanno agito e dove si è già cominciato a fare.
E’ il caso sbandierato della riduzione della tassa dei rifiuti (10%) così come per i parcheggi e qualcos’altro ancora. Qui non si parla di sfumature, che dovrebbero essere sempre cinquanta, ma di utilizzo di grosse spatole e pennelli necessari a dipingere una tela con colori accesi. Che costituiscono poi gli argomenti che hanno fatto parte della campagna elettorale. Ovviamente, il fatto che si dica una cosa o che si scriva, non è detto che risponda a verità. Bisognerà sempre aspettare. Intanto, però (credo che qui stia l’efficacia della campagna), le cose vengono dette. Poi, si considererà se c’è qualcuno che vede e provvede.
E, allora, sotto con l’Artiglieria dei Lavori Pubblici, con gli obici puntati ad alzo zero su scuole da risanare, illuminazione pubblica e loculi cimiteriali oppure quanto s’intende fare per Cultura e Turismo (apertura del nuovo Museo della Preistoria). Spicca tra le iniziative quella del “Nuovo modello gestionale del Museo della Memoria. Ci permettiamo di dire che una “voce in capitolo” dovrebbe essere trovata per Paolo Pisacane, presidente APME (Associazione Pro Murales Ebraici), senza la cui opera e dedizione oggi del Museo non si parlerebbe nemmeno. Così come lunga e difficoltosa è la materia che riguarda la Polizia Locale soprattutto sul versante del traffico ( è urgente un nuovo piano) e della mobilità sostenibile.
Sotto questo profilo, l’azione militare “melloniana” mira all’accerchiamento, alla resa incondizionata dei nemici arroccati .Quasi a volerli definitivamente “stanare” dalle postazioni “abusive” conquistate in tutti questi anni. E, dunque, dopo il bombardamento dei cannoni dell’Artiglieria teso a sfiancare il nemico, una volta “bonificato” il terreno (leggi maggioranza schiacciante), si appresta a scatenare la Fanteria (che possono essere i temi trattati nel bilancio di previsione), in un corpo a corpo necessario per la “presa definitiva del potere”. Il clima di litigiosità permanente non fa che confermare questa supposizione.
LUIGI NANNI















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