NARDO' - E non può mancare un video esilarante. Adeguato alla situazione.
ODDìO! Qui affoghiamo in un …mare di guai!
Argomento acque. Consiglio Comunale come terreno di lotta
Insistiamo, partendo da un concetto elementare: nessuno a Nardò, a cominciare dall’amministrazione-Mellone, vuole male ai suoi concittadini; siamo convinti che l’opposizione o, allargando, “quelli di prima”, Risi e compagnia, abbiano lo stesso sentimento. Peraltro, sia gli uni sia gli altri hanno giurato nelle mie mani. E la stessa cosa mi è stata anche suggerita seguendo il ribollente consiglio comunale, monotematico, sulla gestione dei reflui, della condotta o ex che si voglia dire. Insomma, tutta la casistica della gestione delle acque (bianche e nere) che angustia Nardò da qualche anno a questa parte (un po’ meno Porto Cesareo che, “presa in carico” da Nardò, sembra voler dire alla “madrepatria”: “sono fatti vostri!”).
Negli interventi (preceduti dalla precisa e puntigliosa relazione tecnica dell’ing. Barbara Valenzano), passione accesa da una parte e dall’altra. Per dire cosa? Ve lo riferisce il vostro cronista e lo fa come dovesse spiegare la cosa a ragazzi di terza o quarta elementare della Scuola Don Milani di via Crispi. Cose semplici che possono essere ben capite. E, pertanto, non farò l’errore di entrare in disquisizioni tecniche (non è mio compito e non ne sono nemmeno capace), sulla bontà del “nuovo” progetto di fattibilità (chiamato “pilota”) di gestione delle acque rispetto a quello di prima, che pure era stato presentato come la migliore soluzione possibile. Poi marcia indietro (tutto legittimo, ma si dovrebbe meglio spiegare). Un tempo s’è parlato di “tubo” sino ai 3 km, poi ridottisi a soltanto 2 e anche meno, con profondità sino ai 50 metri, il famoso termoclino, che avrebbe assicurato lo scarico a mare dopo la fase di depurazione delle acque. Progetto, oggi abbandonato, con giravolta dell’Acquedotto Pugliese, forse anche su pressione delle migliaia di firme raccolte contro il “tubo”.
Sino ad arrivare all’ accordo siglato tra l’attuale amministrazione e il conforto del Presidente di Regione Emiliano, come appare da uno sgargiante manifesto affisso in città. S’è però detto: cosa ne facciamo di tutta questa acqua? Risposta: una volta depurata (le tabelle sono 4, con l’ultima –dicono – si arriva a un’acqua che gareggia con … Ferrarelle e Uliveto) è un’acqua buona per l’agricoltura. Soltanto che, in agricoltura non se ne può utilizzare più del 20-30%. E la restante? Non possiamo certo far marcire le piante in un lago d’acqua perenne! E il resto? Il bambino della quarta fila – Roberto – risponde prontamente: in mare! Pare una risposta logica. Come mai, visto che ora non si parla più di scarico a mare? E’ così oppure si tratta di un malinteso linguistico? Perché è chiaro che il grande mare riceverà gran parte di “quell’acqua”. Semmai si tratta di non avvelenarlo con acqua schifosa e che si possa sempre continuare a pescare e fare qualche bagno. E, in più, di non correre il pericolo di doverci turare il naso per odori nauseabondi come succede da tempo per gli ospiti di un villaggio vicino a Gallipoli. Di questo si tratta.
Il nuovo “progetto pilota” o “di fattibilità” (che presenta tre opzioni e, dunque, in quanto a tale terminologia, potrebbe avere bisogno di essere affinato, migliorato e reso praticabile; siamo comunque lontani dalla fase esecutiva), prevede una sorta di “lagunaggio” o zona di stoccaggio nei pochi ha di terreno che saranno destinati a detta pratica. Eppoi problemi di depuratore e filtri da risolvere sperando – il verbo è adattissimo – che tutto riesca per il meglio.
Abbiamo spiegato? Così e così, soltanto qualche informazione generica per non incasinarci oltremodo e rendere la materia incandescente, considerato il veleno sparso a piene mani dalle parti in causa.
E allora ci è venuta in mente un’idea: considerata la contrapposizione che esiste tra le parti è forse necessario che stavolta la soluzione non debba essere esclusivamente politica. Meglio: è possibile unire le ragioni delle parti in causa e “comporle” in un progetto efficace e realizzabile? Insomma, un puzzle che accolga la sicumera di Mellone, la contrarietà di Risi, la prudenza e le raccomandazioni del consigliere regionale Casili? Si tratterebbe di un piccolo miracolo. Qui non si sta parlando se fare una palestra o meno, se cambiare in una strada il senso di marcia, oppure finanziare uno studio sui camaleonti di Nardò (come si sa, esistono davvero, varietà Camaleon Camaleon, nella zona dei Pagani). Si tratta, invece, di un’opera colossale che riguarda la gestione delle acque e guai a sbagliare! La ripercussione negativa sarebbe micidiale e toccherebbe ogni comparto produttivo della nostra comunità. E, allora, arriviamo alla proposta: l’opera deve essere ben compresa e condivisa. E, ovviamente, realizzata. Se necessario, si può aspettare ancora un po’, sempre al fine di migliorare il progetto, considerato anche che dal settembre 2015 ad oggi non s’è fatto nulla. Pertanto, allontaniamoci per più di un istante dalla politica (che caccerà i soldi necessari) e lasciamo fare ai tecnici – i migliori possibili – quelli che hanno maturato esperienze incontrovertibili in quanto a efficacia di progetti in tale settore.
Ci piacerebbe anche che non fossimo autarchici nelle nostre pur importanti competenze e chiedessimo lumi in giro (tecnici italiani e stranieri, impegnati in questo comparto). Stavolta non è importante sapere chi è l’assessore al ramo, quale amministrazione porti avanti la cosa (e, con tutto il rispetto, cosa ne pensa Emiliano), ma cosa si sia deciso di fare per risolvere una volta per tutte il problema. Competenze tecniche, pertanto, e di altissimo profilo. Può valere qualche esempio. Elementare. Per costruire una piscina chi deve farlo? Un ingegnere - risponderete. Giusto. Soltanto che non tutti gli ingegneri sanno costruire una piscina che – si sa bene – deve rispondere a criteri tecnici specifici e quell’ingegnere, fermo restando la sua bravura, dovrà sapere almeno come si nuota. La stessa cosa per un campo di calcio. Può un ingegnere saperlo costruire se non ha tirato due calci al pallone o quantomeno abbia visto in vita sua una partita di pallone, allo stadio o Tv? Tutto ciò per dire che dobbiamo chiarirci le idee, non giocare al massacro o tirare ad indovinare.
E allora, approfittiamo in questa settimana di festa, con un po’ di tempo libero a disposizione, per porre le basi per un accordo. E, per meglio sancirlo, fare insieme il precetto pasquale.
LUIGI NANNI















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