GALATONE “DA SBALLO” - MA COSA C’E’ SOTTO IL VESTITO?
Numeri “da capogiro” per le prossime amministrative
E, certo, paradigma e contagio formato esportazione
Intendevo scrivere d’altro, quando la mia attenzione si è fissata sulla cronaca del comune di Galatone, al via alle prossime amministrative. Troppo ghiotta per non essere ripresa. Forse non si rendono conto o fors’anche non si parlano nemmeno tra conterranei, ma a Galatone si stabilirà il record prossimo venturo di candidati a sindaco e di liste presentate. Pensate, almeno venticinque. Non bastava la pagina del giornale e il tipografo ha giocato con diversi caratteri. Debbono aver chiesto rinforzo a qualche loro emigrante dicendo di rientrare subito e dare il proprio aiuto. E menomale che il sontuoso numero non sia stato rimpinguato dalla presenza del M5S, assenti dalla competizione, ma che debbono fare soltanto mea culpa della diatriba sorta tra i due meet up locali che evidentemente avevano ciascuno il loro candidato. In ogni caso, tutto incomprensibile. Apro e chiudo l’argomento augurando che il nuovo sindaco di Galatone (olà!) che salterà da questa giostra riesca una buona volta a pulire quella discarica a cielo aperto nel suo territorio. A memoria, da almeno una quindicina d’anni. A corto di coordinate, dirò che si tratta di area vicina al ponte dalle parti della ferrovia sul tratto Nardò-Galatone. Per tutte le emergenze che tale territorio presenta è sin troppo facile chiamarla terradinessuno.
Per i tanti baldi che concorrono alla carica di sindaco a Galatone, c’è chi non lo vuole proprio fare. A dire il vero, né sindaco, né consigliere. Si tratta del comune di Faeto (“tetto della Puglia”, per essere il comune più alto della regione). Nessuno si è presentato e dunque sarà pronto il commissario prefettizio (non sono mai stati soppressi i prefetti e per conseguenza parliamo sempre di commissari). Qualcuno penserà che tutti siano un po’ stanchi o vogliano godersi le prossime vacanze estive. E’ bastato poco, poi, per appurare che dietro la rinuncia c’è qualche intimidazione mafiosa di troppo e, dunque, è meglio lasciar perdere. Salvo rimediare in futuro, e che la prossima volta proprio quel potere intimidatorio riesca a piazzare il suo uomo (o donna). Per sentirci rinfrancati, in quanto a distanza, centinaia di km, aggiungiamo che si tratta della “mala foggiana”, collaudato appellativo che interessa un buon numero di comuni con in testa San Severo.
E’ vero anche che ci sono sindaci che si battono come un leone o semplicemente sindaci che lavorano a tutto spiano o alla fine soltanto lavorano, ma non mancano quelli minacciati e che ogni giorno stanno con la paura in corpo. E’ evidente che tali amministratori debbano avere il pieno sostegno della loro comunità. E’ successo nel leccese, è successo altrove.
Quella stessa paura che certo non preoccupa Francesco Scupola, noto imprenditore edilizio. Per i pochi che non lo sanno, si tratta del simbolo dell’antiracket leccese, in questi giorni preso di mira da minacce dalla facile interpretazione: (“sei un morto che cammina”) e già noto per il suo impegno per la legalità.
Eppoi (si presume) ci sono sindaci di manica larga. Nel senso della gestione del loro territorio. In diversi comuni salentini. E’ il caso del sindaco di Otranto (là la dinastia dei Cariddi, al voto di giugno si presenterà un suo strettissimo parente). Il villaggio Twiga di Flavio Briatore è bloccato per tutta una serie di inadempienze al PRG. Insomma, abusivismo edilizio per un’area che interessa ben 5 ettari! Punto e daccapo! Sempre la stessa storia e probabilmente sempre lo stesso esito. Che si troverà la scappatoia, la forzatura regolamentare con un paio di avvocati esperti in materia e vedrete che tutto si aggiusterà. Aveva davvero ragione (Briatore) a considerarci babbei e dire che noi il turismo non lo sappiamo fare e pensiamo di ingolosire i turisti con friselle e rucola. Insomma, tutto all’insegna di lavoro (promesso) e territorio (ammaccato).
Tutto ciò quando si è data una risistemata (leggi: proroga) alla questione-lidi e constatare che le spiagge libere cominceremo a sognarcele, mentre nel frattempo i balneari fingeranno miseria, mentre pagano i loro ridicoli affitti.
E non siamo certo fuori tema parlando di migranti. La situazione è seria e forse non lo sappiamo. Sbaglia chi non vede il problema o lo sottovaluta e lo rimanda non si sa a chi. Il Salento è ormai l’approdo naturale per tanti sbarchi. Una questione che tutti davvero sono chiamati ad affrontare. “Restiamo umani”, dice il Papa, volendo significare che dobbiamo fare la nostra parte in termini di aiuto. Peccato che non la pensano allo stesso modo i tanti che pensano di arricchirsi alle loro spalle, a costo della loro vita, imbastendo traffici lucrosi fatti di violenza e complicità, come sempre dice il procuratore antimafia Nicola Gratteri (poco ascoltato e considerato nell’ambiente un rompiscatole), riferendosi all’ennesimo e recentissimo grande scandalo della gestione dei “Cara” in Calabria dove – parole di Gratteri – “ai migranti veniva dato un mangiare che nemmeno i maiali…”
LUIGI NANNI















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