TURISMO: OTRANTO E GALLIPOLI ai PLAY-OFF (MA, CARTE IN REGOLA?)
TANTA ATTENZIONE AL TERRITORIO DESTA SOSPETTO. NARDO’ ALLA FINESTRA
Pagherei di tasca (s’intende, pochi euro), per conoscere di persona la sottosegretaria di stato presso il ministero delle infrastrutture e dei trasporti (scritto tutto in piccolo), Simona Vicari, creatura di Alfano, dimessasi a seguito dell’ennesimo scandalo che l’ha coinvolta in terra di Sicilia. Una vicenda nella quale è piombato il boss della navigazione marittima italiana Ettore Morace, titolare della Liberty Lines, finito in carcere per corruzione. Ma che c’entra tutta questa storia con noi, Otranto, Nardò o Gallipoli che sia? C’entra eccome, in quanto Morace si appresta a sbarcare sulle nostre coste, per la precisione su quella di Otranto, con la rotta di un aliscafo che dovrebbe essere la meraviglia delle meraviglie; un mezzo ultramoderno e tecnologico che vola letteralmente sull’acqua , capace di raggiungere 36 nodi, due ore e mezza di navigazione e tutto sommato con prezzi ragionevoli (da 75 a 95 euro in bassa stagione e da 90 a 120 in alta). Diciamolo pure, un bel passo avanti rispetto alla storica motonave Roana che pure ha fatto la sua parte e che sempre nei decenni scorsi ha assicurato la tratta Otranto – Corfù – Igoumenitsa, prima di essere cancellata per consunzione in quanto, risultò, antieconomica. Si trattava di altri tempi e di un natante vecchiotto che impiegava una decina di ore prima di raggiungere la terraferma.
Sarebbe pertanto una grossa novità – non considerando i guai giudiziari - l’annunciata inaugurazione della tratta veloce Otranto- Corfù dal 29 giugno al 10 settembre ( e con possibilità di allungare il periodo) e indubbia occasione di sviluppo per quanti, tutti noi, viviamo sul mare e tuttavia poco lo utilizziamo. E succede anche che spostarsi in mare costi sempre molto, come mi ha confessato un autista di bus turistico che ogni volta per la tratta Reggio Calabria-Villa San Giovanni (lo stretto di Messina) è costretto a sborsare ben 321,00 (trecentoventuno euro). Davvero, non pochi, come se si trattasse di raggiungere un lontano paese straniero e non il costone del mare di fronte.
E dato che il settore della navigazione marcia bene, che l’appetito vien mangiando e un affare tira l’altro, legittimamente Morace ha pensato di investire nel Salento con l’aliscafo veloce. “Vogliamo testimoniare la scelta imprenditoriale di investire su un territorio ricco di storia e tradizione”- ha chiosato. Perbacco, sempre con la faccenda della storia e della tradizione. Non si sbaglia mai. Tautologia. Era il 7 marzo scorso e la fotografia lo ritrae col direttore commerciale e il sindaco uscente Luciano Cariddi (vera Dinasty: lui non più candidabile, lascia il posto al fratello nelle prossime comunali a Otranto). Cosa ci sarebbe da dire? Che Morace superi i guai con la giustizia, che l’aliscafo sia “salvo” (tanti i biglietti già prenotati) e che noi si faccia un pensiero per un bel viaggio prossimo venturo.
Insomma, i “grandi” di ogni risma s’interessano al Salento, Briatore (sempre Otranto) , Sarparea (Nardò), TAP (Melendugno) e così di seguito. Forse è il caso di fermarsi un po’ e riflettere. Che Morace s’interessi al nostro trasporto via mare è ben legittimo, basta però che i suoi buoni affari e la costruzione del suo vasto impero siano frutto delle sue abilità di imprenditore e non di pratiche truffaldine, come l’avviata inchiesta starebbe a dimostrare. Un intreccio di politica e affari non soltanto di marca siciliana o di rapporti con quel Crocetta, governatore, alias dinosauro della politica che, per essere così di frequente sfiorato e invischiato in tante voci e inchieste (presumendo sempre che candida sia la sua anima), deve ritenersi quantomeno sfortunato per tutte le chiamate in causa.
Ora, si tratta di aspettare e vedere la piega che prenderanno gli eventi. La società si era comunque presentata con buone credenziali e portando in dote la grande esperienza maturata nel trasporto marittimo tra Napoli e la Sicilia e in più verso le isole Eolie, Egadi, Pelagie, Ustica. Oggi il rischio del blocco del collegamento c’è, dati i tempi ravvicinati e il ritardo rispetto ad alcuni adempimenti tra i quali quello del sistema di videosorveglianza per rendere operativo il piano di security portuale, senza il quale non potrà esserci il benestare da parte della Capitaneria del Porto di Gallipoli. Sinceramente, speriamo che tutto si risolva per il meglio.
Citata nella seconda riga, la sottosegretaria Simona Vicari è poi sparita dal commento? Non è così. Abbiamo voluto condire l’articolo con un’autentica perla e una ghiottoneria da gustare alla fine del “pasto”.
Potendo pur sempre “pescare” (il verbo più trattato), in innumerevoli e deprecabili episodi del genere, (Rolex d’oro in cambio di favori), credo che la vicenda che la riguarda abbia pochi precedenti (per dire, meglio, nemmeno uno), una originale “variatio” incastonata nel malaffare.
Pescata con le mani nel sacco, la sottosegretaria (che ha ricevuto dall’armatore un Rolex d’oro per l’”attenzione prestata” in occasione di un emendamento che ha ridotto l’Iva sul trasporto marittimo inserita nella Legge di stabilità), non si è scomposta. Con tranquillità, non ha negato l’addebito, aggiungendo un istante dopo che quell’emendamento non era “ad personam”, cioè in favore di Morace, ma di “tutti i lavoratori del settore”. Altruista. Chissà se quei lavoratori sono stati informati della cosa! Eppoi, la Vicari è stata anche più esplicita e ciarliera, facendo intendere (potrebbe essere nel giusto) che altri politici - in passato - hanno preso altri Rolex et similia e stanno ancora al loro posto! Stavolta, tignosa ma ingrata. Alla fine, anche scandalizzata. E col colpo di grazia in canna, nella forma e sostanza di “Muoia Sansone con tutti i Filistei!”: sarebbero tanti i suoi colleghi del “così fan tutti” e che tuttora stanno in Parlamento. Vendicativa e “architetto” (lo è davvero nella vita) della delazione.
Cosa la Vicari meriterebbe? A lei palermitana, dal “pedigree” di qualità (eccellente architetto), nella giornata del ricordo dell’assassinio del giudice palermitano Giovanni Falcone da parte della mafia, a venticinque anni dalla strage di Capaci, per contrappasso, dovremmo farle ascoltare il discorso commemorativo del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, anch’egli palermitano, quando, rivolto ai politici ha ricordato: “siate trasparenti e di esempio”. Non basterebbe l’ascolto di una sola volta.
Da Palermo, Vicari e Morace a Otranto il passo è breve. Se la ”città martire” potrà “andar per mare”,come peraltro ha sempre fatto, è auspicabile che Gallipoli non vada alla guerra. S’intende,per tutto quello che potrà scaturire dal programma magmatico e ultra- studiato (per conseguenza, molto “delicato” e – pensiamo noi – di difficile declinazione), emerso dal Protocollo di Legalità e che riguarda strutture e servizi (su tutto lidi e parcheggi).
Dalle notizie i questi ultimi giorni, tutte non proprio rassicuranti e che interessano anche il settore commercio e mobilità, per Gallipoli si prospetta un’estate rovente.
LUIGI NANNI















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