NARDO' - Da queste elezioni, il nuovo ruolo di una figura cruciale per le nostre città. E situazione generale obiettivamente complicata.
Dal prossimo lunedì 12 giugno tanti comuni pugliesi (ma le amministrative si svolgono un po’ dappertutto) e tenendo comunque conto dei possibili ballottaggi, avranno la loro dote di sindaci e amministratori. Tutti chiamati a mettere mano al programma per il quale si sono spesi durante la campagna elettorale. Non sarà un compito facile. Anzi, la fatica comincerà a impossessarsi di tanti sindaci, preoccupati per il gran lavoro, mortificati per essersi visto un po’ compresso il loro peso istituzionale. Forse un tempo contavano di più, eppoi non era così difficile muoversi e decidere. In aggiunta, sempre loro, alle prese con compiti obiettivamente più complicati, in alcuni casi inediti e, novità assoluta, non di rado presi di mira. Non le critiche che ci sono sempre state, quelle di voler mettere in discussione il loro operato, giudicarlo di volta in volta insufficiente se non sbagliato e dirlo sempre ai quattro venti, quanto quello di compromettere il loro stesso ruolo, di delegittimarlo. Con metodi violenti.
Insomma, in quest’ultimo caso, parliamo di violenza e crimine a tutto spiano rispetto ai quali la situazione pugliese e leccese in particolare presenta preoccupazione. Anzi, la situazione è peggiorata e prende le sembianze delle minacce dirette a sindaci e amministratori, tutte riconducibili al loro operato. A questo punto e in presenza di queste manifestazioni criminali, è d’obbligo che gli amministratori avvertano tutta la vicinanza dei loro concittadini, perché poi, su un diverso piano le Forze di Polizia avvieranno le dovute indagini e la Magistratura sarà chiamata a giudicare. Questa dovrà essere l’architettura sempre riconosciuta e debitamente rappresentata, pena la disgregazione del tessuto civile. Non c’è altro da aggiungere.
Negli ultimi tempi nel Salento si è registrato un vero stillicidio di atti delinquenziali che hanno preso di mira sindaci e amministratori e bisogna apprezzare il fatto che le denunce non sono mancate, avviando così le indagini per scoprire i responsabili di tali manifestazioni violente. La materia della contesa criminale è ben nota e non risparmia nessun campo di attività, in ogni caso quasi sempre legati alla gestione della “cosa pubblica o, alternativamente, interessati alla preda di concessioni e servizi vari che con le buone e le cattive “loro” intendono assicurarsi. Azioni dirette a sovvertire le regole, l’impianto democratico, senza il quale (non occorre molta fantasia), si precipita nella barbarie
Qualcuno penserà che non c’è niente di nuovo e alla fine si tratta di cose che tutti sappiamo. Non è così!
A tal proposito si potrebbe fare la prova del nove: chi di voi ha sentito parlare di Francesco Scupola? Di recente ci siamo interessati a lui, e prima di noi l’ha fatto ancora una volta la criminalità organizzata, con una nuova intimidazione, affiancandolo in moto e sparandogli, ma andati a vuoto, alcuni colpi di pistola. S’è detto – didascalici – “si sono fermati all’intimidazione” (volendo significare che non avrebbero fatto fatica ad ammazzarlo).
Giovanni Scupola è un imprenditore leccese da tempo nel mirino della criminalità, vittima di episodi simili e simbolo a Lecce della lotta contro il racket. Questa è la sua storia. E succede anche di annacquarla in forma involontaria, ma pericolosamente, quando un collega cronista parla di indagini che – sua deduzione –punterebbero o sull’attività di imprenditore (e dunque con racket collegato), o a “motivi personali”.
E’ evidente la gratuità della locuzione tra questi due opposti. Bastava fare attenzione per evitare il grave errore. Ma a voi pare che uno che è impegnato nell’associazione antiracket e, per stare alle ultime settimane, pesantemente minacciato almeno un paio di volte, il motivo possa essere “personale”? Potendo allargare a dismisura il campionario, si poteva anche aggiungere, come da comandamento ( desiderava la donna d’altri” oppure “desiderava la roba d’altri” ecc.). Qui la responsabilità non è del giornalismo (sottolinearlo è già insensato), ma di chi mal lo adopera.
Il fatto ricorda pari pari le minacce subite qualche tempo fa dal nostro concittadino Maurizio Pasca (presidente Silb e altri prestigiosi incarichi) che si è sempre battuto per il rispetto delle regole nel campo delle attività del divertimento. Le minacce erano chiare a tutti e anche la loro provenienza; a nessuno poteva passare per la mente di supporre altra origine.
Come si vede, la materia è scivolosa e comporta tutta l’attenzione possibile. Né si deve fare un raffronto al ribasso, sempre fastidioso e finanche sconveniente (in senso ideologico), quando constatiamo che molte nostre comunità per fortuna fronteggiano prevaricazione e violenza. Insomma, staremmo meglio di altri. Ovviamente di questo non ci accontentiamo. Ora, con le elezioni alla porte e, per dirla con ridondanza, con un’altra importante stagione politica (locale e nazionale), l’importante è che migliori sempre più il rapporto istituzione-cittadini, che tutto venga fatto “alla luce del sole” (ma tribale, al momento dell’arresto, dopo venticinque anni di latitanza, il baciamano al capomafia di San Luca da parte di un suo vicino) in modo da tenere vivo il senso della partecipazione e della presa di coscienza dei problemi. Che non sono registrati, per fare un solo esempio, per l’imponente traffico di droga proveniente dall’Albania e che vede come terminale tutti gli attracchi costieri del Salento. Pare di essere di fronte a una resa incondizionata. Dal Paese delle Aquile giornalmente arriva (una montagna? Un mare?) di droga, soprattutto hashish, ma evidentemente non manca qualcos’altro. Tutti lo sanno, a cominciare dalle Autorità di governo italiane che dovrebbero inchiodare quel Paese alla sue responsabilità. E’ un grosso problema per tutti, fenomeno infestante degli ultimi dieci anni. Poniamola in questi termini: se vogliamo spezzare la catena, se non vogliamo precipitare nel baratro, non possiamo poi accontentarci di qualche occasionale sequestro. Una volta tanto il sillogismo ci può essere d’aiuto.
Luigi Nanni















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