AHI MAURIZIO! FREUD E JUNG TI STANNO CERCANDO
A Pasca non piacciono i migranti e lo ius soli. Si scatena la bagarre
Freud e Jung direttamente dall’estero e senza muoversi da casa Jervis e Musatti, grandi rappresentanti della scuola psicanalitica italiana. Avendo ascoltato, tutti si sono messi alle costole per decifrare (ma il senso è ben chiaro) le parole di Maurizio Pasca, personaggio di spicco e storico presidente del Silb (Società Italiana Locali da Ballo), strenuo difensore delle regole dell’industria del divertimento, per la qual cosa ha ricevuto anche minacce. Insomma, uomo di qualità il nostro concittadino.
Ma cosa ha detto Maurizio per scatenare tanto putiferio? “Semplicemente” che a lui non piacciono i migranti, il tutto amplificato dai “Social” (in questo caso, Facebook) che - il consiglio - bisogna maneggiare con cura, per non rischiare di essere messi sulla graticola al primo inciampo. E’ questo che ha detto, quantomeno in prima battuta, aggiungendo subito dopo che “sarebbe davvero bello stare come in passato, gli anni ’80-90, quando “quelli” (i migranti) non ce l’avevamo tra le scatole e noi tutti italiani eravamo ben affratellati”. Questo il senso delle sue parole.
Ha poi cercato di rimediare, respingendo l’accusa di razzismo ma, come spesso succede, aggravando la situazione. Troppo tardi per essere creduto, soprattutto quando si è scagliato contro lo “Ius Soli”, dichiarando la volontà di mettersi alla testa di un movimento per contrastarlo (dài Maurizio, lascia stare, anche il sindaco Mellone è favorevole!).
E’ certo, comunque, che Maurizio l’ha fatta grossa. Un po’ per il ruolo che ricopre, un altro po’ per non aver capito i tempi che corrono. Insomma, si è voluto buttare nel fuoco, attirandosi reprimende a non finire Pensate, c’è stato chi, come il deputato Pd Federico Massa, uomo di tutte le opinioni, s’è spinto a chiedere la sua espulsione dalla Confcommercio. Si può parlare di accanimento. Attenzione, però, c’è stato chi lo ha applaudito (gente vicina a Salvini e Meloni – hanno detto).
Restano le sue (di Maurizio) parole sopra le righe. Non è come aver detto: “non mi piace il ragù”, oppure “non mi piace come canta Emma Marrone”. Per quest’ultima cosa, lui sì che se n’intende! E’ il suo settore di attività. Si può dire che Maurizio è inciampato sul campo che meglio conosce: quello delle relazioni e dei viaggi, dello scambio di opinioni, del divertimento in ogni parte d’Europa (e forse del mondo), con luoghi naturalmente aperti a tutti.
Ma, alla fine, aver comunicato “urbi et orbi” il suo pensiero l’ha travolto. L’avesse tenuto per sé o riferito a qualche conoscente non ci sarebbe stato tutto questo baccano. Mai come in questo caso il “verba volant, scripta manent è così vero. Peraltro di pensieri più o meno osceni e meschini, e che restano tali, sono piene le nostre teste (la psicanalisi). Non per questo ci mettono in croce, corriamo a confessarli o rischiamo una denuncia. Così come quando abbiamo pensato di corteggiare la compagna di un nostro amico o di bucare le gomme di un vigile antipatico.
Travestendomi da analista, senza ovviamente averne alcuna qualità, le parole di Maurizio meritano l’assoluzione (non ha certo commesso un reato!). Stupefacente e anche più, però, quel richiamo agli anni ’80-90 (lo ritengo il “pezzo forte” della sua prolusione), con parole che possono essere derubricate e interpretate come nostalgia tout-court per il tempo andato, meglio “melanconia”, come proclama immanente della propria sfera personale, con tanta letteratura che ci viene in soccorso.
Quando, facendo un rapido calcolo, tutti avevamo trent’anni e anche quarant’anni di meno. Ricordo che in quel periodo giocavo ancora al calcio, il mio amico Claudio, senza grande successo, correva dietro tutte le ragazze e un altro amico, Francesco, trasferitosi giovane a Milano e che mi dice di abitare in periferia, tra fumi e nebbia, anche lui ricorda quando si organizzavano le uscite per il bagno alle Quattro Colonne, dove una volta c’era una fonte che tutti dissetava. Ora non più. La nostalgia.
LUIGI NANNI















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