VOGLIONO ROVINARCI LE FESTE. NON CI RIUSCIRANNO!
IL SALENTO AL BIVIO TRA ARRETRATEZZA E SVILUPPO
E CON LA CRIMINALITA’ CHE TIENE BOTTA
Qualcuno non pensi che voglia rovinargli le Feste con cattive notizie che oscurano l’umore e non ci fanno stare bene. Possiamo goderne ugualmente, alzando però lo sguardo (basta poco) per scoprire quello che succede a soltanto qualche decina di km di distanza? Nel Salento si continua a sparare e minacciare imprenditori, amministratori e sindaci così come è avvenuto a Ugento col sindaco Massimo Lecci, avvertito con sei proiettili sulla scocca dell’auto. Altri casi in tempi recenti hanno confermato l’interesse, a questo punto criminale, per quanto succede nei vari municipi.
E’ chiaro l’intento corruttivo. Gallipoli docet, con la vicenda di soltanto qualche anno fa che aveva riguardato la gestione dei lidi, anche se, per quanto riguarda la “città bella”, pare aver sanato le sue ferite. Per altri versi la malavita non se ne sta con le mani in mano e diversifica i suoi affari. Progetta e fa attenzione al calendario. Un attentato di qua e uno di là. Che senso ha bruciare a novembre o dicembre uno stabilimento balneare? E’ successo in provincia di Lecce, è successo altrove.
Apparentemente nessun senso, ma non è così! Colpire “fuori stagione” significa che si ha un occhio di riguardo e gli si dà tutto il tempo affinchè il reprobo cominci a ragionare. Parliamo di estorsioni. Solo en passant, poi, dicendo di questa deriva criminale, bisogna far riferimento a quella che pur non potendo essere considerata una novità assoluta, tuttavia oggi rappresenta un fenomeno difficile da controllare. Stavolta parliamo di droga con un Paese a noi vicino ( e anche amico) come l’Albania che però rappresenta l’esclusivo fornitore di droga (ampia scelta) di tutti i Paesi del Mediterraneo e non solo. Giornali (di venti, trent’anni fa), per quanto riguarda il Salento, titolavano: “Droga a quintali, sigarette a tonnellate”.
Come si sa, per le sigarette il fenomeno venne pressoché stroncato ( ma ora anche quel traffico ricomincia a prendere piede). Per la droga (la cosiddetta “leggera”, ma anche “pesante”) bisognerà considerare una superiore unità di misura. Insomma, le cose non sono cambiate, anzi peggiorate e giornalmente ne fa le spese la costa adriatica della provincia di Lecce. Pensiero ingenuo: cosa dice l’Italia all’Albania di tutto ciò, “senza interferire negli interessi di altro Paese”? Se c’è collaborazione tra le varie Forze in termini di contrasto al fenomeno ( com’ è ovvio ci sia), fin qui i risultati raggiunti sono ben al di sotto di quelli sperati (Si riporta la statistica: non più del dieci per cento la droga che si riesce a sequestrare).
E sempre parlando di unità di misura fate attenzione a questo “mostro” che aleggia sulle nostre teste. Immaginatelo. Si tratta di un’area pari a ben 28 (!) campi di calcio, altezza m.80, larghezza m.254, che deve essere risanata, poiché in quell’area la gente muore per davvero. E’ vero anche che vi lavora, ma questo scambio è crudo e inaccettabile. S’è capito, si sta parlando del parco minerario (leggi: veleno!) dell’Ilva di Taranto che ci interessa, eccome, se si tratta di considerare soltanto il fattore vento, manifestazione meteorologica temuta come la peste, capace di trasportare in ogni dove le terribili polveri sottili. La vicenda è troppo nota per doverla riesaminare. Un dato su tutto: il governo promette che i lavori di bonifica ambientale si concluderanno nel 2020!
Anche in queste stesse ore lo scontro è durissimo tra Regione (per via del ricorso al Tar) e Governo centrale. Da più parti si sollecita Emiliano a ritirarlo, pena la stessa chiusura della fabbrica, con quindicimila operai che non saprebbero dove andare, senza contare un indotto che verrebbe sostanzialmente a cessare . Eppoi, la minaccia del compratore Arcelor Mittal possa ritirarsi, in quanto uno degli effetti del ricorso sarebbe proprio quello di subordinare l’avvio degli investimenti (oltre 2 miliardi) al rilascio di idonee garanzie in termini di sicurezza degli impianti.
Auguriamoci una soddisfacente soluzione (c’è chi lo dice soltanto a Natale o perché è Natale), ma è chiaro che un po’ tutti gli attori in causa ne escono sconfitti. Quelli di ieri e anche quelli di oggi. E’ un nostro punto di vista. E con errori che pure si potevano rimediare, uno alla volta, e non arrivare al precipizio attuale. Chissà però se tutta questa vicenda, alla conclusione che ci sarà, potrà aprire lo squarcio, rappresentare la pietra miliare, su uno dei princìpi fondamentali che la nostra stessa Costituzione recita e che traduciamo con parole nostre: non si può barattare la salute con il lavoro. Ma a Taranto si rischia di peggiorare le cose. Salute sempre più precaria (l’alleggerimento è nostro) e lavoro sempre più in pericolo. Entrambe calamità da scongiurare. E augurare a tutti, a cominciare dai bambini e operai di Taranto un Buon Natale e Sereno Anno Nuovo.
LUIGI NANNI















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