SE NON CI PIACE PIU’LEGGERE, ALMENO STIAMO AD ASCOLTARE
L’editore Lupo e il vescovo Fernando Filograna. Quando le parole hanno un senso
Calma, non possiamo parlare sempre di politica. E’ vero che le elezioni si avvicinano e mancano “appena” due mesi al voto del 4 marzo (è il rammarico che viene espresso in dibattiti e news quando si parla di “soltanto una sessantina di giorni”, esprimendo con questo quasi nostalgia per stagioni intere occupate da snervanti campagne elettorali!), ma questo deve servire a ragionare e approntare sensati programmi. E, ovviamente, agire con serietà. Se non si è capito abbastanza con le ultime elezioni siciliane e con l’astensione del sessanta per cento dell’elettorato, si rischia di predicare nel deserto e non farsi ascoltare. La situazione sociale ed economica (migrazione, lavoro, giustizia) è davvero ingarbugliata per sperare di uscirne a breve. Lo si capisce dal fatto che nella stessa giornata vengano date, quattro, cinque notizie, tutte sullo stesso argomento (soprattutto lavoro ed economia) in esatto contrasto tra loro. E succede con questo che si cominci a diffidare di tutto e tutti. Insomma, non è una bella prospettiva. Fermiamoci qui.
Anche perché (si tratta di una tecnica collaudata) in quell’ambiente succede che si parli sempre di quello di cui si vuol parlare e si utilizzino sempre le stesse parole. E non c’è posto per altro. Immaginatevi se può interessare (a più d’uno) la sorte dell’ormai ex editore Cosimo Lupo, oggi assessore alla cultura del Comune di Copertino che dopo 25 anni annuncia sui social la cessazione della sua attività. Un epitaffio scritto in prima persona per annunciare lo svanire dei suoi sogni, l’amore per i libri, costellato di vere imprese (oltre 700 i titoli della casa editrice di Copertino; una decina di anni fa la rinuncia al suo posto in banca per dedicare tutte le sue energie alla sua azienda che era riuscito a risanare dopo un periodo di difficoltà). Ma non c’è stato niente da fare, dovendo fare i conti – citato da Lupo – “con Partita Iva, versamenti, Inps, obblighi fiscali, studi di settore, Istat, banche, Equitalia e persino “cravattari”). Alla fine – lo aggiungiamo noi - un fisco senza cuore e che non sa leggere, trattando i libri alla stregua di beni di lusso. E’ la storia di tante sfortunate imprese, in questo caso di un’impresa culturale finita male e che proprio per questo non allarma più di tanto.
Poi succede anche che si ripeta la litanìa degli italiani che non leggono o leggono pochissimo rispetto ad altri, nemmeno un libro all’anno (di questo passo andrà sempre peggio, portandosi appresso nella rovina la carta stampata; basta guardare alle tante edicole che chiudono). E si scopre anche che periodicamente le lamentazioni provengono da settori istituzionali e di governo, proprio quelli che dovrebbero darsi da fare per invertire la situazione. C’è chi dà la colpa ai social di tutto questo. E’ certo che non è così, o non tutto è così. Forse è il mondo che è cambiato e noi con esso.
E, dunque, come si dice, mente fredda e cuore caldo. E sempre in fatto di parole, voler pensare a quelle impegnative, pronunciate a cavallo del nuovo anno dal vescovo Fernando Filograna, alla guida della diocesi Nardò-Gallipoli. Non un saluto e augurio rituali. Nelle sue parole la denuncia di tante situazioni poco curate (accoglienza di migranti, povertà, giovani), e condanna di indifferenza e superficialità.
Ciascuno di noi, se vuole, può sentirsi destinatario di tanto messaggio. Che si apre alla speranza e all’azione fruttuosa. Spicca nelle sue parole la citazione del Pastore protestante Dietrich Bonhoeffer, martire della resistenza anti-hitleriana, da mandare a memoria: “l’essenza dell’ottimismo non è soltanto guardare al di là della situazione presente, ma è una forza vitale, la forza di sperare quando gli altri si rassegnano, la forza di tenere alta la testa quando sembra che tutto fallisca, la forza di sopportare gli insuccessi, una forza che non lascia mai il futuro agli avversari, e il futuro lo rivendica a sé”.
LUIGI NANNI















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