VICOLO CIECO CON QUESTA POLITICA. E C’E’ CHI INVOCA LA… MONARCHIA!
Poco da scherzare. Molise da brivido, ma la Puglia non può gongolare
Mamma mia! Ci sono notizie che reclamano tutta l’urgenza possibile. Forse non nuovissime e che fanno tanto male al cuore. Alternativamente, per taluni, possono davvero rappresentare una valvola di sfogo e ritenute finanche terapeutiche.
Una di queste è per quanto è successo nelle elezioni regionali del Molise, con ogni probabilità la regione più disastrata d’Italia e con cifre da brivido: 50% di disoccupazione giovanile, oltre il 21% di famiglie in povertà assoluta, una delle spese sanitarie più alte d’Italia. Ancora: le poche aziende che fuggono e fuggono gli stessi abitanti che hanno svuotato interi paesi cercando fortuna altrove ( Inciso: per il resto, il Molise è una regione bellissima, purtroppo da solo questo non basta e con tanti personaggi che l’hanno portata allo stremo).
Ebbene, perché – direte- ci interessiamo del Molise? Perché là ha vinto e stravinto il centrodestra (battuti a sopresa i Cinquestelle che alle politiche avevano spopolato; della sinistra è meglio recitare un Amen), praticamente gli stessi, nome e cognome, che negli anni l’hanno affondata. Non è un giudizio di merito, si tratta di mera constatazione. Ma i molisani hanno tutto il diritto di votare come gli pare (ha votato il 50%) e sperare. Rispettosamente, si potrebbe osservare che ancora una volta hanno perseverato nell’errore, consegnandosi nelle mani di quanti li hanno portati in rovina.
Pertanto, è stato paradossale il voler restare inchiodati alle elezioni del Molise, ritenendole in qualche modo decisive per la formazione del governo nazionale. Furberia o escamotage, considerando il peso specifico, si ripete, della regione. O soltanto per guadagnare tempo. Con tutto il rispetto dei suoi meno di 300mila abitanti, del Molise nelle prossime ore non si parlerà più e in modo naturale questa regione tornerà nel dimenticatoio (Mi correggo: quando si parlerà lo si farà per la diga di Occhito, alle porte della provincia dii Campobasso, 400 milioni di metri cubi d’acqua, straordinario invaso che per fortuna approvvigiona la Puglia).
Non è la stessa cosa per quanto riguarda la Puglia e paragoni non se ne possono fare molti ( ma nemmeno pochi), e tuttavia anche qui gli scricchiolii si sentono tutti. Il governo della regione traballa (inimmaginabile sino a qualche tempo fa) e interi settori (sanità, trasporti su tutto) si sono attestati a livelli preoccupanti. Non si può certo dire che l’esperienza di Emiliano sia al capolinea, ma è cosa certa che si sia imbarcato in un “ modello” politico di incerta decifrazione, un puzzle di nuova generazione (casus belli, anche la nomina di Di Cagno Abbrescia, storico competitor politico, a Presidente dell’AQP), senza ottenere lo sviluppo prefigurato. E c’è chi, tra pezzi di società messi definitivamente all’angolo, esasperato, invoca la … Monarchia! Le prossime settimane diranno di cosa si tratta e se parte o tutto potrà risentire anche di quanto si farà o meno a livello nazionale.
In quanto a provvedimenti, poi, ci sarà solo da attendere e con l’estate alle porte tutto diventa più difficile. In questo momento l’agenda è saltata (anche scarabocchiata) e soltanto la politica potrà ristabilire la “scaletta” delle priorità e dei bisogni. Non sarà certo facile anche perché questi si sono cumulati nel tempo rendendo impervio il terreno dell’agire politico. La sanità su tutto, con i tagli già praticati e quelli che vengono annunciati (e con i tanti che rubano), ci allontaniamo ormai dal welfare tanto agognato e mai raggiunto. Da oggi (o domani) per curarsi bisognerà cacciare soldi di tasca propria. S’intende, per chi ne possiede. E’ una dura realtà e il bello (o brutto) è quello di non sapere con chi prendersela. Però, non ci arrabbiamo troppo con queste notizie. Potrebbero farci male al cuore. Sono balle quando si dice (vedi sopra) che sarebbero invece una valvola di sfogo e persino avere azione terapeutica.
LUIGI NANNI















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